Dispersione e abbandono scolastico: influiscono gli obiettivi non raggiunti. Lettera

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Nel settembre 2016 il MIUR ha stanziato 240 milioni di euro (bando finanziato dal Fondo sociale europeo nell’ambito del PON 2014-2020) da distribuire alle scuole per contrastare l’abbandono/dispersione scolastica e garantire l’inclusione sociale.

Il bando prevedeva l’accesso ai finanziamenti, alle scuole che garantivano almeno 60 ore extra di potenziamento delle competenze di base e almeno 60 ore extra di sport ed educazione motoria. A queste si aggiungevano moduli di 30 ore ciascuno che dovevano essere coerenti con il piano dell’offerta formativa. Tutto ciò è degno di plauso e di incoraggiamento, si tende a migliorare l’offerta formativa delle scuole. Tuttavia non vi è soluzione di base.

Ancora oggi sono pochissime le scuole che adottano il modello “classi aperte” Sarà anche perché l’organizzazione e la gestione delle classi aperte comporta un’organizzazione e un lavoro di programmazione maggiore rispetto al vecchio modello. Dirigenti e docenti rimangono fermamente ancorati ad una vecchia gestione della didattica dove ogni classe è un luogo a se stante e, certamente non bastano le 60 ore extra di potenziamento per le competenze di base.

La classe, così come è intesa tradizionalmente, non permette agli alunni con ritmi di apprendimento diversi di sviluppare e di compiere il proprio percorso educativo e formativo, data la medesima organizzazione e azione didattica impartita a tutti gli alunni, senza tenere in alcun conto le diverse capacità e i diversi ritmi di apprendimento degli stessi. Lo studente piò frequentare le 60 ore extra di sport ed educazione motoria, di musica, canto o teatro, ma si sentirà sempre sconfortato per quanto riguarda il suo apprendimento in classe.

E’necessario, quindi, avviare concretamente, tramite classi aperte aperte una didattica diversificata che permetta a tutti gli studenti di raggiungere tutte quelle competenze necessarie per proseguire negli studi e nella vita. Le classi aperte non impediscono l’interazione sociale tra individui con caratteristiche diverse, e non possono essere paragonate alle “classi dei bravi e degli asini”, come titolano alcune testate giornalistiche, perché si tratterebbe soltanto di allungare, per il periodo necessario, i tempi di apprendimento degli studenti.

L’incontro di ragazzi provenienti da classi diverse offre occasioni di confronto e socializzazione. L’incoraggiamento e la comprensione da parte del docente risulta di fondamentale importanza per l’alunno, l’adozione di una didattica innovativa e diversificata creata per la peculiarità degli studenti risulta di importanza fondamentale per la dispersione/abbandono scolastico.

professoressa Maria Di Sciacca

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