La Dirigenza scolastica rimane sommersa?

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CONFEDIR – Nell’affollato, ma sostanzialmente coreografico, tavolo di ieri tra le parti sociali e la onorevole Marianna Madia, nulla si è saputo sugli atti normativi che oggi saranno licenziati dal Consiglio dei Ministri per riformare la Pubblica Amministrazione, nel cui alveo dovrebbe essere ridisegnata la dirigenza ab imis fundamentis.

CONFEDIR – Nell’affollato, ma sostanzialmente coreografico, tavolo di ieri tra le parti sociali e la onorevole Marianna Madia, nulla si è saputo sugli atti normativi che oggi saranno licenziati dal Consiglio dei Ministri per riformare la Pubblica Amministrazione, nel cui alveo dovrebbe essere ridisegnata la dirigenza ab imis fundamentis.

Tra le varie sigle presenti campeggiavano (nel numero) quelle di comparto, altresì rappresentative (al 56%, secondo gli ultimi, e risalenti, dati ARAN) della dirigenza scolastica, restate completamente silenti sul riscritto punto 9 delle Linee guida della riforma Renzi-Madia, che ora vorrebbe fare salve le specificità della dirigenza medica e della dirigenza scolastica: fosco preludio, per quest’ultima, a permanere reclusa nella propria riserva indiana per non infettare le dirigenze vere, o presunte tali.

E, soprattutto, neanche una parola-una del presidentissimo a vita del reiteratamente autodeclamato sindacato più autorevole e più rappresentativo della dirigenza scolastica (dato ARAN: 36%), e parimenti presidente della confederazione cui è associato.

Solo la CONFEDIR, nella cui delegazione era presente il Segretario Nazionale di DIRIGENTISCUOLA, dr. Attilio Fratta, ha posto il problema della normalità della dirigenza scolastica, in quanto dirigenza manageriale a tutto tondo. Sicché,senza se e senza ma, ha chiesto, come obiettivo minimo, la necessaria equiparazione retributiva e giuridica con la dirigenza ministeriale, cioè dello stesso datore di lavoro, e conseguente fuoriuscita dall’attuale Area quinta o da nuovi recinti che si vogliano prefigurare, nobilitati o meno da suggestive denominazioni.

Solo per i medici – ha poi puntualizzato il Segretario Generale della CONFEDIR, prof. dott. Stefano Biasioli, già primario ospedaliero e dirigente di struttura dipartimentale complessa – il riconoscimento della intrinseca specificità (siccome compendiantesi in una prestazione di natura squisitamente tecnico-professionale, esclusiva o comunque prevalente) dovrebbe comportare il ritorno alla primigenia qualifica di soggetti professional, regolati in un separato contratto; nel mentre la qualifica dirigenziale permarrebbe solo per alcune apicalità prettamente gestionali.

E’ stato pertanto rimarcato che quella esplicata, in posizione apicale, in enti-organi dotati di autonomia funzionale e riconosciuta in Costituzione, è dirigenza piena! E’, cioè, dirigenza che gestisce, conducendole a sistema e orientandole alla destinazione di scopo, risorse umane-strumentali-finanziarie; per l’appunto costituito dalla produzione di un servizio pubblico (formare, educare, istruire), ascritto alla sua esclusiva e giuridicamente esigibile responsabilità.

L’incontro è stato, certo, deludente, ed è sembrato che la ministra fosse interessata solo ad acquisire, dalla vasta platea, un consenso a prescindere, o a scatola chiusa.

E’ però almeno servito a far gettare la maschera ai sindacati che si vantano di rappresentare la dirigenza scolastica, ma hanno – agendo di conseguenza – un prosaico interesse a mantenerla nell’attuale status di figlia di un dio minore.

I sindacati generalisti, grazie al mirabile autolesionismo di datori di lavoro, possono continuare a tenerli surrettiziamente astretti nel comparto scuola, per eroderne i poteri a tutela dell’indistinta e contrapposta massa dei lavoratori della scuola, le centinaia di migliaia di docenti e di personale amministrativo-tecnico-ausiliario (rapporto uno a cento!).

Il più autorevole e rappresentativo sindacato professionale, avendo da tempo saturato il suo fisiologico livello di crescita, è altrettanto prosaicamente interessato a preservare la quinta area della specifica dirigenza scolastica – al di fuori della quale è inesistente – e quindi a evitare che la sua ancora cospicua quota di rappresentatività venga diluita nell’unica e ben più vasta area della dirigenza statale, se non dell’intera dirigenza pubblica. Ed intanto lucra questa propria rendita di posizione a vantaggio di una ristretta oligarchia inamovibile che si auto perpetua con il collaudato e scientifico sistema delle lente cooptazioni.

DIRIGENTISCUOLA è nata – e cresce – per contrastare questo contorto sistema, e si ostina a sperare che i colleghi aprano gli occhi, prendendo finalmente nelle proprie mani il loro destino.

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