Dislessia. Ist. Wartegg: indici ansia – depressione più alti nei bimbi con DSA

Di Lalla
Stampa

Ufficio Stampa IdO Istituto di Ortofonologia – Gli indici di depressione e ansia “sono più alti nei bambini con Disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) che in quelli ‘normodotati’, ovvero esenti da patologie invalidanti. Esiste, infatti, un indice di tensione che misura lo stato di benessere psico- affettivo che nei soggetti con Dsa è doppio rispetto ai loro coetanei normodotati e questo porta a convalidare l’ipotesi di un’origine psico-affettiva nella maggior parte dei casi di Dsa”.

Ufficio Stampa IdO Istituto di Ortofonologia – Gli indici di depressione e ansia “sono più alti nei bambini con Disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) che in quelli ‘normodotati’, ovvero esenti da patologie invalidanti. Esiste, infatti, un indice di tensione che misura lo stato di benessere psico- affettivo che nei soggetti con Dsa è doppio rispetto ai loro coetanei normodotati e questo porta a convalidare l’ipotesi di un’origine psico-affettiva nella maggior parte dei casi di Dsa”.

Ne è convinto Alessandro Crisi, psicologo, fondatore e presidente dell’Istituto Italiano Wartegg, che domani interverrà al XV convegno nazionale dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) sul tema delle ‘Dislessie’, presso l’Istituto Regina Elena in via Puglie n. 4 dalle ore 9 alle 18.

Per quanto riguarda l’ipotesi di causa, Crisi crede che “la stragrande maggioranza dei bambini con Dsa ha un’ottima intelligenza, ma ha un disagio psico-affettivo e relazionale molto più elevato. Il test di Wartegg ci permette, appunto, di ricavare informazioni a un certo livello di profondità – ha precisato il professore in psicodiagnostica dell’Università ‘La Sapienza – e darci più informazioni sulla dimensione affettiva e relazionale”. Si tratta di
un test di “personalità, grafico-proiettivo, strutturato in 8 riquadri che all’interno presentano un segno grafico. Le persone a cui viene sottoposto – ha spiegato Crisi – devono sviluppare un segno che ricomprenda quello già presente all’interno di ogni riquadro. Questi segni svolti dal soggetto, siglature, vengono poi trasformati in indici di valutazione in base ai quali, e alla popolazione italiana, è possibile descrivere aspetti importanti della personalità, aspetti stabili e non episodici: capacità intellettive, modalità di pensiero, abilità nella socializzazione, relazione con le figure importanti (padre e madre)”. I rendimenti nei riquadri correlati alla figura materna e paterna “ci indicano infatti che il ruolo dei genitori è molto importante. Tra i bambini con Dsa spicca il tipo di relazione con le figure genitoriali”.

Negli ultimi anni l’Istituto Italiano Wartegg, insieme all’università di Padova e all’IdO, ha condotto delle ricerche relative ai genitori dei bambini con disturbi dell’apprendimento. “Una relazione madre- padre-figlio caratterizzata da più tensione e conflittualità – ha precisato lo psicologo – voglio chiarire, però, che i genitori non causano i Dsa nei figli. Questo dato indica solo che in tali bambini le relazioni familiari sono più difficili rispetto alla norma”. Il malessere in questi soggetti “deriva da tante concause – ha concluso Crisi – perché sono molteplici i fattori che si mettono insieme e che afferiscono alla dimensione psico-affettiva e relazionale”.

Al convegno verranno presentati i risultati di uno studio dell’IdO relativo al rapporto tra i Disturbi di apprendimento e le relazioni parentali, cercando di comprendere perché i bambini con Dsa non raggiungono quelle autonomie di base che precedono la scolarizzazione.

Stampa

Come fare educazione civica Digitale: dagli ambienti digitali alle fake news, dal Sexting alla netiquette. Corso con iscrizione e fruizione gratuite