Dirigenti: incarichi triennali, torneranno a fare i docenti. Come funzionerà. L’Accountability invertito

di Paolo Damanti
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A lasciare di stucco il mondo della scuola, la Giannini che, durante una videochat su RepubblicaTv, ha parlato di dirigenti a tempo.

A lasciare di stucco il mondo della scuola, la Giannini che, durante una videochat su RepubblicaTv, ha parlato di dirigenti a tempo.

In realtà, non si tratta di una novità per i lettori di OrizzonteScuola, dato che il 24 marzo l'Onorevole Puglisi, in una intervista, ha affermato che i dirigenti avranno incarichi triennali, alla fine dei quali rischiano di non essere riconfermati. Il Ministro ha aggiunto qualche particolare in più.

"Il preside della 'Buona scuola' – ha affermato il Ministro ad una domanda di Corrado Zunino durante una videochat su Repubblica – è un leader educativo, è una persona che viene dall'insegnamento, che si occupa di scuola, che ritornerà, verosimilmente, perché poi il periodo è come in altri modelli internazionali immaginato come un periodo temporaneo. Sarà 'preside rettore', una persona che si mette a servizio nel suo settore di appartenenza con poteri e strumenti in grado di prendere delle decisioni."

Si andrà verso il preside elettivo?

A questo punto, è mancata la domanda di Zunino che avrebbe dovuto chiedere al Ministro Giannini se il "preside rettore" sarà eletto, come i rettori delle università.

Si tratta di una soluzione auspicata da molti e sulla quale si discute da tempo, che riequilibrerebbe quella possibilità data ai dirigenti di scegliere i propri docenti.

Chi giudicherà i dirigenti e su cosa?

Delusi quei docenti che sperano in un giudizio da parte dei Collegi docenti.
Se ne occuperà, se non ci saranno modifiche ulteriori, un nucleo di valutazione istituito presso l'amministrazione scolastica regionale, presieduto da un dirigente e composto da esperti anche non appartenenti alla stessa amministrazione.

I dirigenti saranno valutati sui criteri di scelta, valutazione e valorizzazione dei docenti e sui risultati che l'istituzione scolastica raggiungerà, giudicando anche le azioni messe in campo dal dirigente per i miglioramenti.

Ricordiamo che la direttiva 11 del 18 settembre 2014 prevedeva che l'INVALSI avrebbe emanato entro dicembre 2014 gli indicatori per la valutazione dei dirigenti, legati al processo di autovalutazione d'istituto già avviato nelle scuole. Emanazione non avvenuta: si tratta di un segnale di cambiamenti legislativi? Vedremo.

Nel Documento Economico e Finanziario si fa riferimento anche alla valutazione dei dirigenti, come uno dei cardini del miglioramento del sistema scolastico.

Secondo il DEF 2015, i dirigenti avranno incarichi triennali: "riceveranno degli obiettivi di mandato individuati dagli USR sulla base dei dati della SNV. Il raggiungimento di tali obiettivi sarà oggetto di valutazione periodica anche al fine di quantificare una parte di retribuzione". Nessun riferimento, però, a cambiamenti di sede o ritorno in cattedra per chi non raggiunge gli obiettivi. Per questi particolari bisognerà attendere la legge delega.

L'accountability

I dirigenti "dovranno rendere conto", aumento di poteri sì, ma "con trasparenza e chiarezza – afferma il Ministro – dovranno motivare tutte le scelte fatte e poi risponderne".

"Accountability", afferma il Ministro, o, in Italiano: essere chiamato a rendere conto delle proprie azioni.

Cos'è l'accountability. Il soggetto che è investito da una delega ha l'obbligo di informare sulle sue azioni e decisioni (nel caso del dirigente sulla scelta dei docenti, sul loro utilizzo, sulla loro valorizzazione, sulle azioni che metterà in campo per migliorare la scuola e sui risultati raggiunti), nonché essere sanzionato rispetto alle decisioni (nel caso essere spostato di scuola o tornare a fare il docente).

C'è, però, un'anomalia nella ricostruzione da noi effettuata con gli indizi raccolti in queste settimane. Perché l'accountability prevede che il soggetto delegato venga giudicato dalla "collettività", che in questo caso è la comunità dei docenti, dei genitori, degli studenti e di tutti i soggetti coinvolti nel processo educativo.

Nel nostro caso sarebbe l'amministrazione centrale a giudicare il dirigente e non la comunità, a meno di prossimi cambiamenti della legislazione. L'assetto che si verrebbe a creare sarebbe piramidale, con l'amministrazione che giudica i dirigenti e questi ultimi che giudicano e scelgono di docenti.

Se volessimo effettuare un paragone, è come se, per capirci, un politico dovesse rendere conto al vertice del suo partito, invece che all'elettorato. Commenta su FaceBook

Tutto sulla Buona scuola, con il testo del DDL

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