La dirigente Biancato: “Inizieremo anno con tutti i docenti in cattedra, ma su qualità è un ‘pacco regalo’. Ci vuole tirocinio retribuito selettivo” [INTERVISTA]

Stampa

“Non ricordo nulla del genere nei 25 anni di esperienza come dirigente scolastica. Oggi, nella mia scuola, alla vigilia dell’inizio del nuovo anno scolastico, le cattedre sono coperte al 99 per cento, nella mia regione si arriva al 90 per cento. Inizieremo l’anno scolastico con quasi tutti i docenti al loro posto, cosa quasi impensabile”. Plaude alla riuscita delle operazioni di assunzione degli insegnanti, Laura Biancato.

La dirigente dell’ITET Einaudi di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, era abituata come tanti suoi colleghi ad attendere la fine di novembre per vedere assegnate le cattedre non coperte dal ruolo – il 49 per cento dell’organico nel caso dell’Einaudi – e per avere gli insegnanti al proprio posto. Ebbene: “In agosto – insiste lei – sono stati assunti 28 docenti in ruolo, 37 sono stati nominati nei giorni scorsi con incarico annuale, altri 8 completano da altri istituti, copertura del sostegno pari al 100 per cento e questo già di per sè è un risultatone, e gli addetti ai lavori sanno di cosa parlo. Copertura complessiva al 4 settembre: 98 per cento”.

Dirigente scolastica dal 1996, dopo un anno di distacco al Ministero dell’Istruzione-Ufficio Innovazione Digitale, formatrice e autrice sui temi dell’innovazione nella scuola, Biancato ha partecipato come consulente del Ministero dell’istruzione alla stesura del Piano Nazionale Scuola Digitale. “In questo momento – spiega – è necessario mettere in luce che un risultato c’è, e non è piccolo. L’anno scorso nella scuola che dirigo finimmo di fare nomine su posti vacanti alla fine di novembre, anche e soprattutto sul sostegno, e non per scarsa volontà, ma per un sistema nazionale al collasso”. E ancora: “Il percorso di rinnovamento per far uscire dalla nebbia la scuola italiana deve però continuare, con decisione e lungimiranza”. Eppure, a fronte di questo successo, invidiato probabilmente da tanti suoi colleghi che invece sono alle prese con lungaggini ed errori del sistema informatico di reclutamento, nella valutazione complessiva della dirigente ci sono degli aspetti controversi: “Servono regole diverse per la formazione, la selezione, il reclutamento di tutto il personale della scuola”.

E’ pur vero che partire con pressoché tutti i docenti in cattedra fin dal primo giorno di scuola è un fatto inedito di straordinaria importanza ma c’è problema di fondo che per la dirigente veneta rimane inevaso: qual è la qualità degli insegnanti he arrivano nelle scuole? Un tema tabù, con il quale lei ha il coraggio di esporsi anche pubblicamente, attirando le contestazioni talvolta fuori misura di docenti che non la pensano allo stesso modo. “Chissà se chi legge – magari genitore interessato, oppure imprenditore con dipendenti o libero professionista, o anche studente – avrà colto questo dettaglio”, aveva scritto nei giorni scorsi a corredo di una sua anticipazione circa le novità positive in arrivo in tema di copertura delle cattedre vacanti nel suo istituto: “Come dirigenti delle scuole, responsabili di un servizio così delicato – vi si legge – noi abbiamo appreso la notizia e visionato i nostri nuovi docenti dagli elenchi pubblicati ieri sera. Avidamente, siamo andati a rovistare nel file Excel per vedere se la sorte ci avesse portato bene. Perché sì, senza retorica o falsi pudori, va detto che si tratta di fortuna. Sono i docenti che scelgono la nostra scuola, non viceversa come accade in qualsiasi azienda privata. È solo questione di fortuna o sfortuna, se gli studenti si troveranno in classe maestre/i e professori/esse preparati e motivati (sicuramente la maggioranza), oppure incompetenti e frustrati da un lavoro che hanno scelto per ripiego. Noi molti docenti di quell’elenco li conosciamo già come precedenti supplenti. E, certamente, come qualsiasi responsabile del personale, abbiamo già visto chi ha lavorato ottimamente, oppure bene, oppure male. In alcuni casi, abbiamo fatto da scudo a genitori imbufaliti e studenti delusi, che puntualmente vengono a bussare alle porte dei nostri uffici, chiedendo legittimamente interventi risolutivi che noi non possiamo affatto garantire. Chi non è addetto ai lavori si chiederà: ma perché un incompetente può trovarsi in un elenco di immissioni in ruolo? Bella domanda. Perché il concorso straordinario non ha sondato alcuna attitudine alla relazione positiva con gli studenti, tanto per dirne una, e ha testato ben poche competenze per quello che banalmente è l’ “insegnare bene”. Una mia cara collega e amica ha scritto in una chat comune che si tratta di un pacco sorpresa, ed è effettivamente così”.

Ora, a scanso di equivoci, ammette Laura Biancato, “devo dire che io del mio pacco sorpresa sono soddisfatta. La sorte ha portato o riportato nell’Istituto che dirigo professori e professoresse che stimo e che hanno scelto l’Einaudi per il suo progetto di scuola. Sanno che li aspetta un lavoro orientato al benessere degli studenti e all’innovazione metodologica. Di altri non so assolutamente nulla. Non so come mai abbiano scelto la sede che dirigo. Potrebbe essere perché era l’unica disponibile o la più vicina a casa. O proprio perché, spero, ne condividono il progetto. Lo scoprirò accogliendoli il primo giorno di servizio, come faccio sempre, cercando di capire il loro percorso professionale e le loro attitudini; però nel frattempo li avrò già dovuti assegnare alle classi, un po’ alla cieca. Perché con 65 classi da organizzare non posso certo aspettare i primi di settembre. Mi sento di gridare, ancora una volta, che questo sistema non è normale e non funziona. Lo dico a voce alta, ben sapendo che a livello politico si tratta di un discorso scomodo come un sassolino nella scarpa: il reclutamento dei docenti fatto così è la morte lenta della scuola italiana. Una selezione con una prova al computer, unita al beneficio automatico di anni di precariato svolti senza alcuna valutazione del servizio, non va assolutamente bene. Ora, si potrà dire che sono danni dovuti a scelte scellerate del passato, ok. Ma andiamo avanti, santo cielo. Aggiungiamo un minimo di senso alla selezione, all’immissione in ruolo e alla scelta della sede dei docenti. Proviamo ad allinearci a quanto fanno già quei sistemi scolastici che tanto osanniamo per la loro qualità. Ci sono decine di soluzioni alternative all’unica, la nostra, tutta italiana, che proprio non funziona”.

Quali sono le soluzioni, Dirigente Laura Biancato?

“Io sarei decisamente per un tirocinio pagato per un anno, prima del definitivo ingresso in ruolo, con una valutazione accurata e seria, basata su un quadro di competenze del docente stabilito a livello centrale e svolta da chi vede quel docente lavorare per tutto l’anno: il comitato di valutazione della scuola, presieduto dal dirigente, ed eventualmente integrato da un esperto esterno. Sarei per una scelta della sede che combini le sacrosante esigenze del docente – in questo momento, però, le uniche considerate legittime – con quelle altrettante sacrosante della scuola, che ha il diritto di dire la sua. Perché non si può stare in un posto di lavoro così delicato ed impegnativo per caso. Un progetto di lavoro bisogna sceglierlo e condividerlo con cognizione di causa, specie se si rivolge a centinaia di personcine in crescita, le prime, ricordiamolo, a dover rivendicare dei diritti. Sempre a scanso di equivoci, vorrei dire che lo stesso identico discorso vale per i dirigenti scolastici, categoria della quale faccio parte. D’altronde, proveniamo tutti dal profilo professionale di cui ho parlato prima, perciò si tratta di un effetto a cascata: come ci sono docenti non adeguati, ci sono anche dirigenti scolastici inadatti. E anche qui, si dovrebbe aprire un lungo discorso sulle procedure di selezione”.

Intanto sono arrivati tutti i docenti. Partiamo da qui

“Questo cambiamento è epocale, non ricordo in 25 anni di essermi mai trovata in una situazione del genere con tutti i doecneti al proprio posto già dal primo giorno di scuola. In Veneto siamo al 90 per cento della copertura, e si consideri che i posti scoperti, tanti, sono qui, al Sud magari è diverso. Ma una volta risolto il problema dell’urgenza di colmare le centinaia di posti vacanti il governo dovrebbe riformare il sistema di selezione dei docenti, e quello della loro formazione in ingresso e quella continua. Con coraggio, poiché serve coraggio per riformare un ambito che era stato abbandonato”.

Lei insiste sulla formazione specifica dei docenti. Vuole precisare meglio questo aspetto?

“La formazione specifica per aspiranti docenti è determinante. Se tu sei laureato in economia aziendale non è detto che sappia insegnare matematica e neppure se sei un ingegnere, tanto per fare un esempio. Dovrebbe essere riformato il sistema e fare come si fa all’estero. Ma pensiamo alla scuola primaria. Per dire, nella scuola primaria è prevista la facoltà di Scienza della formazione, se vuoi insegnare devi fare quello. Dovrebbe essere così anche per la secondaria di primo e secondo grado. Chi vuole insegnare alla secondarie deve seguire percorsi universitari per l’insegnamento”

E questo è un tabù

“E’ un tabù. Ma lo è anche per l’università perché negli atenei ci vorrebbero anche dei pedagogisti e tuttavia queste figure non sono ben viste”.

Perché?

“Perché si pensa che un pedagogista sia uno scienziato a metà. Ma non è così, solo che il mondo universitario si sente un po’ superiore”.

Poi c’è il tema della selezione in ingresso

“Già. Servirebbe un concorso con tirocinio che dia all’aspirante la possibilità di affiancare un docente per vedere se è adatto alla professione oppure no”.

Invece che cosa succede?

“Invece ci sono canali diversi di reclutamento che generano iniquità, con gradutatorie diverse e con poca coerenza con i profili professionali. I docenti arrivano per scorrimento e automatismi. Tutto questo comporta che non sempre ci siano la preparazione e la competenza attese. Ma non può funzionare così un settore fondamentale come la scuola, ci si gioca il futuro delle giovani generazioni. Infine c’è la questione della formazione continua e per tutta la carriera. Non si vuole prendere in mano la questione ma è un problema grosso. Nella scuola il profilo del docente dovrebbe essere formato per tutto l’arco della vita altrimementi sarebbe come dire che un medico o un ingegnere smettono di formarsi una volta assunti, invece non è così, loro sono obbligati all’aggiornamento continuo, come tanti altri professionisti. Eppure questo aspetto determinante non si vuole inserire come obbligo contrattuale”.

Ci si appella alla libertà di insegnamento, che pure è un valore

“Sì, ma questo è fondamentalmente sbagliato. Gli ignegneri devono fare l’aggiornamento obbligatorio, si farebbe costruire una casa da un ingegnere privo di formazione e aggiornamento ad esempio sui nuovi materiali?”

I docenti dicono che la formazione se la fanno sul campo e che rientra nella propria libertà scegliere le modalità e i contenuti della formazione continua.

“Un docente ha la necessità di aggiornarsi anche sui contenuti che si sono sviluppati nei vari settori. Come si fa ad esempio a non conoscere i temi legati alle criptovalute, ai bitcoin se si insegna economia? Non si può inoltre non sapere nulla sul business online e sull’uso dei social in impresa. Come fai a non preparare i ragazzi su questi temi ormai importantissimi? Nel 2021? In questa scuola trattiamo in maniera strutturale questi temi ma facciamo formazione su questo. Non ci si può affidare alla buona volontà dei docenti. Neppure gli ospedali si possono fondare sulla buona volontà. Il problema è che la qualità dei docenti non viene istituzionalizzata. Non c’è una selezione che si basi su criteri di qualità e poi non c’è nessun tipo di valutazione in servizio, facciamo l’anno di prova ma poi non facciamo più valutazione nè valorizzazione dei docenti più bravi”.

Intanto c’è il Covid. Inizia l’anno con quasi tutti i docenti al loro posto, almeno nel Veneto e nella sua scuola. Ma inizia anche con il green pass da esibire ogni mattina perché le scuole non hanno il diritto di sapere quando scade il permesso verde dei singoli docenti. Lei in agosto è stata accusata da alcuni docenti italiani sui social di volere conoscere i dati sanitari dei suoi dipendenti, violando la loro privacy. Come stanno le cose?

“Ma non è vero, io non chiedevo questo, chiedevo altro, chiedevo cioè la piattaforma informatica che arriverà proprio il 13 settembre. Occorre riconoscere che il sistema attuale è poco sensato: chiediamo ai docenti un dato a metà e dobbiamo chiederlo tutte le mattine e poi magari sono gli stessi docenti che ti dicono posso fare a meno di esibirlo se ti dico io la scadenza? Io ho duecento dipendenti, devo tenere due persone per far solo questo? E’ paradossale. La piattaforma inter-istituzionale dovrebbe risolvere il problema a partire dai primi giorni di scuola. Ed era proprio questo ciò che aevo chiesto, non certo di conoscere i dati sanitari dei docenti”.

Stampa

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur