Azzolina: “Scongiurare il regionalismo differenziato in tema di istruzione” [VIDEO]

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“La diseguaglianza tra i livelli di sviluppo dei diversi territori porta a scongiurare l’opportunità di un regionalismo differenziato in materia di istruzione”. Così la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, intervenuta questa mattina in audizione sul processo di attuazione del ‘regionalismo differenziato’.

In merito alle richieste avanzate da Lombardia e Veneto in ambito scolastico, la ministra ha sottolineato che “la valutazione delle istanze regionali non può prescindere dalla definizione rigorosa di ambiti che lo Stato deve trattenere integralmente, per mantenere l’integrità e scongiurare fenomeni discriminatori, soprattutto in frangenti critici come quello attuale”.

In particolare, durante l’audizione la ministra si è soffermata sulle richieste in materia di gestione del rapporto di lavoro del personale scolastico, comprese le procedure concorsuali.

“In sostanza, la creazione di un ruolo regionale del personale scolastico differenziato da quello statale – ha commentato Azzolina si creerebbe quindi una sovrapposizione all’interno delle scuole di personale appartenente a ruoli statali e personale appartenente a ruoli regionali. Un quadro normativo complesso che si aggiunge anche alle richieste in materia di edilizia scolastica, disciplina degli Istituti Tecnici Superiori e dei precorsi di apprendistato e di Pcto (percorsi di competenze trasversali e per l’orientamento)”.

Diverso l’approccio dell’Emilia-Romagna, che secondo la ministra avrebbe avanzato richieste volte a migliorare la politica regionale negli ambiti dell’istruzione, “senza spinte eccessivamente autonomistiche”

Tornando alla bozza per l’attuazione del regionalismo differenziato (ai sensi dell’articolo 116, terzo comma della Costituzione), Azzolina ha ribadito che “i diritti civili e sociali devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”, e ha sottolineato l’importanza degli articoli 33 e 34 della Costituzione, che sanciscono libertà “che devono essere garantite ad ogni alunno e alunna, senza distinzione”.

Riferendosi alla sentenza della Corte Costituzionale numero 200 del 2009, Azzolina ha ricordato che lo Stato deve applicare il diritto all’istruzione in modo “unitario e uniforme in tutto il territorio nazionale, assicurando la parità di trattamento tra gli utenti”.

“Sorge infatti il dubbio – ha evidenziato Azzolina –che, stante l’eterogeneità dei contesti, la predeterminazione dei  livelli essenziali delle prestazioni (per tali intendendosi, in  generale, i criteri e gli standard di distribuzione del servizio  formativo sul territorio, di accessibilità e di varietà dell’offerta,  di qualità, di efficacia ed appropriatezza del servizio rispetto ai bisogni dell’utenza) possa comunque non rivelarsi esaustiva e realmente efficace in un’ottica di eguaglianza sostanziale”.

“Eguaglianza – ha sottolineato – che significa parità nelle condizioni di partenza nella necessaria mobilità sociale. Mettere a rischio  strutturalmente questa parità equivale a frustrare le aspettative di miglioramento delle condizioni di provenienza per i nostri studenti e  studentesse capaci e meritevoli, a detrimento non solo del senso di  giustizia ma anche delle opportunità del Paese nel suo complesso che deve poter attingere i migliori dal bacino sociale più ampio possibile”.

In altri termini, ha precisato la Ministra “la valutazione delle istanze regionali non può prescindere dalla definizione rigorosa di ambiti che lo Stato deve trattenere integralmente, al fine di mantenerne l’unità e di scongiurare fenomeni discriminatori, specie infrangenti fortemente critici come quello attuale. Non è possibile immaginare un ”regionalismo delle disuguaglianze”.

“Solo delimitata tale cornice – ha ribadito – potranno avere seguito le istanze di valorizzazione delle specificità regionali. Tuttavia, non potranno mai ammettersi quelle spinte che, anziché di differenziazione adattativa alle esigenze del territorio regionale, appaiano marciare nella direzione di una recisa specialità, da intendersi quale inaccettabile netta rescissione dal sistema nazionale d’istruzione e formazione”.

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