Dispersione, innovazione didattica, valutazione e retribuzione docenti: quattro semplici soluzioni. Lettera

di redazione
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Gent.ma Ministra Valeria Fedeli, chiedo venia, ma è lapalissiano che Lei di Scuola non se ne intende. Quanto alle reiterate accuse che ha rivolto dal Meeting di Rimini a noi Insegnanti della Repubblica Italiana, come dicevano i latini “Aquila non captat muscas (L’aquila non cattura le mosche)”. Da docente anziano, rispondo a Lei e sfido a “duello televisivo” il Suo Staff con un poker d’assi in grado di risolvere, prima del termine della Legislatura, le quattro problematiche di questa torrida estate.

Asso di fiori – I colpevoli della dispersione scolastica. Trenta alunni per classe determinano la bocciatura del trenta per cento dei ragazzi, senza se e senza ma. Sarebbe sufficiente firmare un Decreto per ridurre a 20 unità gli alunni per classe, e a 15 in presenza di un diversamente abile ( e non di due o tre…); a gennaio/febbraio 2018 potrebbe verificare la variazione in positivo dei risultati tri/quadrimestrali. Altro che i 15 milioni di euro annuali all’Invalsi e il neo-taumaturgico obbligo a 18 anni!

Asso di picche – Gli insegnanti che non sanno insegnare. Esistono, ed esistono quelli demotivati o che non ce la fanno proprio più. Come in tutte le altre categorie; ma da qui a criminalizzare l’intero corpo docente… La soluzione è molto semplice. Provi a proporre un passaggio ad altra Amministrazione dello Stato, là dove le piante organiche risultano semivuote, e vedrà che un certo numero di professori lascerà la cattedra. Per chi resterà, ispettori in classe. Chi sa insegnare non ha paura di essere controllato.

Asso di cuori – Il mito delle tecnologie. In principio fu l’episcopio, sussidio didattico (si diceva allora) in grado di proiettare le pagine di un libro su una parete bianca. Poi arrivò la lavagna luminosa che proiettava i “lucidi” su uno schermo. Venne quindi il tempo delle Aule Marte, divenute in pochi anni Aule “morte”. Infine, ecco le mitiche LIM (ma le Scuole non hanno i fondi per ricomprare le lampade fulminate), i Tablet e gli Smartphone “didattici”. Peccato che nessun sussidio 10.0 sia in grado di sostituire il docente…

Asso di denari – La retribuzione dei docenti. L’insegnamento non è un lavoro d’ufficio, per cui risulta difficile paragonarlo ad un’altra professione al fine di determinare una retribuzione equa. Il parallelo che propongo alla Sua attenzione è insegnante-medico. Se quest’ultimo non sa curare, “uccide” il malato subito; noi docenti “uccidiamo” gli alunni dopo tre-cinque-dieci anni, cioè nel momento in cui lo studente ha bisogno di abilità e conoscenze che non gli abbiamo insegnato. Pari retribuzione significa pari orario di servizio e, chiaramente, eguale numero di giorni di ferie.

Sono a Sua disposizione per qualsiasi chiarimento e/o integrazione in merito al contenuto della presente Lettera aperta.

Con osservanza,
Antonio Deiara
Docente di Musica I.C.S. ITTIRI – SS
già Supervisore al Biennio Formazione Docenti
del Conservatorio di Musica “Luigi Canepa” – SASSARI

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