Dirigenti scolastici come equilibristi, la loro vita quotidiana in uno studio della FGA

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Uno studio promosso dalla Fondazione Giovanni Agnelli e realizzato da Massimo Cerulo

Uno studio promosso dalla Fondazione Giovanni Agnelli e realizzato da Massimo Cerulo

Quali sono le attività principali svolte dal Dirigente Scolastico nella sua quotidianità professionale? Quali e quanti ruoli si trova “costretto” a recitare? Quanto interagisce e quali comportamenti adotta nel rapporto con docenti, personale ATA, studenti e soggetti esterni al campo scolastico? Che rapporto instaura con il Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi e con gli altri suoi più stretti collaboratori?

Un nuovo studio promosso dalla Fondazione Giovanni Agnelli dal titolo GLI EQUILIBRISTI. LA VITA QUOTIDIANA DEL DIRIGENTE SCOLASTICO: UNO STUDIO ETNOGRAFICO prova a rispondere a queste domande. Lo studio è stato condotto da Massimo Cerulo, sociologo dell’Università di Perugia, ed è pubblicato come ebook dall’editore Rubbettino. L’ebook si può scaricare gratuitamente dal sito della Fondazione Giovanni Agnelli (www.fga.it)
Il sociologo Massimo Cerulo ha applicato la tecnica dello shadowing, seguendo “come un’ombra” per un’intera settimana quattro dirigenti scolastici di scuole secondarie superiori in quattro regioni italiane (Piemonte, Veneto, Calabria, Puglia) raccontando e analizzando comportamenti, dialoghi, interazioni, non detti.

Il risultato è un’innovativa analisi sociologica che focalizza lo sguardo su una delle figure professionali più discusse degli ultimi mesi, facendo in particolare emergere che oggi il dirigente scolastico italiano è costretto a fare mille mestieri diversi, ma con difficoltà trova il modo e il tempo per essere un vero leader educativo.

Nei quattro casi descritti dallo studio e presentati nell’ebook, il dirigente scolastico trascorre, infatti, gran parte delle sue ore di lavoro occupandosi di attività di carattere amministrativo e in senso lato organizzativo, cercando di fare fronte alle necessità di relazione con gli enti locali, con il Ministero, con insegnanti, studenti e genitori, e talvolta addirittura a obblighi di natura giudiziaria in luogo dell’avvocatura dello Stato. Manca quasi del tutto, invece, la leadership educativa: in nessuna delle scuole investigate il dirigente è colto mentre discute con il collegio o i singoli docenti degli specifici indirizzi educativi della scuola, dei pregi o dei limiti delle attuali pratiche didattiche adottate (e come possibilmente rinnovarle), dei problemi di questa o quella classe o di questo o quel dipartimento. È difficile dire per quali ragioni ciò avvenga e le interpretazioni possono essere diverse: può trattarsi di una scelta legata alla volontà di mantenere il “quieto vivere” nella scuola, astenendosi dall’interferire in un ambito che è spesso percepito di stretta e unica competenza del corpo docente, oppure più semplicemente ai dirigenti spesso manca il tempo – o forse talvolta le competenze – per dedicarsi agli aspetti didattici. In ogni caso, si tratta di un problema serio: se il preside – per una ragione o per l’altra – perde di vista l’oggetto stesso della sua azione, la sua efficacia non può che essere ridotta.
 
La Fondazione Agnelli, peraltro, è convinta che la creazione di posizioni di staff darebbe maggiori e corretti incentivi a docenti di valore che lavorano nella scuola e allo stesso tempo aiuterebbe il dirigente a non essere più “un uomo solo al comando”:  la questione di un più solido “middle management” della scuola, dello staff del dirigente e dei suoi collaboratori più stretti resta una delle più urgenti da risolvere sul piano dell’organizzazione scolastica.

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