Dirigenti scolastici, Anief: i 500 presidi assunti con la 107 in balia della Consulta

di redazione
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Anief – Il Governo aveva chiesto al presidente della Corte costituzionale di rinviare a novembre l’udienza pubblica che avrebbe potuto dichiarare incostituzionale la Buona scuola e travolgere la posizione di chi aveva superato il corso-concorso ed era stato assunto nei ruoli del ds, tra cui nome illustri.

Ebbene all’indomani dell’approvazione senza modifiche del decreto legge sulla semplificazione presso la Camera dei Deputati, in assenza di emendamenti specifici richiesti da Anief, tutto rimane come prima e il 2 aprile altri 500 presidi assunti ormai da tre anni potrebbero essere licenziati, per via del ricorso presentato da un migliaio di ricorrenti del concorso 2011 che contestano la loro unica esclusione.

La procedura selettiva per dirigenti scolastici subisce delle modifiche, che però non sono risolutive: la Camera, dopo il voto di fiducia sulla legge di conversione del Decreto Legge semplificazioni (n. 135/2018), ha infatti approvato poco fa in via definitiva il provvedimento nel testo licenziato con modificazioni dal Senato. Rimane in vita la prova orale, mentre verrà meno la fase successiva della formazione e tirocinio, già prevista dal bando. Nessuna soluzione arriva invece per i docenti ricorrenti contro il bando di concorso 2011 e dei presidi incaricati a un nuovo corso intensivo per l’immissione in ruolo, sui quali presto si pronuncerà la Consulta. Il suo presidente, Marcello Pacifico: presto i nodi verranno al pettine. E quella parte della politica che ha voluto questo si dovrà prendere le proprie responsabilità, per avere di fatto incrementato un contenzioso sul quale si poteva invece dire la parola fine.

Al di là di avere ampliato la platea dei vincitori e avere cancellato l’anno di tirocinio, ma solo per i non ricorrenti, Anief rileva che la maggior parte delle questioni sollevate rimane irrisolta. Ed è un vero peccato, perché in questo modo si è dato il la ad un sicuro strascico giudiziario che si poteva evitare. Stiamo parlando dei docenti ricorrenti contro il bando di concorso 2011 (G.U. n. 56 del 15 luglio 2011) e dei presidi incaricati a un nuovo corso intensivo per l’immissione in ruolo: in tal modo, si sarebbe potuto dare giustizia a delle precise istanze, ma anche sanare il contenzioso in corso giunto alla Corte Costituzionale, prossima ad esprimersi, nel mese di aprile, sulla legittimità dell’articolo 1, comma 88, della legge n. 107/15 e delle successive assunzioni disposte, foriere di ulteriori discriminazioni.

“Abbiamo assistito all’ennesima decisione pilatesca e poco responsabile da parte della politica – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che non sana la posizione di tanti ricorrenti discriminati, dà linfa ai ricorsi in tribunale e ora rischia di compromettere pure l’assunzione di circa 500 nuovi dirigenti, disposta a seguito delle procedure riservate disposte dal D. M. n. 499 del 20 luglio 2015”.

Quella norma ha infatti portato ad una palese disparità di trattamento nei confronti dei ricorrenti al bando del 2011, consentendo l’immissione nei ruoli dei dirigenti scolastici, previa procedura riservata, ai soli ricorrenti delle procedure concorsuali 2004 e 2006 e ai quei candidati che pure avevano ottenuto una sentenza favorevole almeno nel primo grado di giudizio alla data di entrata in vigore della legge 107/2015.

“Invece di rispettare il principio di uguaglianza e salvaguardare realmente la posizione dei dirigenti scolastici già assunti, si è preferito mettere la testa nella sabbia, rischiando ora seriamente di mandare tutti a casa per via di una strada intrapresa che la Corte Costituzionale potrebbe tacciare come incostituzionale. Noi, come sindacato autonomo, la soluzione l’avevamo trovata, esponendo un mese fa, in audizione al Senato, le ragioni dei docenti ricorrenti sinora a torto inascoltati. Poi, ci siamo fatti da tramite con alcuni emendamenti specifici, ripresentati di recente dai senatori dell’opposizione di Forza Italia, Liberi e Uguali e Fratelli d’Italia”.

“La maggioranza, su spinta del governo, ha invece preferito ignorare tutto questo. Pensando che l’accelerare l’iter di selezione dei nuovi dirigenti possa sanare tutto. Le cose, come ovvio, non stanno così. Perché presto i nodi verranno al pettine. E quella parte della politica che ha voluto questo si dovrà prendere le proprie responsabilità, per avere di fatto incrementato un contenzioso sul quale si poteva invece dire la parola fine. Il rischio di tutto questo – conclude Pacifico – è che l’alto numero di istituti senza dirigente scolastico e assegnati in reggenza, anziché ridursi, possa addirittura ampliarsi. Con danni evidenti sugli studenti e tutto il personale”. Il ministro Bussetti dovrà rispondere in prima persona di questa scelta.

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