Dirigenti scolastici beffati dalla Befana. Anief: con il nuovo contratto i soliti aumenti-vetrina

di redazione
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UDIR – La befana non porta di certo doni preziosi ai dirigenti scolastici: sulla base di quanto stanziato nell’ultima Legge di Stabilità, chi dirige un istituto scolastico riceverà per il biennio 2016/2017 appena 326,50 euro di arretrati e aumenti netti di 64 euro da marzo 2018.

Chi pensava che il rinnovo del contratto dei 7mila dirigenti scolastici italiani avrebbe portato aumenti considerevoli, ora è servito.

Il calcolo è presto fatto: se si somma lo stipendio tabellare dei dirigenti scolastici alla retribuzione di posizione di parte fissa come maggiorata per questo nuovo anno dalla Legge di Stabilità 2018, pari al 3,48% di aumento finanziato nel contratto per sbloccare gli stipendi, si producono aumenti mensili di 134 euro; quindi appena 97 euro al netto del lordo Stato, ovvero poco meno di 64 euro nette dopo la tassazione fiscale. Il calcolo riguarda uno stipendio complessivo annuale di 50mila euro lordi, molto vicino a quello che percepiscono in media i nostri presidi, ovvero quasi la metà dei colleghi della medesima Area ma operanti in ambiti diversi dalla Scuola.

“Noi come Udir lo diciamo da quando siamo nati – dice il suo presidente nazionale Marcello Pacifico, che è anche leader Anief -, sia gli 85 euro lordi tanto decantati nell’intesa sindacale firmata da CGIL, CISL e UIL il 30 novembre 2016, sia la perequazione dei presidi sono solo fumo negli occhi. Per non parlare degli arretrati di cui lo 0.38% e il 1.09%, spettante rispettivamente su uno stipendio complessivo di 47mila euro per gli anni 2016 e 2017 pari a 85,5 euro per il primo anno e 241 euro nette per il secondo anno di arretrato”.

“Oggi è una Befana tutt’altro che fruttuosa, quindi, per i nostri dirigenti scolastici. Sarebbe meglio dare il carbone a quei decisori politici e legislativi che da tempo dicono che in Italia i capi d’istituto svolgono un lavoro enorme e carico di responsabilità, in cambio di compensi ridicoli, salvo poi approvare incrementi vergognosamente bassi, praticamente pari al ricavo di una sola reggenza di un mese in tutto il resto del biennio”, conclude il presidente nazionale Udir.

Ecco perché risulta indispensabile rivolgersi al giudice per rivendicare quanto dovuto, compresi gli interessi: il fine del ricorso è sbloccare l’indennità di vacanza contrattuale che da sola porterebbe aumenti 7,5 volte superiori per il biennio trascorso e una volta e mezza in più per questo nuovo anno. Scarica e invia già da ora la diffida.

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