Disagio giovanile, una mamma: “Forse genitori e insegnanti stanno sbagliando qualcosa. Anche noi adulti avremmo bisogno di supporto”

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Su Il Resto del Carlino viene pubblicata una lettera firmata da una mamma che commenta l’episodio di Ancona di pochi giorni fa, dove uno studente si è lanciato dalla finestra della scuola.

La figlia della donna frequenta lo stesso istituto del ragazzo protagonista della vicenda e questo ha scatenato una riflessione a 360 °.

Ho due figlie, la più grande frequenta il liceo e la seconda lo farà dal prossimo anno. Parliamo tanto con loro, ma mi domando continuamente cosa staranno pensando, come e se hanno elaborato questa tragica esperienza che hanno vissuto da vicino. E mi indigno profondamente. Mi indigno perché non so se da genitore, da adulto abbiamo agito correttamente“, esordisce la donna.

E mi sono interrogata: ma forse ad avere bisogno di supporto siamo anche noi adulti, genitori, insegnanti, dirigenti”, si chiede la mamma.

La donna prosegue la sua riflessione: “Noi tutti siamo cresciuti con un professore tremendo, con i 2 e le sospensioni , con genitori che se prendevi un 2 ti tiravano un ceffone o se eri fortunato ti chiudevano in camera e mettevano il lucchetto al telefono, boomer direbbero oggi i nostri ragazzi! ’Ai nostri tempi’, diciamo spesso, si ma ’ai nostri tempi’ tutto era diverso e allora il confronto crolla perché ’ai nostri tempi’ la scorza l’avevamo più dura, ci si picchiava per strada e si faceva pace, per i genitori era sempre colpa nostra mai dei prof, facevi sport e spesso tuo padre nemmeno sapeva che sport facessi”.

Oggi – continua – i ragazzi sono diversi, no peggiori, no migliori, ma semplicemente diversi. Qualcuno dice più fragili, forse! Sicuramente i più hanno un grande unico predominante compagno di avventure e sventure: il cellulare e il fantastico mondo dì internet, i social come si dice. E poi ci siamo noi adulti, i genitori del si o del no che non dura un giorno (questa sono io). Genitori protettivi e premurosi , molto più amorevoli e, quella scorza dura che noi boomer ci creavamo nel vissuto di ogni giorno a casa, fuori, a scuola, oggi nei nostri ragazzi non c’è. In pochissimi (2 di 22 in classe di mia figlia) fanno attività extra scolastiche, perché si deve studiare ed eccellere“.

Sarà il caso di fare un passo indietro e metterci un po’ in discussione? Genitori, insegnanti, allenatori, educatori tutti. Perché le certezze di fronte a cotanta tragedia e alla precarietà che suscita negli animi di tutti, soprattutto dei ragazzi, merita almeno una profonda riflessione, un approfondimento consapevole, competente e urgente“, insiste la donna.

E allora da genitore, da adulto, insisto purché anche noi adulti tutti fossimo l’oggetto del percorso psicologico a scuola, come i nostri ragazzi, l’uno al fianco degli altri perché si cresca insieme e questi momenti tremendi possano unire le forze, migliorare tutti e non dividere in spregevoli posizioni di difesa, ipocrisia e paura“, conclude.

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