Dispersione scolastica. I consigli per aumentare la motivazione alla frequenza scolastica. Ascoltiamo veramente i nostri studenti

di Lalla
ipsef

di Eleonora Fortunato – Empatia e ascolto alla base della didattica che vuole combattere la dispersione. Ne abbiamo parlato col coordinatore di MOST, progetto di rete europeo che prepara i docenti a un lavoro capillare contro l’emergenza numero uno della scuola italiana.

di Eleonora Fortunato – Empatia e ascolto alla base della didattica che vuole combattere la dispersione. Ne abbiamo parlato col coordinatore di MOST, progetto di rete europeo che prepara i docenti a un lavoro capillare contro l’emergenza numero uno della scuola italiana.

Meno preoccupati dei programmi e più attenti alle esigenze profonde degli allievi, magari inseguendo l’idea che una didattica sintonizzata sui loro bisogni esistenziali sia più completa e efficace: così dovrebbero essere i docenti secondo Mauro Cozzolino, docente all’Università di Salerno e curatore del volume Motivazione allo studio e dispersione scolastica (Franco Angeli). Professore, nel nostro Paese uno studente su dieci abbandona la scuola dopo le medie e un altro non termina comunque le superiori.

Che consigli darebbe a un insegnante per aumentare la motivazione alla frequenza scolastica nei ragazzi a rischio drop-out? In che modo si può migliorare la comunicazione e la relazione tra docente e alunno?

“Sicuramente consiglierei di lavorare per incrementare la qualità della comunicazione con gli alunni e con i colleghi al fine di creare un contesto di empatia e autenticità caratterizzato da un clima di accettazione e rispetto. In questo modo è possibile potenziare la partecipazione degli studenti ed il senso di appartenenza alla scuola, entrambi alla base della motivazione e del coinvolgimento nelle attività scolastiche. La qualità della comunicazione e della relazione possono essere potenziate in differenti modi, come dimostrato dalle varie schede operative incluse nel libro, ma innanzitutto ritengo che, indipendentemente dalla specifica tecnica usata, gli insegnanti debbano basare ogni loro intervento su un ascolto profondo e delicato dei loro studenti al fine di comprendere e sintonizzarsi sulle esigenze personali di questi ultimi. Questo atteggiamento empatico di ascolto, infatti, promuove negli studenti la percezione che gli insegnanti si preoccupano di loro sia come persone che come allievi”.

Ci può dire qualcosa del progetto MOST?

“Il progetto europeo MOST (Motivation to Study) è nato dalla collaborazione tra l’Università degli studi di Salerno, L’Università degli studi di Barcellona, l’ISPREFF, l’ANP nella sezione provinciale di Salerno, l’agenzia austriaca Faktum, l’ITC Terra di lavoro di Caserta, il Liceo teoretico G. Calinescu di Costantia (Romania) e l’Hellenic Regional Development Center, con l’obiettivo di affrontare il problema della dispersione scolastica attraverso il potenziamento della motivazione allo studio. MOST si configura quindi come un modello d’intervento creato da un team di esperti europei che mira ad aumentare il coinvolgimento degli studenti nella vita scolastica, così da aumentare il senso di appartenenza al contesto scolastico e di conseguenza prevenire il drop-out precoce. L’idea alla base del progetto, e che ha poi guidato la realizzazione delle schede pratiche, è quella di fornire un supporto metodologico per migliorare le competenze e le abilità degli insegnanti nel motivare gli studenti all’interno di un modello di motivazione basato sulla psicologia culturale in cui assumono particolare rilevanza la prosocialità, l’intersoggettività e le dimensioni relazionali, emotive e comunicative. Per ulteriori approfondimenti ed informazioni sul progetto MOST è possibile consultare il sito web ufficiale del progetto al seguente indirizzo: www.motivationtostudy.eu”.

Ci fa un esempio pratico di tecnica innovativa che possa aiutare l’insegnante di fronte a una situazione difficile?

“Un intervento finalizzato al miglioramento della comunicazione e della relazione tra insegnanti e allievi si focalizza sul potenziamento negli insegnanti della consapevolezza del loro peculiare modo di percepire la realtà e dei loro caratteristici stili relazionali. Ognuno di noi, infatti, percepisce la realtà a seconda delle proprie caratteristiche personali e delle esperienze passate, e queste percezioni relative a sé, agli altri e al mondo influenzano profondamente il nostro tipico stile relazionale. Aumentare negli insegnanti la consapevolezza del modo in cui pensano in riferimento agli altri, del modo in cui si costruiscono giudizi e stereotipi, o del modo in cui vedono emozionalmente uno studente, significa imprimere un cambiamento nei loro stili relazionali tipici che avrà una ricaduta nella loro relazione con i singoli studenti, la quale a sua volta potrà produrre un cambiamento sostanziale nelle prestazioni scolastiche di questi ultimi”.

Uno degli assunti fondamentali del testo è che la psicologia culturale può aiutare a comprendere meglio e così a contrastare con più efficacia il fenomeno dell’abbandono. Qual è la novità di questa prospettiva rispetto agli altri approcci?

“Gli approcci maggiormente utilizzati nel corso degli ultimi anni per contrastare la dispersione e l’abbandono sono stati generalmente acquisiti dall’ambito clinico o dalla psicologia di stampo cognitivista e hanno focalizzato l’attenzione prevalentemente sugli aspetti cognitivi dell’alunno in un’ottica fondamentalmente individuale, lasciando in secondo piano la dimensione relazionale, contestuale e culturale del fenomeno. La psicologia culturale, invece, partendo da una visione dei fenomeni orientata alla complessità, ha affrontato la questione della dispersione scolastica prendendo in considerazione la scuola come matrice di credenze e narrazioni e come contesto co-costruito in cui gli individui costruiscono la propria visione della realtà all’interno delle relazioni con gli altri. Questo processo dinamico in cui ognuno si sente chiamato a dare un contributo importante al processo formativo ed alla costruzione di un’identità sociale incrementa la motivazione a prendere una posizione attiva e, di conseguenza, contrasta la dispersione non tanto attraverso un potenziamento delle competenze cognitive, quanto piuttosto attraverso una reale integrazione del ragazzo all’interno del sistema scolastico”.

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