Dispersione scolastica. Fedeli: in calo ma ancora troppo alta

di Giulia Boffa
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La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli è intervenuta  in audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta Città e periferie della Camera per fare il punto sulla dispersione scolastica.

La responsabile del Miur ha sottolineato che nelle periferie delle città ci sono ancora troppe disuguaglianze e che contro il fenomeno della dispersione scolastica servono nuovi interventi per le oltre 13 mila le scuole statali delle 14 aree metropolitane (di cui circa 4 mila dell’infanzia, oltre 5 mila della primaria, oltre 4 mila della secondaria di primo e secondo grado). A queste si aggiungono oltre 5.600 istituzioni scolastiche paritarie .

Fedeli ha messo in evidenza “una decrescita del fenomeno della dispersione dal 20,8% del 2006 all’attuale 14,7%, che però – ha aggiunto – è un dato ancora troppo alto. I dati – ha continuato – evidenziano una differenziazione tra sessi (donne intorno al 12%, uomini oltre il 16%) e forti differenze nei tassi di abbandono tra le diverse regioni rispetto al raggiungimento dell’obiettivo, stabilito dall’UE (UE, 2020), del 10% entro l’anno 2020 – si va da un +14 % rispetto al traguardo UE (24% di abbandoni) di Sicilia e Sardegna al -2% del Veneto (8% di abbandoni)”.

Nelle 14 aree metropolitane, ha spiegato la ministra, “le studentesse e gli studenti che hanno abbandonato il sistema scolastico nella scuola secondaria di primo grado, nel corso dell’anno scolastico 2014/2015 e nel passaggio all’anno successivo, sono l’1,1% (il dato complessivo che si registra in Italia è lo 0,9%). Salgono al 5,2% nella scuola secondaria di secondo grado (rispetto al 4,6% del tasso di abbandono complessivo che si regista in Italia)”. Il ministro ha fatto presente che sono “dati caratterizzati da importantissimi divari tanto a livello ma cro territoriale quanto a quello micro territoriale, con punte anche del 7,5% in alcune zone del Paese”.

Fedeli ha ricordato che gli alunni e gli studenti di origine non italiana nelle scuole italiane sono circa 815.000: il 9,2% del totale della popolazione scolastica. In 15 anni dall’inclusione di 50 mila ragazzi e bambini non italiani nelle nostre scuole agli attuali 815.000.

Fedeli ha sottolineato che “i tassi elevati di abbandoni e di livelli critici di conoscenza coincidono con le zone più povere d’Italia dove sono concentrate le famiglie socialmente escluse e dove è minore l’accesso a libri, biblioteche, musei, rete dei servizi per la prima infanzia, sport, fruizione digitale, etc..”.

Le scuole di periferia devono diventare avanguardie di sperimentazione di nuove forme di didattica, mettere in campo intelligenze, energie, esperienze, e a noi spetta il compito di garantire risorse, economiche e umane, adeguate alla sfida che le si pone a carico. Tutte le periferie urbane – ha ricordato – devono e possono diventare un laboratorio di innovazione didattica e sociale con forte competenza nelle azioni di inclusione.” ha detto il ministro.

La partita dell’istruzione riguarda anche gli adulti. “Nell’anno scolastico in corso – ha detto la ministra – gli iscritti ai percorsi di istruzione degli adulti sono complessivamente 222.431, di cui 42.153 iscritti ai percorsi di primo livello, 109.965 ai percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana e 70.313 ai percorsi di secondo livello”.

Per quanto riguarda i corsi serali, Fedeli ha spiegato che “nell’ambito delle scuole statali, nel corso dell’anno scolastico 2015/2016, il 3,3% degli studenti (di cui il 2,0 con cittadinanza non italiana) frequenta i licei, il 55,9% ( di cui il 51,3 con cittadinanza non italiana) gli istituti tecnici e il 40,9% ( di cui il 46,7 con cittadinanza non italiana) gli Istituti professionali”.

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