Dispersione. Per le aree a rischio Francia aumenta numero docenti, in due anni 2mila posti. Ed in Italia?

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red – Ieri abbiamo pubblicato il caso Irlanda che per far fronte alla lotta contro la dispersione ha puntato al potenziamento del corpo docente. Stessa strategia in Francia.

red – Ieri abbiamo pubblicato il caso Irlanda che per far fronte alla lotta contro la dispersione ha puntato al potenziamento del corpo docente. Stessa strategia in Francia.

Come in Irlanda anche la Francia punta a migliorare il rapporto insegnante-alunno, soprattutto nelle zone del proprio territorio a rischio dispersione. A questa "strategia quantitava" è stata affiancata anche una messa a punto di innovazioni didattiche con lo scopo della promozione del successo scolastico per gli alunni. Sono stati 1.000, all’inizio dell’anno scolastico 2012/2013, i posti di lavoro dedicati a questa misura; altri 1.000 nuovi posti di lavoro sono stati creati all’inizio dell’anno scolastico 2013/2014.

Il principio adottato dai francesi è semplice: un insegnante in più a scuola rendere possibile l’adozione di metodi di insegnamento su misura per le esigenze degli alunni e, quindi, prevenire più efficacemente le difficoltà scolastiche e risolverle.

In Italia, invece, in questi anni il rapporto tra alunni e docenti è stato sbilanciato in direzione dei tagli alle cattedre, con conseguente sovraffollamento delle classi e deperimento dell’efficacia dell’azione didattica, soprattutto in funzione della personalizzazione degli apprendimenti.

Se da un lato si emana una normativa che punta, attraverso i BES, ad una maggiore attenzione verso le esigenze del singolo alunno, dall’altro si costringono i docenti a lavorare con classi sempre più numerose. E, non dimentichiamolo, si elaborano metodi punitivi per quei docenti i cui alunni non raggiungono risultati sufficienti nelle prove Invalsi attraverso una formazione coatta.

Le stesse iniziative presenti nel Decreto Istruzione relative alla dispersione, non affrontano la questione del personale impiegato nelle azioni previste, a partire dall’apertura pomeridiana delle scuole. Anzi, dal Governo giungono segnali non certo rassicuranti, se saranno confermate le affermazioni del sottosegretario Galletti che durante una interrogazione parlamentare ha chiarito che le attività didattiche integrative previste dovranno esser gestite dal personale docente.

Una strategia, quella italiana, in controtendenza rispetto ad altri paesi europei: invece di aumentare i docenti per meglio rispondere alle esigenze del singolo alunno, se ne diminuisce il numero, si caricano di compiti e si puniscono nel caso di risultati non soddisfacenti.

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