Il diritto del bambino agli insegnanti competenti. Quando l’abilitazione all’insegnamento non è sempre garanzia di idoneità e ciò rischia di non essere compreso.

di redazione
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Inviato da Marzio La Pasta – Siamo ad un passo da un momento che sta tenendo moltissimi insegnanti e futuri laureati in Scienze della Formazione Primaria col fiato sospeso.

Dal 15 novembre la Plenaria si riunirà per stabilire se gli insegnanti con diploma magistrale ante 2002 hanno effettivamente diritto di entrare in Graduatoria ad esaurimento, trovandosi ad attendere o a vedere confermato il posto di ruolo senza dover sostenere alcun concorso. Situazione drammatica la loro: ultima selezione per insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria nel ‘99, migliaia di diplomati tra quell’anno e l’a.s. 2001/2002 non vedono mai arrivare la loro occasione di poter sostenere una prova che permetta loro di uscire dalle maglie del precariato fino al 2012. Giustamente hanno alzato la voce, si sono uniti e hanno fatto una class action di portata faraonica, fino ad arrivare al punto a cui siamo oggi. La rivendicazione è legittima. In tutti questi anni la scuola dell’infanzia e quella primaria si sono rette anche sulle loro spalle, sul loro lavoro, sul loro impegno e sul tempo che hanno dedicato.
Sono al quarto anno di Scienze della Formazione Primaria e ho un diploma magistrale conseguito nell’a.s. 2002/2003 – il primo anno in cui aveva perso il suo valore abilitante – oltre ad una laurea in Filologia e Storia dal Medioevo all’Età contemporanea e una laurea specialistica in Storia dell’arte con lode, che spero mi abbiano offerto una buona base umanistica. Intanto lavoro nella scuola primaria dall’a.s. 2013/2014 e da allora ho visto molte cose da una posizione privilegiata: in basso, fuori da ogni graduatoria, dietro all’ultimo diplomato magistrale. Di docenti ne ho incontrati tanti e la maggior parte di loro aveva questo semplice diploma. Li ho osservati condurre lavori splendidi, dimostrare dedizione e passione per la propria professionalità, investendo il tempo libero frequentando corsi di aggiornamento di propria iniziativa, spesso in università, acquisendo certificazioni di lingua inglese o ECDL. Ho conosciuto insegnanti che, con rammarico, lasciate le famiglie e gli affetti in luoghi lontani, si sono spostati per regalare a bambini dall’accento diverso il proprio sapere e la propria competenza. Molti di questi uomini e donne di cui sto parlando erano e sono ancora precari.
Ciò che in tutta questa bagarre si sta nascondendo insieme alla polvere sotto il tappeto è però ben altro. Accanto ai bravi insegnanti di cui ho detto sopra, ce ne sono altri come quelli che seguono. Colleghi abilitati che chiedono ai bambini di trascrivere sul diario quanto scritto alla lavagna, tra cui l’invito a “copiare sull’quaderno”. Colleghi abilitati che credono che sia corretto dire “i amici”. Colleghi abilitati che al primo anno di primaria fanno scrivere ad ogni alunno pagine su pagine di numeri 1, poi 2, poi 3 e così via, con lo scopo di imparare a scriverli bene. Colleghi abilitati che fino all’anno prima erano tassisti, collaboratori scolastici o altro e che escono scocciati dalla classe affermando “Non li sopporto più! Qualcuno mi dia una mano!”. Colleghi abilitati che ritengono che “planetario” sia sinonimo di “planisfero”. Colleghi abilitati e fuori sede che si assentano per fare la visita dal “medico di fiducia” vicino a casa loro proprio a cavallo di due lunghi ponti, con il risultato che alla fine del primo anno di primaria buona parte della classe non sa ancora né leggere né scrivere. Ribadisco il concetto: io osservo questi colleghi dal basso, perché loro hanno diritto a prendere una supplenza prima di me.
Chiunque legga queste mie parole, anche il più accanito sindacalista di parte, comprenderà che per quanto privilegiata sia la posizione mia e di quelli come me, è allo stesso tempo molto frustrante. Questo fa capire che molto spesso un diploma non basta e che una formazione adeguata e possibilmente permanente sia l’unica strada per mantenere alto il livello della nostra scuola e il prestigio professionale di noi insegnanti. Lo scenario che si va prospettando è che anche questa tipologia di diplomati magistrali, che hanno retto sì la scuola, ma senza competenza ed accumulando semplicemente punteggio, anzianità e stipendi e che probabilmente mai avrebbero vinto un concorso, ora si trovino ad infestare definitivamente le nostre aule e le vite delle generazioni che verranno. La questione non è tanto avere una laurea o un diploma, ma è l’avere l’idoneità vera e comprovata a svolgere questa delicatissima e complessa professione. Dico ciò in virtù del fatto che migliaia di diplomati e di laureati hanno sostenuto i concorsi a cattedra 2012 e 2016 vincendo regolarmente e ottenendo il posto tanto meritato. Ne conosco personalmente e hanno tutta la mia stima, così come conosco diplomati non vincitori che comunque avrebbero tutte le caratteristiche per essere definiti degli ottimi insegnanti e soffro sinceramente nel vederli costretti ad associarsi a chi, al contrario, non è valido e adatto.
Un’ultima considerazione che lascio al buon senso di chi la leggerà: il fatto che un diploma abbia lo stesso valore di una laurea quinquennale a ciclo unico anche in termini di stipendio, a mio modesto parere, è già carnevalesco, ma che addirittura un titolo inferiore dia maggiori garanzie di uno superiore con lo stesso trattamento economico è degno del Paese delle Meraviglie.

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