Dispersione scolastica, 110mila alunni abbandonano ogni anno. Presidi Andis: serve modifica del modo di fare scuola, centrale la formazione dei docenti

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“Il perdurare della pandemia ha fatto esplodere tutte le contraddizioni del nostro modello di sviluppo ed ha maggiormente evidenziato le disuguaglianze e i divari infrastrutturali, sociali e di genere esistenti nel Paese, squilibri che si ripercuotono in modo drammatico sui risultati dell’azione educativa. L’ultima rilevazione disponibile (AGIA, M.I. 2021) riporta che sono circa 110mila gli alunni che abbandonano annualmente la scuola italiana e un elemento rilevante in questa analisi è che il ritardo scolastico, per bocciature o altre cause, molto spesso si rivela come un fattore che precede l’abbandono. Per la scuola superiore il fenomeno si differenzia tra i vari percorsi di studi: il tasso di dispersione scolastica più alto si registra negli istituti professionali (7,2%) e nei tecnici (3,8%), è contenuto nei licei”.

E’ quanto si legge in una nota diffusa dall’Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici (Andis).

“Quello che preoccupa – spiega la presidente Andis, Paola Bortoletto – è anche la dispersione implicita, che riguarda quegli studenti che ottengono un titolo di studio ma non hanno le competenze minime necessarie per esercitare la cittadinanza attiva, proseguire gli studi o intraprendere un percorso professionale”. Secondo i dati forniti dall’Invalsi, si stima che il 14,5% degli allievi esca dalla terza media con livelli di competenza inadeguata in matematica, italiano e inglese. In sintesi, si ritiene che il numero totale di studenti dispersi – espliciti ed impliciti in Italia sia superiore al 20%, un problema che riguarda quindi uno studente su cinque.

Il basso livello di istruzione sostanziale, osserva la Bortoletto, “non solo investe direttamente lo sviluppo dell’economia, ma espone ai rischi della società della disinformazione, con la manipolazione costante dei cittadini e l’analfabetismo funzionale priva una parte consistente della popolazione degli strumenti di base per la comprensione di fenomeni sociali complessi e limita la partecipazione ai processi decisionali in modo attivo e pienamente consapevole”.

Per contrastare questo fenomeno “serve mettere in campo un Piano Marshall che rafforzi l’attività sia in continuità educativa, attraverso il coinvolgimento dei due cicli di istruzione a partire dalla scuola dell’infanzia (verticalizzazione del curricolo) e attraverso l’interdisciplinarità (curricolo orizzontale), sia in continuità temporale, evitando l’estemporaneità o la ripetitività con cui spesso alcuni progetti sono presentati e vissuti nell’ambito scolastico”.

“Bisogna ampliare o rinsaldare reti e patti educativi territoriali che consentano l’integrazione e il miglior impiego delle risorse già disponibili. Occuparsi soltanto delle dotazioni tecnologiche non sembra una strategia vincente se ad esse non si accompagna una modifica del modo di fare scuola soltanto di tipo trasmissivo.

“Chiediamo al Ministro di potenziare i percorsi formativi offrendo agli studenti la possibilità di scegliere una parte del curricolo scolastico in quantità sempre più consistente con il passare degli anni; maggiori risorse per favorire partenariati, interventi regionali e locali; una formazione congiunta scuola e famiglia per innescare un vero e proprio cambiamento culturale. Da questo punto di vista un piano di formazione per i docenti è l’elemento centrale affinché la dispersione vada affrontata con un progetto che tocchi la vita dello studente, non con una misurazione di apprendimenti effettuata su base docimologica, in cui i termini “valutazione”, “misurazione”, “certificazione” sono considerati sinonimi, dentro una confusione che produce anziché ridurre la dispersione scolastica”.

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