Dirigente: no a pasta con sugo per bambini che non usufruiscono della mensa

di redazione
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A riportare la notizia è “IlFattoQuotidiano.it” riferendosi alla circolare di un dirigente scolastico per regolamentare il cibo portato da casa.

Il dirigente scoalstico dell’Istituto comprensivo Ardea 3, con una apposita circolare, ha vietato primi e secondi piatti conditi in classe per gli oltre 300 alunni che non usufruiscono del refettorio.

Il dirigente ha detto sì al pasto da casa ma senza condimento: burro, sugo, olio, creme.

Il pasto, secondo la circolare, può consistere in: “panini, toast, pizza farciti con prosciutto cotto, cotolette, frittata, formaggi stagionati, verdure cotte e crude”. Immancabile la protesta dei genitori, proti a dare battaglia.

Il regolamento del dirigente, come riporta il quotidiano, è frutto di una elaborazione del Consiglio d’istituto che ha dettato le regole della dieta da seguire.

Tra i consigli alimentari dell’organo collegiale: almeno una porzione di frutta e una di verdura (una manciata cruda o cotta). Una porzione di farinacei (ad esempio panini, pane arabo, piadine), se possibile scegliere le varietà integrali. Una porzione di latticini (formaggio, yogurt). Una porzione di proteine: carne (ad esempio pollo, tagli magri di manzo, prosciutto cotto, pesce (almeno una volta ogni tre settimane pesce grasso come salmone o sardine) o legumi. Da bere acqua, succhi di frutta. Si possono mettere di volta in volta, variando in base al desiderio, alcuni snack come noci non salate, frutta fresca o secca, verdure a pezzi con formaggi molli”.

Dura la replica della Rete commissioni mensa nazionale: “È paradossale vietare primo e secondo per obbligare al panino: le scuole non sanno più che inventare pur di boicottare il pasto da ​casa nel disinteresse verso quel che, invece, mettono nel piatto le ditte: se perdono il 50% dei clienti ci sarà una ragione? La cosa che più ci preoccupa è la contropartita fra mensa privatizzata e tempo pieno: ricatto inaccettabile, tanto più che il denaro versato per la mensa non ritorna minimamente agli istituti ma finisce in mani private”.

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