Diritto allo studio, il MEF blocca il contratto dell’Emilia-Romagna: non si danno ore per gli esami

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Niente giorni di permesso di “studio individuale” per gli insegnanti emiliano-romagnoli, che potranno assentarsi dal lavoro solo il giorno necessario per sostenere l’esame. Ne parla l’agenzia DIRE.

L’ufficio centrale di bilancio interno (Ucb) al ministero dell’Istruzione (che fa capo però alle Finanze), infatti, ha bloccato l’accordo regionale sul diritto allo studio del personale della scuola per il quadriennio 2017-2020, sottoscritto dai sindacati e dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna. “Con il solito approccio ragioneristico e con un rilievo discutibile oltre che irricevibile, l’Ucb è intervenuto sull’accordo e rifiuta di riconoscere lo ‘studio individuale’, un istituto contrattuale ormai consolidato da almeno 10 anni nel contratto regionale dell’Emilia-Romagna”, denunciano Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda. Finora, infatti, era possibile usufruire di un periodo fino a 10 giorni per la preparazione degli esami. Ora non più: il ministero delle Finanze ha respinto definitivamente il contratto dell’Emilia-Romagna proprio negando la legittimità dell’istituto dello ‘studio individuale’: verrà riconosciuto solo il giorno necessario per sostenere l’esame, peraltro già fruibile ai sensi dell’articolo 15, comma 1 del contratto nazionale.

“La proposta di mediazione condivisa dal tavolo regionale, di ridurre a tre giorni la fruizione del permesso in concomitanza con l’esame, non è stata nemmeno presa in considerazione. Inutile chiamarlo ancora diritto allo studio: ormai si è ridotto a un puro riconoscimento della frequenza alle lezioni”, protestano i sindacati, convinti che l’intervento dell’ufficio delle Finanze “apra un conflitto di competenze visto che la materia è affidata alla contrattazione”. Insomma, protestano i sindacati dei docenti, si viene a configurare “un vero e proprio arbitrio, tenuto conto che il contratto regionale 2013-2016 per il diritto allo studio dell’Emilia-Romagna prevedeva la fruibilità dei permessi per attività di studio, senza che l’Ufficio centrale di bilancio avesse all’epoca sollevato osservazioni in merito alla sua legittimità”. Quindi, “a invarianza di norme, inopinatamente siamo passati da ’10 a zero’“. Per le sigle della scuola “sono prive di fondamento anche le circolari citate a supporto del diniego”. Che fare, dunque? I sindacati fanno sapere di non essere “disponibili a firmare un contratto che toglie ai lavoratori della scuola un diritto acquisito e si opporranno con ogni mezzo per salvaguardare il diritto alla contrattazione e denunciare in ogni sede, l’intrusione arbitraria in norme contrattuali, da parte di vertici burocratici che si sono ormai impossessati delle istituzioni della conoscenza, al solo fine di acquisire risparmi e tagli di spesa, anche oltre le leggi di bilancio”.

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