Diritto alla disconnessione e competenza digitale. Lettera

di redazione
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Inviato da Lorenzo Tempesti – Buongiorno, sono un docente collaboratore del Dirigente Scolastico e comincio col dire che sono assolutamente favorevole al “diritto alla disconnessione”.

 Mi capita purtroppo spesso di ricevere telefonate di colleghi in tarda serata o nei weekend: anche quando decido di non rispondere, queste hanno l’effetto di riportarmi alla realtà (in questo ruolo davvero complessa e pesante) del lavoro, riducendo l’efficacia delle ore dedicate al riposo e al recupero.
Vorrei però sottolineare come nei commenti all’ipotesi di contratto comparsi online vengano citati, come da non utilizzare al di fuori dell’orario di lavoro, strumenti diversi, che vengono a mio avviso erroneamente accomunati. Parlo in particolare dell’e-mail, che è per sua natura profondamente diversa rispetto alla comunicazione telefonica, all’sms e ai messaggi istantanei di Whatsapp, Facebook/Messenger e simili.
L’e-mail nasce come analogo elettronico della posta tradizionale e, in effetti, così dovrebbe funzionare. Nella realtà concreta, una persona apre la cassetta della posta quando lui desidera, tipicamente al rientro a casa dopo il lavoro, e legge le lettere nel momento che gli sembra più opportuno. Per questo non viene considerata elemento di disturbo. Lo stesso dovrebbe accadere con la posta elettronica, che dovrebbe essere letta solo quando lo si preferisce. Il problema è che, in particolare con l’avvento degli smartphone, molte persone hanno (consapevolmente o meno) attivato le notifiche istantanee per cui, all’arrivo di un messaggio di posta elettronica, si riceve un avviso sonoro o visivo. Ma questa non è una caratteristica precipua del mezzo, tant’è vero che nessuno di noi si aspetta una risposta immediata ad un’e-mail (come non se la aspetta da una lettera tradizionale), a differenza di una telefonata o di un messaggio istantaneo.
Pertanto mi sembra corretto chiedere alle scuole di non fare telefonate o inviare messaggi istantanei fuori dall’orario di lavoro, mentre non vedo il problema di inviare e-mail in qualsiasi momento. Un Dirigente scolastico che scrivesse delle lettere tradizionali nel weekend e andasse a imbucarle a tarda notte verrebbe al massimo visto come un personaggio bizzarro, ma nessuno dei destinatari ne subirebbe fastidio; io personalmente lo riterrei invece una persona efficiente e generosa, perché usa il suo tempo personale per spedire la posta, regalando qualche “manciata” di minuti in più al lavoro a scuola. Così, se il Dirigente scrive le e-mail nel weekend, io le leggerò il lunedì, e lui avrà (forse) il tempo di ricevermi per parlarne, anziché starsene chiuso nel suo ufficio a scrivere e-mail durante la mattinata.
Qualcuno potrebbe obiettare che per sue ragioni personali deve mantenere attive le notifiche alle e-mail, per ricevere immediatamente messaggi importanti che esulano dal contesto lavorativo. In tal caso, sappia che è possibile attivare gratuitamente un secondo indirizzo e-mail per il lavoro e che, anzi, probabilmente già lo possiede in quanto il Ministero fornisce gratuitamente gli indirizzi @istruzione.it E’ possibile configurare lo smartphone per ricevere i messaggi del solo indirizzo personale, e usare una seconda app o il browser (su computer o smartphone) per leggere le e-mail della scuola durante il proprio orario di lavoro (ovviamente non in classe).
Concludo dicendo che i commenti che ho letto denotano una scarsa padronanza dei mezzi da parte di chi scrive: e-mail, messaggi istantanei e telefonate sono diversi e non vanno accomunati. E questo andrebbe insegnato anche ai ragazzi, visto che le competenze digitali sono incluse in quelle che la scuola deve sviluppare (e certificare). Mi auguro che Dirigenti e RSU, in fase di contrattazione di istituto, denotino un adeguato livello di competenza in questo senso.

 

 

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