Dirigenti Scolastici, Udir: oberati di lavoro, lavorano in sinergia con insegnanti

di redazione
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Udir – Come se non bastassero le tante responsabilità addossate ai DS, con crescenti fatti di cronaca sugli edifici scolastici in decadimento

e presidi finiti alla sbarra e condannati ad anni di carcere, arrivano nuove accuse per loro. Orizzonte Scuola, qualche giorno fa, ha pubblicato una lettera in cui i dirigenti scolastici vengono accusati di permissivismo nei confronti degli studenti e delle loro famiglie:

essa getta in un calderone alcuni comportamenti da imputare forse a qualche dirigente. “Il lassismo della dirigenza scolastica nei confronti di alunni e genitori, voler sempre accontentare l’utenza in ogni modo, non applicare le pur blande norme disciplinari esistenti, un buonismo e giustificazionismo a prescindere con gli alunni, ha favorito la violenza contro gli insegnanti che solo ora si sta rendendo nota all’opinione pubblica anche attraverso i social. Un buonismo e giustificazionismo a prescindere con gli alunni, ha favorito la violenza contro gli insegnanti che solo ora si sta rendendo nota all’opinione pubblica anche attraverso i social”.

Ma si può affermare ciò per tutti i dirigenti scolastici? Certamente no, e generalizzare non fa altro che penalizzare un’intera categoria che porta avanti il proprio operato con rettitudine, oltre ad affossarla, senza tener conto che in realtà essa svolge il proprio dovere con fermezza. È il caso di dire che non si può fare di tutta l’erba un fascio analizzando comportamenti singoli; infatti, cambiando soltanto i ruoli, è come se noi dicessimo che tutti gli insegnanti avanzano atti di violenza su bambini e poliziotti basandoci su casi, per fortuna, isolati e che raggiungono tutti poiché rimbalzati sulla stampa nazionale.

Non è d’accordo con queste generalizzazioni Udir, il giovane sindacato che tutela i DS, che non condivide tale linea e vuole, invece, affrontare il problema alla radice e non caricare le già sature spalle dei dirigenti anche delle aggressioni ai professori da parte di studenti e familiari; inoltre, è altresì certo del non corretto uso della frase di due presidi non meglio identificati che accusano i docenti di non sapere tenere la classe.

Il problema ha una portata più ampia e non può trovare soluzione nel colpevolizzare chi sta a capo della scuola: come ha osservato in passato anche lo psichiatra Paolo Crepet, occorre un rispetto assoluto della necessità di dare agli alunni un percorso fatto di fatica e successi e per fare ciò è necessario lo sforzo di tutti, docenti e dirigenti.

Sostenere che i docenti non vanno più dal dirigente a segnalare le piccole angherie che subiscono quotidianamente “perché trovano un muro di gomma” non è esatto: bisognerebbe invece coinvolgere famiglie e consigli di classe nella definizione del comportamento, anche di singoli casi. Il preside, in buona norma, non può avere il ruolo di castigatore sulla base di segnalazioni non strutturate dagli organismi scolastici. Inoltre, l’affermazione che i DS fanno “forti pressioni per promuovere sempre e comunque e per alzare i voti di profitto e di condotta” non appare come una vera motivazione operativa. Insomma, la scuola non è luogo di personalismi: è un posto di condivisione e di crescita, anche dei docenti e dei dirigenti.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir, afferma che “I presidi sono oberati di lavoro e oneri: come abbiamo più volte ribadito, malgrado le richieste di revisione di legge, di cui l’Udir s’é fatta più volte carico, i dirigenti a capo delle scuole continuano a rimanere potenziali responsabili di accadimenti, per la cui prevenzione non hanno grossi margini di azione. Noi ci battiamo al loro fianco e poniamo dei certi e validi aiuti. Ma poi dobbiamo fare anche i conti con accuse come quelle apparse in questi giorni”.

“Per noi e per lo Stato – continua il presidente Pacifico – il dirigente ha un ruolo strategico anche nel gestire complessivamente la condotta di classe, sulla base di un lavoro condiviso e sinergico con il corpo docente. In ogni caso, sarebbe ora di finirla con lo scaricare su chiunque quello che in realtà è un problema condiviso e che solo la corretta interazione scuola-famiglia in tutte le sue sfaccettature gerarchiche può risolvere. “Quousque tandem abutere, Catilina, patienia nostra?” Bisogna avviare il vero momento della collaborazione, sempre con il pensiero rivolto ai ragazzi”.

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