Discriminante escludere docenti paritaria da concorso straordinario. Lettera

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Inviato da Niccolò Innocenti – Gentile Ministro Fioramonti, sono un insegnante di scuola secondaria di II grado presso un istituto paritario con contratto AGIDAE a tempo determinato.

Le mie poche righe che seguiranno fanno riferimento all’intesa siglata tra il MIUR e le Organizzazioni Sindacali rappresentative del comparto, sul tema del reclutamento e del precariato della scuola, avvenuta in data 1 ottobre 2019, o meglio allo schema di decreto-legge da sottoporre alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’ 8 ottobre 2019. Così come cita lo schema, si prevede un concorso straordinario abilitante riservato agli insegnanti che abbiano almeno tre anni di anzianità tra l’a.s. 2011/12 e l’a.s. 2018/2019 nella scuola secondaria statale, almeno uno dei quali nella classe di concorso per la quale concorrono.

Per quanto mi riguarda è dal 2016 che svolgo il lavoro d’insegnante nella mia classe d’insegnamento ma, con questa normativa, non posso accedere al concorso straordinario: la scuola per la quale lavoro è paritaria ma non statale. Mi sorge spontanea una questione, quasi viscerale, e Le domando se allora è in dubbio anche il diploma che i ragazzi di V otterranno al superamento dell’esame di maturità, dato che i miei anni di lavoro, per lo Stato, mutatis mutandis, non sono riconosciuti. Se paritario da definizione non è altro che un aggettivo indicante tutto ciò che risponde a un criterio di parità, vorrei sapere quale parità c’è tra una scuola suddetta tale e quella statale. La legge 62 del 2000 ha stabilito (al comma 7 dell’articolo 1) che, dopo tre anni dalla sua entrata in vigore, le varie tipologie di scuole non statali previste dall’ordinamento allora vigente (autorizzate, legalmente riconosciute, parificate, pareggiate…) sarebbero state ricondotte a due: scuole paritarie e scuole non paritarie. Le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico e sono inserite nel sistema nazionale di istruzione. Per gli alunni, la regolare frequenza della scuola paritaria costituisce assolvimento dell’obbligo di istruzione. Il riconoscimento della parità garantisce: l’equiparazione dei diritti e dei doveri degli studenti; le medesime modalità di svolgimento degli esami di Stato; l’abilitazione a rilasciare titoli di studio aventi lo stesso valore legale delle scuole statali.

E i docenti? Quale riconoscimento di parità è garantito agli insegnanti? O da domani viene modificata la legge 62 del 2000 riguardante la scuole paritarie e quindi si cassa l’aggettivo, oppure a me, così come a tanti altri nella mia situazione, deve essere concesso il diritto di partecipare, ripeto e sottolineo, soltanto partecipare al concorso straordinario.

Sono un cittadino italiano di nascita e crescita, ho compiuto tutti i miei studi in Italia, i miei genitori sono stati lavoratori dipendenti, i miei nonni operai agricoli, dalla mia maggiore età non ho perso un appuntamento elettorale. Desidero lavorare, citando le parole di Piero Calamandrei tratte dal suo Discorso a difesa della scuola nazionale del febbraio 1950, nella scuola di stato, la scuola democratica, nella scuola che ha carattere unitario, che è scuola di tutti.

Il mio appello non grida ancora all’incostituzionalità dello schema del decreto-legge e ancora non va al TAR o alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ma richiama al buon senso. C’è bisogno di una modifica per evitare la discriminazione. Devo avere il diritto di partecipare e, con me, chiunque si trovi nella mia situazione.

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