Dirigenti scolastici. ANIEF, parte la valutazione che porterà ai premi-miseria e ai trasferimenti d’ufficio

di redazione
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ANIEF – È iniziato il conto alla rovescia che porterà presto alla valutazione, dopo i docenti, anche dei Dirigenti scolastici: con le Linee guida emesse dal “Sistema nazionale di valutazione”, della direttiva ministeriale n. 36/2016, sono state poste le modalità con cui il Direttore Generale dell’Ufficio scolastico regionale emetterà il giudizio su ogni capo d’Istituto, sulla base degli elementi forniti dai Nuclei di Valutazione.

Si tratta della nota esplicativa relativa alla definizione del Piano regionale di valutazione, pubblicato nel Portale Valutazione del sito internet del Ministero e in quello dell’USR, all’interno della sezione Amministrazione trasparente.

Il Direttore adotta annualmente il Piano sulla base della proposta del coordinatore regionale del servizio ispettivo. Come riassunto dalla rivista Orizzonte Scuola, il Piano è annuale e contiene: eventuali obiettivi definiti dal Direttore con riferimento al contesto territoriale; relazione sullo stato del sistema di valutazione a livello regionale e di attuazione degli obiettivi previsti dal Piano precedente; il numero dei Nuclei di valutazione di cui all’articolo 9 da attivare presso l’Usr. Il Piano regionale, che si articola in tre sezioni (obiettivi regionali, relazione sullo stato del sistema di valutazione, nuclei di valutazione), dovrà essere pubblicato entro il mese di dicembre e agli Uffici scolastici sarà fornito un format unico per la sua definizione.

Successivamente, dopo una fase di autovalutazione del Dirigente scolastico, prevista tra gennaio e maggio 2017, entrerà in scena il nucleo valutante – composto da ispettori e da un altro Dirigente scolastico – che avrà il compito di verificare l’autovalutazione di ogni preside. L’ultima azione da adottare sarà ad appannaggio della direzione generale degli Uffici scolastici regionali, cui spetterà esprimere il giudizio finale su ogni preside che opera nel territorio. Fondamentale sarà la verifica di documenti quali il Rav, il Ptof, il Piano per l’inclusione, la valorizzazione dei docenti (bonus), il piano di formazione, il fascicolo personale del Ds: su quest’ultimo, confluiscono tutte le segnalazioni di cattivo comportamento gestionale del Dirigente scolastico.

Saranno tre, in sintesi, le aree della valutazione: competenze gestionali ed organizzative finalizzate al raggiungimento dei risultati, correttezza, trasparenza, efficienza ed efficacia dell’azione dirigenziale, in relazione agli obiettivi assegnati nell’incarico triennale; valorizzazione dell’impegno e dei meriti professionali del personale dell’istituto, sotto il profilo individuale e negli ambiti collegiali; apprezzamento del proprio operato all’interno della comunità scolastica.

Sono quattro, poi, i ‘gradi’ di valutazione previsti dalla direttiva: mancato raggiungimento degli obiettivi, buon raggiungimento degli obiettivi, avanzato raggiungimento degli obiettivi, pieno raggiungimento degli obiettivi. L’esito della valutazione sarà utilizzato per la retribuzione di risultato dei Dirigenti: in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, il Dirigente potrà essere assegnato inizialmente ad un altro istituto scolastico; qualora la valutazione risultasse ancora negativa, il dirigente uscirà dalla conduzione delle scuole e verrà messo a disposizione dell’Usr.

Anief-Dirigenti Scolastici ribadisce che se esiste ormai una premialità e una valutazione dei docenti, sarebbe stato inconcepibile che ciò non si fosse realizzato anche per chi dirige le scuole. Detto questo, tuttavia, non va dimenticato che già oggi tutti i Dirigenti vengono valutati, almeno formalmente, nonostante quasi sempre la valutazione si risolva in un pro-forma: ben vengano, quindi, le valutazioni. Rimangono, però, ancora molti nodi da sciogliere. Ad esempio, in ogni nucleo valutante ci dovrebbero essere un Dirigente e due esperti: ma cosa si intende per “esperti”? Esperti di cosa? Siamo così sicuri, inoltre, che un Direttore regionale sia in grado di conoscere a fondo l’operato di anche mille Dirigenti scolastici, di analizzare altrettanti report dei nuclei di valutazione e, soprattutto, conosca approfonditamente tutti i Piani dell’offerta formativa? Tutto questo è fattibile?

Per quanto concerne, inoltre, la retribuzione di risultato, da assegnare tramite valutazione esterna, il problema non è da meno perché avremo: il pieno raggiungimento degli obiettivi, l’avanzato raggiungimento, il buon raggiungimento. Il livello più alto avrà tra il 16% e il 37% in più rispetto a quello più basso; il livello intermedio avrà il 5% in più rispetto al livello inferiore. La retribuzione di risultato attuale, però, non arriva al 4% dello stipendio: cosa si vuole “premiare” con 175 euro lordi al mese? Ciò significa che qualche preside avrà 150 euro al mese lordi di premio e qualcuno ne prenderà 200, sempre lordi: il tutto, a fronte di una mole di responsabilità notevolmente aumentata con l’autonomia e la Buona Scuola.

“Si tratta di cifre ridicole perché stiamo parlando di Dirigenti statali – ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – e gli stipendi dei Dirigenti scolastici sono praticamente dimezzati rispetto ai colleghi di altri comparti pubblici. L’ha detto anche, di recente, la Ragioneria Generale dello Stato, che è andata ad analizzare le loro buste paga dell’anno 2014: attraverso i dati raccolti dall’Aran (aggiornamento all’anno 2014 delle elaborazioni statistiche sulle retribuzioni medie pro-capite nella PA), sono emerse differenze sensibili. Per questo, con il nuovo contratto bisogna aumentare le risorse e non solo per la retribuzione di risultato raggiunta da ogni preside”.

È bene ricordare che i fondi stipendiali da assegnare ai dirigenti scolastici non possono di certo essere solo quelli derivanti dallo sblocco del Fondo Unico per le retribuzioni di risultato e posizione dei dirigenti scolastici, stabilito dalla Legge 122/2010. Se è vero, infatti, che vengono confermati i 163.578.766 euro già comunicati in precedenza, mancano all’appello 60 milioni di euro: anzi, il disavanzo ha raggiunto quota 70 milioni. I Dirigenti scolastici, pertanto, perderanno quest’anno circa 8.750 euro e il prossimo anno la propria retribuzione scenderà ancora: gli stessi potranno contare, quindi, solo sulla retribuzione di risultato non percepita negli ultimi anni.

Anief-Dirigenti apprende, intanto, che a una preside della Calabria, andata in pensione il 1° settembre scorso, la Ragioneria territoriale dello Stato di Cosenza ha chiesto la restituzione di 8.591,93 euro lordi, 5.766,04 netti. Nel decreto della Ragioneria vi sono due pagine di premesse, ma non viene menzionato con chiarezza il provvedimento che è all’origine del recupero della somma. L’unica spiegazione consiste in “decreti di posizione e risultato n. 1957 del 13, 16 e 20/05/2016 registrati dalla RTS di Cosenza il 20 e 27/06/2016”, che non dicono praticamente nulla.

Viene da chiedersi, inoltre, come mai la Ragioneria territoriale dello Stato di Cosenza abbia preso un’iniziativa del genere: si tratta, infatti, di un ufficio “pagatore” che agisce in applicazione di disposizioni emesse dalla amministrazione competente, quale è l’Ufficio scolastico regionale che, però, non ha comunicato niente alla dirigente neo-pensionata. Tuttavia, secondo indiscrezioni, sembra che l’Usr Calabria abbia emesso degli atti unilaterali di taglio degli stipendi dei dirigenti scolastici: c’è già chi teme che si possa trattare dei decreti “misteriosi” citati dalla Ragioneria di Cosenza.

Se così fosse, ci troveremmo dinanzi a un doppio errore: a seguito della Conferenza dei Servizi del 4 agosto scorso, il Ministero dell’Istruzione ha, infatti, dato disposizione di ritirare gli atti unilaterali e ha dato mandato agli Usr di riprendere le trattative per stipula del Contratto integrativo regionale dal 2012/2013 al 2014/2015, nonché del CIR 2015/2016, come in effetti sta succedendo in tutte le regioni italiane. Se così fosse, la Calabria starebbe andando per conto suo applicando delle decurtazioni illegittime. Anief-Dirigenti, pertanto, consiglia di inviare immediata una diffida alla Ragioneria territoriale e anche all’Usr, artefici della restituzione priva di fondamento.

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