Dirigenti scolastici: no a integrazione retributiva per eliminare sperequazione. Sentenza Cassazione

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Per la Sezione Lavoro della Cassazione (Sentenza n. 32370, depositata l’8 novembre 2021)) i Dirigenti Scolastici vincitori del concorso ordinario e provenienti dal ruolo di docenti, non hanno diritto all’integrazione retributiva necessaria per eliminare la sperequazione, introdotta dal contratto collettivo, rispetto ai colleghi dirigenti che in precedenza hanno rivestito la qualifica di preside o di direttore didattico.

Il riconoscimento del diritto all’integrazione retributiva

In prima battuta il Tribunale, adito da alcuni Dirigenti Scolastici, vincitori del concorso ordinario e provenienti dal ruolo di docenti, aveva riconosciuto loro il diritto all’integrazione retributiva necessaria per eliminare la sperequazione, introdotta dal contratto collettivo, rispetto ai dirigenti che in precedenza avevano rivestito la qualifica di preside, ovvero di direttore didattico. Solo a queste due ultime categorie, infatti, il contratto collettivo riconosceva o la retribuzione individuale di anzianità se stabilmente inseriti nel ruolo soppresso, o l’assegno ad personam, e più precisamente per i docenti che nell’anno precedente all’attribuzione della qualifica dirigenziale erano stati incaricati provvisoriamente della funzione. Secondo il Tribunale, in virtù del principio di parità di trattamento, anche ai vincitori di concorso doveva essere riconosciuto il RIA (retribuzione individuale anzianità), da quantificare con i medesimi criteri già previsti per presidi e direttori didattici.

Il diniego dell’integrazione retributiva

La Corte d’Appello, adita dal Ministero, ha invece negato l’integrazione, facendo leva sulla circostanza che nel contratto collettivo è legittimo valorizzare le pregresse esperienze e differenziare il trattamento, pur a fronte dell’espletamento delle stesse funzioni.

Cassazione: nessuna integrazione salariale ai DS che non hanno rivestito la funzione di preside o direttore didattico

Nell’ambito della dirigenza scolastica, ai fini retributivi, al regime ordinario previsto per i dirigenti di nuova assunzione, risultano affiancati due trattamenti speciali, destinati ad esaurirsi nel tempo e riservati, rispettivamente, agli ex capi di istituto ed ai reggenti, ed accomunati dalla necessità di evitare che l’acquisizione della qualifica dirigenziale si risolva in un peggioramento del trattamento retributivo già acquisito. Il contratto collettivo, nel disciplinare il passaggio dall’uno all’altro sistema retributivo, ha ritenuto di dovere salvaguardare il trattamento già raggiunto dagli ex capi di istituto e dai dirigenti che avevano maturato un’esperienza specifica in qualità di reggenti. La pretesa dei ricorrenti ad essere equiparati ai colleghi che avevano in precedenza ricoperto le funzioni di capo d’istituto, secondo la Cassazione si fonda su un’asserita piena equiparazione delle due situazioni a confronto, nella realtà insussistenti. Per l’effetto, la domanda azionata da parte dei DS ricorrenti, finalizzata all’attribuzione del medesimo trattamento economico riservato agli ex capi di istituto o ai reggenti, è stata rigettata in via definitiva dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione.

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