Dismettere i corsi di lingua e cultura italiana all’estero? No, grazie!

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CISL Scuola – In merito all’ordine del giorno presentato dal sen. Micheloni (PD) in sede di esame del decreto legge 6.12.2011, n. 201 (“disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”), ordine del giorno che “impegna il Governo a valutare l’opportunità di richiamare gli insegnanti di ruolo che svolgono corsi di lingua e cultura italiana all’estero alla fine dell’a.s. 2011/12 e destinare i risparmi così realizzati al finanziamento degli enti gestori di detti corsi che utilizzano insegnanti assunti in loco” – non può che esprimere un giudizio fortemente negativo, ribadendo la propria contrarietà ad interventi improvvisati che impropriamente giustificati dalla necessità di eliminare sprechi, vogliono sottrarre risorse strategiche nel settore della politica culturale estera del nostro paese.

CISL Scuola – In merito all’ordine del giorno presentato dal sen. Micheloni (PD) in sede di esame del decreto legge 6.12.2011, n. 201 (“disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”), ordine del giorno che “impegna il Governo a valutare l’opportunità di richiamare gli insegnanti di ruolo che svolgono corsi di lingua e cultura italiana all’estero alla fine dell’a.s. 2011/12 e destinare i risparmi così realizzati al finanziamento degli enti gestori di detti corsi che utilizzano insegnanti assunti in loco” – non può che esprimere un giudizio fortemente negativo, ribadendo la propria contrarietà ad interventi improvvisati che impropriamente giustificati dalla necessità di eliminare sprechi, vogliono sottrarre risorse strategiche nel settore della politica culturale estera del nostro paese.

L’esistenza di scuole italiane all’estero e l’attivazione dei corsi, infatti, rappresentano fondamentali attività di assistenza scolastica a favore dei lavoratori italiani all’estero e dei loro congiunti emigrati e costituiscono l’asse portante per la diffusione e la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo.

Non si comprende quale risparmio possa essere realizzato se già attualmente sono attivati circa 19.700 corsi di insegnamento gestiti da 218 enti, ai quali il MAE concede – per la gestione dei corsi stessi – contributi che gravano sul bilancio del Ministero medesimo.

Nel rivendicare la priorità dell’intervento diretto dello Stato, la CISL Scuola ritiene necessaria, invece, l’organica riforma dell’intero intervento statale che abbia come fondamenti, tra gli altri:

il pieno ed efficace coordinamento dei Ministeri coinvolti;
l’affidamento di dirette e più estese competenze al MIUR sulle materie che attengono agli aspetti didattici e alla specifica formazione del personale docente e non docente;
la valorizzazione dei corsi, oltre che delle scuole, per individuare situazioni nelle quali sia possibile elaborare e realizzare concretamente progetti che consentano di affrontare temi quali il recupero, l’accoglienza, il disagio, non sempre opportunamente regolamentati.

Per la CISL Scuola, infine, è preoccupante la convinzione che enti, associazioni o privati possano gestire la diffusione della lingua e della cultura del nostro Paese, operando al di fuori di parametri e di regole.

Anche all’estero, cosi come in territorio nazionale, lo Stato deve essere il soggetto che detta le regole pubbliche (trasparenza, valutabilità, partecipazione, garanzia di non discriminazione, regole contrattuali per il personale) alle quali debbono attenersi tutti i soggetti che intendono collocarsi dentro il sistema di “istruzione- formazione”.

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