Dirigenti non al comando, ma a servizio della scuola e dell’educazione. Lettera

di redazione
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Inviato da Fernando Mazzeo – La profonda crisi pedagogico-istituzionale della scuola e le problematiche specifiche della dirigenza scolastica sollevano interrogativi circa l’opportunità di una ridefinizione della figura del dirigente non come un semplice garante di esecuzioni, ma come un qualificato organizzatore di rapporti umani positivi, un’avanguardia professionale e scientifica realmente vicina a chi l’esperienza educativa la vive concretamente.

Si tratta di pensare ad un rinnovamento e ad una ridefinizione della funzione direttiva nella prospettiva di una nuova e diversa gestione degli ambienti educativi in grado di rafforzare non le funzioni esecutivo-amministrative, ma quelle innovativo-animazionali.

La scuola è un ambiente che va sempre più riconosciuto come ambiente che non ha a che fare con questioni legate alla produttività, ma comprende l’attenzione per le dimensioni umane e relazionali e sancisce in termini decisamente drastici l’incompatibilità tra gli aspetti burocratici e quelli educativi.

Pertanto, gli attuali criteri e le relative procedure concorsuali per la selezione dei nuovi Dirigenti scolastici, sollevano dubbi circa l’ impegno politico istituzionale per un concreto miglioramento dei servizi educativi ed una nuova e razionale utilizzazione delle risorse e delle competenze.

Sullo sfondo e nel quadro di questa situazione è sempre attuale l’idea di una ridefinizione della dirigenza in modo da poter disporre di un organo tecnico al quale possa essere affidata l’ animazione pedagogica, l’organizzazione del lavoro didattico, la promozione e il coordinamento delle istanze innovative.

La dirigenza scolastica deve costituire una sorta di leva promozionale a vantaggio non solo di una precipua identità giuridica e amministrativa, ma, soprattutto, a vantaggio di una permanente elevazione professionale dei docenti ed una soddisfazione di bisogni funzionali alla promozione di modalità organizzative ed operative in grado di agevolare il coordinamento del corpo docente e il loro solidale impegno nel comune lavoro educativo e didattico.

Pur senza entrare nello specifico di una sterile enumerazione di compiti e funzioni, ci preme sottolineare la necessità, per le singole istituzioni scolastiche, di operare efficacemente in rapporto alle caratteristiche e alle esigenze educative.

Tutto ciò implica la convinzione che la scuola debba essere un’organizzazione integrata che favorisca la collaborazione e disponga di una guida capace di promuovere e ben orientare il compito educativo di ciascuno.

In linea generale, la figura del Dirigente scolastico come coordinatore pedagogico, si profila come un sostegno strutturale e funzionale necessario non soltanto per affrancare dal rischio di disarmonicità tutte le attività, ma, soprattutto, per la funzionalità del sistema scolastico in quanto sistema. In questo senso, il Dirigente coordinatore pedagogico si pone non in una situazione di comando, ma in una relazione di aiuto nei confronti degli alunni, delle loro famiglie e degli stessi educatori non sempre adeguatamente valorizzati nella nostra società: basti pensare al fatto che è sempre più forte e diffusa la percezione dei docenti come semplici “custodi”, come figure istituzionali poste ai margini dell’intero sistema sociale.

In pratica, collocare la dirigenza scolastica nell’ottica specifica del coordinamento pedagogico è condizione essenziale per una scuola che vuol essere viva, autonoma e qualificata come un’istituzione intenzionalmente educativa.

In altri termini, il ruolo di coordinatore pedagogico adeguatamente definito, ben strutturato e ben esplicitato all’interno della funzione direttiva, è condizione di funzionalità, di facilitazione del compito educativo e di autenticazione degli obiettivi che legittimano la stessa struttura e che, quindi, legittimano la scuola nella sua specifica ed essenziale finalizzazione educativa.

Per questa ragione, nella scuola devono emergere con maggiore chiarezza ed incisività i caratteri e le dimensioni di originalità e specificità per rendere attive le condizioni che favoriscono lo sviluppo e la crescita della scuola in una continua rielaborazione, pedagogicamente avvertita, di metodi e di iniziative collegate ai bisogni educativi dei ragazzi.

Il coordinamento pedagogico è uno strumento necessario per garantire alle singole istituzioni scolastiche una figura dirigenziale competente in materia organizzazione del lavoro, di consulenza tecnica in ordine ai progetti di sperimentazione, alla verifica metodologica e all’organizzazione di proposte di aggiornamento culturale e professionale.

Ove queste specifiche competenze mancassero l’attività del dirigente scolastico risulterebbe incongruente e, conseguentemente, improduttiva.

Questa attenzione alla figura del dirigente scolastico non come semplice burocrate, ma come figura istituzionale sostenuta e rafforzata da una pratica educativa capace di mantenersi attenta al contesto storico, sociale e culturale in cui la scuola è chiamata ad operare, conferisce sicurezza operativa, vivacità d’azione, coerenza propositiva e, soprattutto, efficacia all’azione educativa e didattica.

Il dirigente coordinatore ha, allora, un suo proprio ambito di intervento e precise competenze pedagogiche che gli consentono di operare con professionalità nel campo dell’educazione secondo linee di piena responsabilità dell’attività e del successo scolastico.

C’è dunque da augurarsi che le forze politiche prendano seriamente in esame la questione della dirigenza scolastica e le diano un precipuo indirizzo educativo non solo per rafforzarla in una fase di grave crisi d’identità, ma anche per far funzionare effettivamente tutti i suoi apparati in vista della salute organizzativa di una istituzione che non pone questioni di produttività, ma spinge verso dimensioni umane e relazionali.

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