Diritto alla disconnessione: con la didattica a distanza diventa sempre più una chimera per gli insegnanti?

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La scuola nel corso degli anni ha subito numerose metamorfosi, dal come fare didattica a come veicolare le informazioni tra il personale scolastico. Il famoso registro delle circolari e delle comunicazioni, posto nella sala dei docenti è ormai un ricordo sbadito del passato, a sostituirlo ci ha pensato l’avvento dello smartphone e le relative applicazioni come WhatsApp e Telegram.

L’informazione celere raggiunge tutti e in qualsiasi momento della giornata, senza limiti di tempo.

Infiniti e molteplici sono i gruppi creati su WhatsApp, quasi a dare supporto a tutte le attività funzionali dei docenti e infine non può mancare in qualche caso il canale ufficiale (di solito Telegram) del Dirigente Scolastico e del suo staff attraverso il quale passano le “circolari, comunicazioni e iniziative varie”

Un tale scenario non può che causare caos tra le varie chat, con informazioni che si susseguono e che qualche docente perde durante il suo percorso per i troppi interventi che spesso si allontanano da ciò che ha dato origine al dibattito.

Capita così che ad una messaggistica istantanea si associ la perdita della propria libertà in quanto si è sempre on line e non esistono giorni festivi o ore della notte o del giorno che possano porre fine a questo tam tam incessante di notifiche in arrivo.

Eppure esiste il diritto alla disconnessione.

Cos’ è il diritto alla disconnessione?

Il CCNL “Istruzione e Ricerca” 2016-2018 del 19 aprile 2018, all’art 22 comma 4 c8, riporta quanto segue:” “Sono oggetto di contrattazione integrativa: i criteri generali per l’utilizzo di strumentazioni tecnologiche di lavoro in orario diverso da quello di servizio, al fine di una maggiore conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare (diritto alla disconnessione)”.

La questione quindi passa alla contrattazione integrativa ma vengono fissati i seguenti punti:

Il lavoratore non dovrà rimanere connesso 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.

Non si è responsabili del mancato malfunzionamento della rete che crea disagi soprattutto quando i docenti devono usare il registro elettronico e sono costretti a continuare il lavoro da casa.

È la contrattazione della scuola a definire regole certe e fasce orarie protette in cui il personale dovrà essere reperibile.

La didattica digitale integrale e il diritto a disconnettersi

Purtroppo la didattica digitale integrale ha acuito ancor più la problematica che nasce dallo stare sempre connessi, in quanto la sospensione delle attività didattiche in presenza ha reso indispensabile l’uso di piattaforme per continuare a tenere per mano i propri studenti e non perderli.
Lo schermo del pc o del tablet e lo smartphone sono diventati per i docenti, i compagni di viaggio in questa avventura che ha tutto il sapore di un film di fantascienza e così le ore di permanenza in rete e le comunicazioni via WhatsApp o Telegram sono aumentate notevolmente e il diritto a disconnettersi sempre più una chimera.

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