Dirigenti scolastici, l’8 luglio protestano davanti al Ministero

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Nessuna risposta è giunta dal Ministero dell’Istruzione a seguito del documento trasmesso da DIRIGENTISCUOLA, l’associazione che rappresenta presidi e dirigenti scolastici italiani, il 15 giugno scorso, con il quale è stato proclamato lo stato di agitazione della dirigenza scolastica.

Davanti all’indifferenza del dicastero, l’Associazione ha deciso di mettere in atto le dovute azioni di protesta e di lotta, a partire da una manifestazione dei dirigenti membri, aperta a quanti volessero aderire, organizzata per giovedì 8 luglio., dalle ore 11.00 alle ore 13.00, davanti al Ministero.

La protesta proseguirà i primi di settembre, in occasione dell’inizio del nuovo anno scolastico, con un sit-in e sciopero della fame e della sete ad oltranza, nonché con la disobbedienza civile per tutte le mancanze del Ministero.

Lo stato di agitazione è finalizzato alla risoluzione immediata dei temi più urgenti legati alla mobilità e all’affidamento dei nuovi incarichi, rendendo nuovamente disponibili le 370 sedi normodimensionate illeggittimamente sottratte.

Inoltre, è assolutamente necessario ripristinare il tavolo tecnico della dirigenza, programmato in precedenza dal Ministero, con l’ammissione esclusiva delle associazioni interne all’AREA, senza che questo venga aperto e strumentalizzato politicamente, come avvenuto di recente.

Le azioni di protesta, per cui nei prossimi giorni renderemo noti gli aspetti organizzativi, si protrarranno fino a quando l’Amministrazione non affronterà i problemi della dirigenza scolastica, concretizzando gli obiettivi e gli accordi che hanno seguito i numerosi confronti precedenti.

Abbiamo tentato in tutti i modi di evitare lo scontro, ritenendo che fosse anche interesse dell’Amministrazione. Ci eravamo illusi che con il Ministro Bianchi le cose sarebbero cambiate, invece stanno peggiorando.” – così interviene il Presidente di DirigentiScuola, Attilio Fratta, che aggiunge – “Con questi presupposti con il prossimo CCNL non sarà raggiunta alcuna perequazione, come non saranno cambiati gli istituti contrattuali inerenti la mobilità.”

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