Dispersione in Sardegna, Anief: servono pure organici maggiorati e riportare a casa i docenti allontanati dall’algoritmo impazzito

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Anief – Hanno fatto bene i docenti sardi a protestare contro il Ministro dell’Istruzione Valeria Fedali, per via dall’algoritmo impazzito della scorsa estate, che li ha costretti a spostarsi di regione pur in presenza di migliaia di posti vacanti nella stessa Sardegna.

Anief si è schiarata da subito a fianco dei precari, avviando tutte le procedure possibili per sanare la situazione. E le sentenze emesse nelle ultime settimane dai tribunali hanno confermato le tesi patrocinate dal sindacato: il Miur ha effettuato delle operazioni di mobilità che non hanno rispettato il fondamentale principio del merito e della professionalità acquisita dai lavoratori valorizzata nel punteggio attribuito loro per i trasferimenti.

Vale per tutte, la sentenza del giudice del Lavoro di Venezia, che ha ribadito come l’unico principio da rispettare nei trasferimenti dei docenti, in assenza di precedenze, rimanga quello del merito professionale: il tribunale veneto ha infatti rilevato gravi errori nell’attribuzione delle sedi in Fase C, a causa dell’ormai famigerato algoritmo e condannato l’amministrazione all’immediata correzione dei trasferimenti operati nel 2016, riportando a casa una docente Campana erroneamente assegnata in Veneto.

Nella sentenza di Venezia, il giudice ha anche spiegato come “la corretta modalità operativa nella predisposizione delle graduatorie e nell’assegnazione della sede a ciascun docente consista nello stilare preferenza per preferenza la graduatoria dei docenti sulla base del punteggio assegnato secondo il punteggio posseduto e assegnato secondo le previsioni di cui all’allegato D al c.c.n.i. del 2016 senza tener conto dell’ordine con cui ciascun interessato abbia espresso la preferenza, a prescindere cioè che l’ambito territoriale esaminato sia collocato come prima o come terza o come altra successiva scelta/preferenza”.

Secondo il sindacato, la Sardegna, come le altre regioni del Sud Italia, è stata particolarmente penalizzata sul fronte della permanenza dei suoi docenti. Ed è bene che la necessità di “avere una legge dedicata per puntare sull’insieme dell’istruzione e della formazione”, indicata sempre oggi dal Ministro dell’Istruzione a Cagliari, dove ha incontrato il sindaco Massimo Zedda e il rettore dell’Università Maria Del Zompo, comprenda anche questo aspetto. “Perché essendoci dati così alti sulla dispersione non è possibile non avere politiche dedicate”, ha ribadito Fedeli.

Lo stesso concetto, sull’abbandono precoce dei banchi di scuola, era stato espresso qualche giorno fa dal sottosegretario al ministero dell’Istruzione, Angela d’Onghia, secondo la quale “l’Italia sta facendo passi in avanti ma sicuramente bisogna farne molti di più”, perché “ogni ragazzo che perdiamo è una perdita per tutto il paese” con “regioni in cui siamo intorno al 10%, che è la media che vorremmo raggiungere nel 2020” ma “ci sono altre regioni che sono invece più indietro”.

Anief reputa positiva le volontà espressa dal ministro Fedeli e dal sottosegretario d’Onghia, entrambe convinte nell’adottare “cure” specifiche per abbattere il fenomeno della dispersione scolastica, a patto che si riconosca che certi obiettivi si ottengono agendo anche sul personale. “È evidente – spiega il suo presidente nazionale, Marcello Pacifico – che qualsiasi manovra in questo senso non può prescindere da una serie di operazioni incrociate. Come l’assunzione in ruolo su tutti i posti vacanti, rilevati tali dopo un apposito monitoraggio e una vera individuazione dell’organico di diritto; l’anticipo di un anno dell’obbligo scolastico, a cinque anni anziché sei, in classi in compresenza”.

“Preoccupa non poco il dato di disoccupazione crescente e di collegamento con il mondo del lavoro in determinate aree, con l’Italia che è l’unico Paese Ocse che dal 1995 non ha incrementato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria, a dispetto di un aumento in media del 62% degli altri Paesi. Infine, ma non certo per ultimo, si deve introdurre il potenziamento degli organici, sia di docenti che di personale Ata, proprio in quelle regioni dove le difficoltà territoriali rendono la dispersione e la disaffezione dalla scuola particolarmente accentuate. Si tratta di azioni che però vanno attuate nei fatti. Gli stessi fatti – conclude il sindacalista, che ha di recente espresso in Parlamento – che occorrono per riportare a casa tanti docenti spediti lontano da un algoritmo impazzato e di cui ancora attendiamo notizie sui criteri adottati”.

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