Dislessia, picco di certificazioni: triplicato negli ultimi 10 anni. L’esperto: “La vera sfida sta nel costruire un’azione didattica che aiuti l’alunno a superare le difficoltà”

In un decennio, l’Emilia Romagna ha registrato un triplicarsi degli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Ma il fenomeno è nazionale: nel 2020-2021, secondo il ministero dell’Istruzione e del Merito, gli alunni con Dsa erano 326.548, il 5,4% della popolazione scolastica, contro lo 0,90% del 2010.
Filippo Barbera, ex-alunno con Dsa e ora insegnante specializzato, sottolinea in un’intervista al quotidiano “Avvenire”: “Non è una pandemia che avanza”. Secondo lui, oggi questi alunni sono maggiormente “visti”, e ciò ha portato ad un aumento delle certificazioni e della sensibilità verso il problema.
Tuttavia, secondo una recente indagine dell’Associazione italiana dislessia (Aid), il 35% dei genitori e il 36% degli studenti ritiene che molti docenti non abbiano una comprensione adeguata dei Dsa. Mentre la stragrande maggioranza degli alunni ha un Piano Didattico Personalizzato, due terzi affermano che non è sempre rispettato.
Barbera sottolinea l’importanza della collaborazione tra scuola e famiglia per il benessere dell’alunno con Dsa. Nel suo nuovo libro, Barbera fornisce consigli utili per gli insegnanti. Tra questi: non giudicare, evitare pregiudizi e collaborare strettamente con le famiglie.
È essenziale, afferma Barbera, non sottovalutare le capacità degli alunni con Dsa. Anche se la tecnologia può essere uno strumento utile, prima di ricorrere alla sintesi vocale o ad altri aiuti tecnologici, vi sono numerose altre strategie da considerare.
Barbera conclude: “Imparare con più difficoltà non significa non essere in grado di apprendere. La vera sfida sta nel costruire un’azione didattica che aiuti l’alunno a superare le difficoltà”. Una sfida, sottolinea, che scuola e famiglia devono affrontare insieme.