I disabili non sono tutti uguali per la mobilità. Lettera

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Inviato da Giovanna Guastella –  Da oggi, noi docenti ci accingiamo a compilare la tanto sospirata domanda di mobilità, quella domanda che ci fa “sperare” di ritornare vicino ai nostri più cari affetti, dopo anni di lontananza e per essere più precisi, dove nessuno mi ha imposto l’assunzione.

È stata una mia scelta lavorare fuori sede e sperare un giorno, di lavorare almeno nella mia provincia di origine.

Non vorrei perdermi nei vari monologhi del tipo…lavoro fuori perché la famosa 107 mi ha costretto e mi ha ingannato, poi il famoso algoritmo ha sbagliato, poi ci sono le precedenze, poi ci sono le percentuali per il rientro basse, poi ci sono i ricorsi per reclamare dei diritti, i quali penso anche senza ricorso dovrebbero essere riconosciuti a tutti…ma in Italia è uso e costume agire in tal modo; a farla breve posso constatare che avvicinarmi, anzi avvicinare tanti colleghi è alquanto lontano dalla realtà.
Constatando tutto ciò e leggendo il post pubblicato da Orizzonte Scuola, nel quale Salvini pretende giustamente che il nuovo Ministro del Miur si occupi dei diritti dei disabili, la domanda mi sorge spontanea: i disabili indistintamente che siano alunni o no, non dovrebbero pretendere i medesimi diritti? In uno Stato normale tale domanda non dovrebbe porgersi ma nel nostro bel Paese, i disabili non sono trattati e valutati allo stesso modo.
Parlo da figlia di un genitore disabile, alla quale viene negato il diritto di far riconoscere la precedenza per assisterlo, solo perché la mia è una mobilità interprovinciale. A tutt’oggi, ancora nessuno ha saputo rispondere alle richieste di persone nella mia stessa situazione, per quale motivo ci è stato negato questo diritto, mi correggo è stato negato un diritto sacrosanto ad un disabile, già sfortunato per la vita quotidiana che svolge. Come mai a livello provinciale tale diritto permane?
Ancora un’altra domanda…perché dobbiamo rivolgerci ad un avvocato, per ottenere il diritto per tale precedenza, affinché possiamo assistere i nostri genitori?
Io non riesco a trovare una risposta sensata e non credo che i disabili possono catalogarsi in disabili di serie A e disabili di serie B.
Giovanna Guastella (delusa e amareggiata da decreti ingiusti).
Versione stampabile
anief anief
soloformazione