Il direttore del Censis, Roma: La scuola deve rinnovarsi all’insegna anche dell’istruzione tecnica per combattere il fenomeno dei Neet

di Giulia Boffa
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Red – Il quotidiano L’Unità ha intervistato Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, sul fenomeno dei Neet, giovani senza studio e senza lavoro, che invadono l’Italia, da nord a sud, e ora anche la Francia.

Red – Il quotidiano L’Unità ha intervistato Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, sul fenomeno dei Neet, giovani senza studio e senza lavoro, che invadono l’Italia, da nord a sud, e ora anche la Francia.

Secondo il direttore, il fenomeno deve essere combattuto partendo dalla scuola: "Si sommano varie situazioni, dalla scuola alla televisione all’obiettiva povertà dell’offerta di lavoro, a giustificare una certo declino della tensione giovanile. S’arriva alla rassegnazione. Ma è decisivo il ruolo della scuola, nell’insegnare e quindi nel costruire cultura e competenze, professionalità e capacità, ma anche nell’aiutare, nell’accompagnare, nell’indirizzare. Non mi sento tuttavia di condividere il segno tutto economicista della contestazione. È un luogo comune che si debba spendere di più. Bisogna spendere meglio, per una scuola più qualificata e diversa, che non si arrenda di fronte all’abbandono, che sappia garantire quelli che chiamerei servizi di accompagnamento e che si preoccupi di sanare la tradizionale cesura con il mondo del lavoro, creando continuità e opportunità. Chi studia dovrebbe ben prima del diploma incrociare il lavoro e chi abbandona dovrebbe potersi riprendere la scuola. Si sta parlando di istruzione per gli adulti. C’è un progetto in corso, si chiama appunto Ida, Istruzione degli adulti. Una volta esisteva la scuola serale: quanti tecnici hanno costruito una loro carriera attraverso le "serali"? In altri Paesi d’Europa la scuola degli adulti è una pratica consolidata. È un modo per recuperare rispetto alla discriminazione che una cattiva società e una cattiva scuola producono".

La distanza tra il mondo del lavoro e la scuola è anche parte del problema:"Alla formazione si affida un valore troppo generico, troppo condizionato dalle famose risorse che non si investono. A forza di citarla, la formazione diventa un totem, inattaccabile, inavvicinabile: non si investe abbastanza anzi si taglia, non si cambia, non si aggiorna, non ci si interroga sui compiti oggi: non c’è dubbio che si debba andare a scuola perché li deve crescere una cultura critica, ma tra i banchi scolastici si deve anche imparare un mestiere vero misurando la propria esperienza scolastica nel lavoro. Un paese, con le difficoltà del nostro, e le sue istituzioni si dovrebbero porre l’obiettivo di una svolta intellettuale e politica, tornando a riconoscere il valore essenziale del lavoro, anche di quei lavori intermedi, spesso misconosciuti o disprezzati, sui quali una società moderna fonda la propria solidità".

Bisogna "Fare pubblicità al lavoro, cioè restituire centralità al lavoro, a tutti i lavori. La scuola deve sapersi rinnovare, riproponendo con la cultura critica anche quell’istruzione tecnica, considerata da noi un ripiego poco appetibile…" conclude Roma.

 

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