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Diritto ed economia, come insegnarli in tutti gli ordini e gradi. Scarica progetti di potenziamento giuridico

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I temi attorno ai quali ruota la vita della nostra società, ne è comprova l’autorevole incarico al prof. Drago, sono quelli dell’economia e del diritto. Dell’economia e del diritto, dicevamo, illustri sconosciuti in alcune scuole italiane (nonostante un timido esordio dell’educazione civica), che da un ventennio ormai sono stati smantellati, in altri casi depotenziati, dalla maggior parte delle secondarie superiori, non riuscendo mai a far breccia sui rimanenti ordini e gradi dell’istruzione (Secondarie di Primo grado e Primaria). È quantomeno singolare che si debba ricorrere al capo dello Stato prof. Sergio Mattarella per una lezione di diritto Costituzionale (in piena crisi politica) a chi occupa le poltrone dell’Emiciclo (e sottovaluta l’importanza di una piena e consapevole formazione giuridica per quel ruolo), e al presidente del Consiglio dei Ministri prof. Mario Draghi, per una lezione di Economia e di Scienze delle Finanze. Un bel biglietto da visita per una scuola che intende preparare al domani senza guardare ai cardini di uno Stato.

La legge, purtroppo, è considerata come una disciplina della quale o sei un esperto perché hai studiato diritto (all’Università) o sei completamente ignorante perché non l’hai fatto. Naturalmente, bambini e giovani imparano a quali regole devono obbedire nel corso della vita, anche grazie alla scuola (con i limiti ampi che conosciamo) e, adesso, di questa educazione civica “promiscua” il cui insegnamento è affidato al docente di educazione civica come a quello di Italiano, a quello di scienze e a quello di musica. Tuttavia, questo non è il tipo di educazione giuridica che creerà cittadini impegnati. Gli studenti dovrebbero imparare come funziona il processo legale e le capacità di ragionamento legale, proprio come imparano altre capacità di comprensione e ragionamento nella nostra scuola.

Manca il diritto nelle scuole italiane

L’istruzione primaria e secondaria ha lo scopo di fornire ai bambini gli strumenti necessari per essere adulti produttivi nel mondo reale. Gli studenti acquisiscono conoscenze scolastiche e capacità analitiche imparando scienze, matematica, letteratura e storia. Sviluppano abilità sociali partecipando a squadre e club sportivi. Nell’ambiente sociale di oggi in cui fondazioni e organizzazioni non profit stanno creando consapevolezza e opportunità di consapevolezza e azione civica, gli studenti stanno anche imparando il valore della partecipazione civica. Tuttavia, anche se questa partecipazione è enfatizzata, le istruzioni su come partecipare in modo efficace non lo sono. La legge non viene praticamente mai insegnata nella nostra Italia se non ai pochi fortunati studenti di qualche istituto professionale e tecnico (in forme sempre più ridotte) e agli aspiranti giuristi o avvocati.

L’istruzione legale

Dare agli studenti un’istruzione legale implica insegnare loro come lavorano i nostri giudici e i legislatori all’interno di un sistema. Sapere come i giudici pensano e decidono i casi e come i legislatori cooperano per creare leggi che consentiranno agli studenti di partecipare in modo produttivo al processo politico e legale. Abbiamo tutti visto la nuova normalità esibita nei recenti scontri tra studenti attivisti che chiedono il Green New Deal e legislatori esperti che riconoscono la complessità politica di emanare tale legislazione. Bambini e giovani adulti vogliono partecipare al cambiamento sociale, ma prima devono essere educati nel dare la priorità strategica ai valori e ai vincoli sociali, alla pianificazione di bilancio e alla negoziazione persuasiva coinvolta nella vera democrazia.

Come molti argomenti complessi, anche il ragionamento giuridico è raramente bianco o nero

Più in generale, insegnare la legge (il diritto) ai bambini piccoli (non, dunque, questa scolorita educazione civica insegnata un po’ da tutti con le inevitabili confusioni anche nell’utilizzo della nomenclatura) fornirà loro una serie di capacità di ragionamento importanti in molti settori della loro vita. Il “pensiero giuridico”, che non è solo obbedienza alle regole, cambia il modo in cui le persone affrontano i problemi difficili perché fornisce loro strumenti per organizzare fatti e valori per arrivare a una decisione ragionata e attuabile.

I vantaggi del diritto in tutte le scuole italiane

Come ulteriore vantaggio, le persone saranno meno inclini a cadere in argomenti retorici che suscitano una risposta emotiva senza offrire una visione chiara di ciò che dovrebbe essere fatto e di come può essere fatto in modo efficace. Proprio come la comunità scientifica sostiene l’educazione scientifica in modo che le persone possano riconoscere argomenti validi sulle vaccinazioni e sui cambiamenti climatici, speriamo che dare agli studenti una buona educazione giuridica ridurrà la prevalenza di cattive argomentazioni giuridiche e politiche che attualmente permeano il discorso sociale e politico.

Dicevamo…

Come molti argomenti complessi, il ragionamento legale è raramente bianco o nero. I bambini e gli adolescenti impareranno non solo come applicare una regola generale a una situazione, ma anche come pensare ai modi in cui le leggi dovrebbero essere applicate. Si consideri, ad esempio, se la regola “nessun veicolo a motore nel parco” si applica alle sedie a rotelle elettriche. La maggior parte di noi può intuire che la risposta è “no”, ma potrebbe mancare il vocabolario per spiegare il motivo. Dopo tutto, le sedie a rotelle elettriche sono motorizzate e sono veicoli.

Il diritto aiuta gli studenti a imparare a ragionare per analogia

Un altro grande vantaggio dell’apprendimento del diritto da giovani è che aiuta gli studenti a imparare a ragionare per analogia. Tale ragionamento riconosce che ogni situazione può condividere somiglianze con altre, ma è comunque unica. Il ragionamento legale incoraggia le persone a considerare le particolarità della situazione, così come i punti in comune che può avere con gli altri.

Ad esempio, molti genitori prendono decisioni diverse per ciascuno dei loro figli, perché comprendono che ciò che potrebbe funzionare per un bambino potrebbe non funzionare per un altro. Supponi di consentire al tuo primo figlio di ottenere la patente di guida nel momento in cui raggiunge l’età legale. Lo fai perché ha dimostrato di essere responsabile e hai fiducia che guiderà in sicurezza. Quando il tuo secondo figlio raggiunge l’età in cui può ottenere la patente di guida, tuttavia, non ha ancora instillato in te lo stesso livello di fiducia che userà la macchina in modo responsabile. Quando esiti, lei continua a dire che hai permesso a sua sorella maggiore di ottenere una licenza a questa età. Cercare di far capire a tua figlia come le persone possono trattare i loro figli in modo diverso pur continuando a prendersi cura di loro allo stesso modo è un esempio pratico di insegnamento per analogia. Una risposta all’esclamazione di un bambino “ma non è giusto!” potrebbe essere solo una lezione di ragionamento legale.

Più in generale, le persone molto spesso devono imparare le regole del gioco durante il gioco. Raramente nella vita le persone ricevono un libro di regole in anticipo su come avere successo nel lavoro o in un matrimonio. Le capacità di ragionamento analogico aiutano un popolo a identificare la giusta linea di condotta confrontando le situazioni mentre le sperimentano.

Le altrui prospettive

Come ulteriore vantaggio, il ragionamento legale insegna agli studenti a considerare le prospettive degli altri e quindi a imparare ad apprezzare che ci può essere più di un lato di una domanda. Il punto di partenza per molti ragionamenti legali è un’eccellente comprensione dell’altro lato di qualsiasi problema. Essendo esposte ad altre prospettive, le persone sviluppano un senso di umiltà intellettuale e onestà e diventano più aperte ad altri punti di vista.

Il diritto va insegnato nelle scuole: in tutte e in ogni grado

Abbiamo deluso i nostri giovani studenti in Italia lasciando la legge solo alla “facoltà di legge”. Come la matematica, la scienza, l’inglese e la storia, il diritto deve essere una disciplina insegnata nelle scuole elementari, medie e superiori in modo che gli studenti possano diventare adulti più produttivi. Se impariamo la legge da giovani, avremo una società meno controversa e più democratica. Ma va insegnato, come diritto, da chi ne ha conoscenza, competenze, abilità. Non da chi confonde la forma di Stato e a forma di Governo, da chi non conosce, in alcun modo, il fondamento epistemologico della disciplina. Di per sé questa educazione civica è un processo vergognoso e superficiale di attribuire valore a qualcosa che di fatto non ha neppure nome.

Serve un nuovo dialogo tra l’economia politica, il diritto e le scienze sociali

Scrivono Ezio Sina, presidente Apidge, l’Associazione degli insegnanti di Scienze giuridiche ed economiche, e Maria Rita Casarotti, docente di Scienze giuridiche ed economiche al Liceo Ariosto, Ferrara in “Incontrare l’Economia Politica per leggerne la dimensione culturale e sociologica. Un libro bianco per il Liceo Economico Sociale” che è necessario e imprescindibile “un nuovo dialogo tra l’economia politica, il diritto e le scienze sociali, in modo tale da offrire agli studenti qualche opportunità in più in vista dell’inserimento lavorativo, ma soprattutto per far acquisire la piena consapevolezza dei loro diritti e doveri di cittadini”. Sottolineando, con forza e convinzione, che “l’insegnamento del diritto aiuta ad integrare la prospettiva sociale offerta dal liceo in tutte le sue varie accezioni, grazie alla peculiarità delle proprie spiccate categorie logiche e al ragionamento sistematico”. In quanto “con lo studio del diritto si riesce a proiettare nello studente la piena consapevolezza della complessità dei rapporti sociali e delle regole che li organizzano”.

Serve un nuovo dialogo tra l’economia politica, il diritto e le scienze sociali

Sina e Casarotti, attuali e decisi nel loro ragionamento, sono certi che “studiando il diritto e l’economia politica è più facile individuare le connotazioni proprie delle diverse formazioni sociali, evidenziandone compiti e ruoli. In breve, studiando il diritto e l’economia a scuola, si pongono le autentiche basi per immergersi nella politica nel nostro Paese, attraverso le vie della democrazia, dell’uguaglianza e delle libertà. L’assenza di una “preparazione giuridica ed economica” è fortemente avvertita negli istituti liceali di tutta Italia, dove, in ambito sociale, anziché garantire Istruzione imperniata sulla scientificità, sulla sistematicità e sulla continuità della didattica, si è ripiegato alla logica delle “Educazioni” dove lo Stato e tanti soggetti strumentali esterni all’Amministrazione, affidandosi a “progetti speciali”, esercitano un surrogato dell’istruzione. Le istituzioni scolastiche, nella loro autonomia, si propongono di affrontare e di dare risposte a tutte quelle tematiche (legalità, salute, sicurezza, ambiente, …) che ormai rappresentano un “bagaglio essenziale” di conoscenze e di competenze tipici delle scienze sociali”. Educazione civica importante, forse, ma da sola non basta. Da sola, per come è stata concepita, non riesce ad assicurare una piena e consapevole formazione giuridica ed economica, perché mancante di quel fondamento epistemologico, metodologico, formativo, nonché di quella nomenclatura, che solo un docente di discipline giuridiche ed economiche, riesce ad assicurare, nulla togliendo al docente di educazione fisica, di chimica, di matematica, di italiano che certamente altro sanno insegnare con la loro formazione e le loro competenze, talvolta molto autorevoli.

Un bagaglio di conoscenze per far crescere l’Italia

Lo studio sistemico -come hanno puntualizzato a nome dell’Apidge, l’Associazione degli insegnanti di Scienze giuridiche ed economiche, professori Sina e Casarotti – consente di intercettare, riconoscere e analizzare i rapporti che intercorrono fra i soggetti all’interno di un gruppo organizzato: studiare la Costituzione può divenire ad esempio la premessa logica per trovare ragioni e modi utili per contrastare la povertà di risorse politiche, economiche, sociali, etiche e culturali che da anni affliggono la nostra società, assicurando al soggetto destinatario del diritto all’istruzione un importantissimo bagaglio di conoscenze di base e di competenze relazionali.

Mancano i contenuti adeguati

È necessario promuove sì l’acquisizione di strumenti cognitivi e operativi, finalizzati ad una nuova forma di civismo ma solamente attraverso l’individuazione di contenuti adeguati e – ribadiscono Ezio Sina e Maria Rita Casarotti – l’attenzione nei riguardi di una vera dimensione giuridica in grado di avvalorare “l’imprescindibile legame con una economica e storica e deve contribuire ad un moderno concetto di cittadinanza, che dia la possibilità di innescare un virtuoso meccanismo di promozione sociale e di condivisione. Il focus sui concetti di base trasferiti dal diritto agevola infatti il passaggio ad un canone didattico e formativo centrato su un’attività pluridisciplinare in cui le singole materie, pur nella loro identità scientifica, potranno reciprocamente rinforzarsi; inoltre, la realizzazione di percorsi che contengano elementi utili per la condivisione quotidiana della percezione e conoscenza delle regole ed il loro costante uso, tende certamente all’integrazione di gruppi ed esperienze diversi. Essa richiama contenuti valoriali che innervano la convivenza civile; consente di percepire la complessità dei fenomeni sociali, la loro interdipendenza, il loro spessore storico ed il significato delle regole nel contesto contemporaneo. Accompagnare le giovani generazioni in un processo di inserimento nella società significa partire da una conoscenza del contesto in cui si vive e delle regole alla base delle sue strutture organizzative, per costruire un modo di vivere la cittadinanza, consapevoli delle proprie radici, ma anche della direzione della comunità a cui si appartiene”.

Un docente di Diritto ed Economia Politica in ogni scuola

L’insegnamento di “Educazione civica”, come lo sarebbe stato per l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”, affidato ai docenti di Diritto ed economia, costituisce, indubbiamente e senza possibilità alcuna di errore, il completamento e l’arricchimento della educazione alla convivenza civile insita negli altri insegnamenti. Soltanto un docente dotato di certi prerequisiti didattici sembra in grado di spingersi a porre l’attenzione non solo su cosa gli studenti devono sapere, ma anche sul come gli studenti possano apprendere certi saperi, indirizzarli a pensare adottando linguaggi specialistici, organizzarli al fine che possano mettere in atto le loro strategie, consci e capaci di interagire con la realtà in cui vivono, scrive l’Apidge – Associazione Professionale Insegnanti Scienze Giuridiche ed Economiche; un docente di Diritto ed Economia Politica in ogni scuola.

Guardiamo alla scuola con attenzione

Serve, da subito, dimostrare vera attenzione per un’Italia democratica, per una nazione del diritto, per una società economicamente sostenibile. Per farlo dobbiamo attribuire ai nostri alunni strumenti per determinare un futuro migliore e adeguato alla tradizione giuridica di questa nostra Italia. Serve, da oggi, rivedere questa discutibile formulazione dell’insegnamento dell’educazione civica, ridotta a un parlare di contenuti spenti, senza attenzione alcuna alle competenze e alle abilità giuridiche ed economiche che solo docenti appositamente formati possono garantire. Da subito, dunque, serve sbloccare la mobilità per la classe di concorso A-46 Scienze giuridico-economiche, sia nei trasferimenti che nei passaggi di ruolo. Un piccolo passo verso i giovani e il loro futuro, di cui si ama semplicemente parlare.

Potenziamento in Scienze Giuridiche ed Economiche 

Accanto al silenzio delle istituzioni cresce forte l’attenzione di alcune scuole che accanto al curriculo giuridico ed economico propongono anche un progetto di “Potenziamento in scienze giuridiche ed economiche”. Quello curato dai professori Gallelli e Provenzano, per esempio, è davvero ben strutturato e capace di dimostrare quanto sia vitale un potenziamento anche in questo senso. Il Liceo Scientifico e delle Scienze Umane “Teresa Gullace” di Roma, diretto con attenzione e particolare capacità manageriale dal Dirigente Scolastico la Prof.ssa Alessandra Silvestri, in tal senso, può davvero rappresentare un esempio tangibile di attenzione a ciò che i programmi ministeriali e, adesso, le “Indicazioni nazionali” hanno dimenticato. I due progetti “Progetto Dalla Memoria Alla Partecipazione” e “Progetto Formazione Giuridica Alternanza Scuola Lavoro” confermano l’attenzione della scuola al futuro di queste nuove generazioni, proprio in un momento storico complesso e difficile.

La normativa scolastica a supporto

Il D.M. n. 28 del 16/3/2006 individua nelle scuole i “luoghi privilegiati, di rispetto dei diritti umani, di pratica della democrazia, e di formazione di cittadini consapevoli e responsabili”.
Il documento di indirizzo del 4/3/2009 per la sperimentazione dell’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione sottolinea l’importanza dell’insegnamento della cittadinanza e costituzione, esigenza confermata nelle Linee guida per il passaggio al nuovo ordinamento degli Istituti Tecnici e nelle indicazioni nazionali dei Licei. Infatti, “educare alla convivenza civile significa promuovere nel singolo cittadino la consapevolezza di essere parte di un corpo sociale e istituzionale che cresce e si trasforma nel tempo e nello spazio, e di essere insieme fruitore dei beni di cultura e responsabile della loro conservazione e della loro crescita, nei riguardi degli altri e delle nuove generazioni” (Documento d’indirizzo per la sperimentazione dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”).

La legge 107 del 2015 prevede tra i suoi obiettivi: lo “sviluppo delle competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica attraverso la valorizzazione dell’educazione interculturale e alla pace, il rispetto delle differenze e il dialogo tra le culture, il sostegno dell’assunzione di responsabilità nonché della solidarietà e della cura dei beni comuni e della consapevolezza dei diritti e dei doveri; potenziamento delle conoscenze in materia giuridica ed economico-finanziaria e di educazione all’autoimprenditorialità” e lo “sviluppo di comportamenti responsabili ispirati alla conoscenza e al rispetto della legalità, della sostenibilità ambientale, dei beni paesaggistici, del patrimonio e delle attività culturali.

Potenziamento in Scienze Giuridiche ed Economiche

Progetto Formazione Giuridica Alternanza Scuola Lavoro

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