Parità di genere, Bonetti: “Superare il grave ritardo”. Sul Recovery Plan: “Cogliere occasione storica” [TESTO INTEGRALE E VIDEO]

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Le Commissione riunite Bilancio e Affari sociali di Camera e Senato  svolgono l’audizione, in videoconferenza, della Ministra per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, in relazione ai contenuti della Proposta di Piano Nazionale di ripresa e resilienza

Il progetto Next Generation EU (NGEU), voluto dalla Commissione Europea per dare una risposta comune ai danni economici e sociali causati dalla pandemia da Covid-19, è la grande occasione per l’Italia di mettere in atto riforme e  politiche in grado non solo di dare il via alla ripartenza sociale, economica e educativa del nostro Paese dopo la crisi pandemica, ma di progettare un percorso di riforma strutturale e radicale che rilanci l’Italia nelle sfide che avremo davanti nei prossimi anni, affrontando quindi i problemi che sono stati all’origine dei ritardi del Paese, e soprattutto dei suoi profondi squilibri.

Il Governo sta quindi lavorando per migliorare e completare la bozza di Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza presentata dal precedente Governo. In particolare nella necessità di chiarire il quadro di riforme sulla base del quale si vuole dare concretezza e fattibilità alla visione dell’intero piano. Sono state consegnate al Parlamento anche le schede tecniche dei progetti, e gli orientamenti che il Parlamento esprimerà avranno, nonostante i tempi molto stretti, un’importanza fondamentale per arrivare alla stesura definitiva. Per questo mi accingo, in questa audizione, a dare  conto dell’indirizzo che stiamo assumendo come Governo e a raccogliere le indicazioni da recepire per poter raggiungere tale obiettivo.

Come ha indicato il Presidente del Consiglio, Prof. Mario Draghi, nelle sue dichiarazioni programmatiche, “il Programma va rafforzato per quanto riguarda gli obiettivi strategici e le riforme che lo accompagnano… Non basterà elencare progetti che si vogliono completare nei prossimi anni. Dovremo dire dove vogliamo arrivare nel 2026 e a cosa puntiamo per il 2030 e il 2050”.

Abbiamo non solo un’opportunità straordinaria nel poter dare avvio ad un processo storico inedito, che ci porterà a dare forma all’Italia che vogliamo per il futuro dei nostri figli, ma soprattutto abbiamo una responsabilità storica irripetibile. Le scelte di oggi devono essere primariamente rivolte a rendere migliore questo nostro tempo e contemporaneamente a costruire opportunità di un futuro migliore per le giovani e nuove generazioni, che non possono restare escluse non solo dagli obiettivi del nostro piano ma anche dalla sua fase di costruzione e attuazione.

La missione di fondo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono dunque le riforme, che devono consentire di affrontare i nodi strutturali che hanno frenato lo sviluppo italiano per un tempo troppo lungo.

Vorrei concentrarmi su tre elementi specifici tra loro correlati nelle ragioni, e che quindi richiedono di essere affrontati con un approccio integrato e multidimensionale: il calo demografico, l’emergenza educativa, l’esclusione delle donne dal mondo del lavoro e da troppi processi sociali e di leadership. Il PNRR si vuole prefiggere l’obiettivo di restituire opportunità per i giovani e per la loro crescita, incentivare scelte e progetti di vita personali e lavorativi, promuovere lavoro e protagonismo femminile in tutti i settori, sostenere le famiglie e la scelta della genitorialità. In particolare, la parità di genere è definita come asse strategico di tutto il piano, assumendo un ruolo trasversale, il cosiddetto gender mainstreaming, su cui ogni azione dovrà essere valutata ex ante ed ex post.

Tra i primari fattori strutturali che hanno contrassegnato l’insoddisfacente crescita italiana, ci sono la dinamica demografica declinante e il basso tasso di natalità, che incidono non solo sull’entità numerica della popolazione, ma anche sulla sua composizione per età: al calo del numero di giovani corrisponde così una perdita generalizzata di peso e di importanza delle nuove generazioni e, di conseguenza, del loro contributo all’innovazione e allo sviluppo del Paese.

Il declino demografico dell’Italia, che è uno dei paesi con la più bassa fecondità in Europa (1,29 figli per donna contro l’1,56 della media europea), rischia un ulteriore peggioramento a causa della pandemia, non solo per l’effetto diretto di aumento della mortalità, ma anche per le conseguenze indirette sui progetti di vita delle persone, in particolare quello di avere figli. Il clima di incertezza dovuto alle crescenti difficoltà legate all’occupazione, al reddito, alla conciliazione dei tempi di vita familiare e personale con quelli lavorativi, insieme alle difficoltà generate dalle misure adottate per contenere l’emergenza sanitaria, sta orientando negativamente le scelte di fecondità degli italiani. I 420.000 nati registrati in Italia nel 2019, che già rappresentavano un minimo mai raggiunto in oltre centocinquant’anni di unità nazionale, potrebbero scendere – secondo uno scenario Istat aggiornato sulla base delle tendenze più recenti – a circa 408.000 nel bilancio finale del 2020, per poi ridursi ulteriormente a 393.000 nel 2021 (ISTAT, Attività conoscitiva preliminare all’esame del disegno di legge recante bilancio di previsione dello stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023 e della relazione al parlamento presentata dal governo ai sensi dell’articolo 6 della legge n. 243 del 2012).

Questo dato corrisponde alla difficoltà di osare scelte e progetti di vita personali e comunitari proiettati nel futuro, rispetto al quale si percepiscono troppi elementi di incertezza e di rischio. Ecco perché risulta essenziale attivare processi di riforma delle politiche lavorative e familiari, capaci di restituire concretezza a quella speranza necessaria per far ripartire questi progetti. Il Family Act è la prima riforma che risponde a questa esigenza, a sostegno delle famiglie, dei percorsi educativi, della necessità di promuovere lavoro femminile, un welfare paritario tra donne e uomini, e autonomia per i giovani.  Auspico quindi un’accelerazione della sua approvazione.

Un altro tema che ho già richiamato come obiettivo strategico riguarda l’altro fattore strutturale che impatta negativamente sull’Italia: il grave ritardo rispetto alla parità di genere.

Il tema non è soltanto un imperativo morale e di giustizia sociale, ma anche una priorità per la crescita economica: promuovere concretamente e urgentemente la parità di genere potrebbe valere fino a 13 mila miliardi di dollari di PIL mondiale al 2030.

L’Italia risulta oggi al 14° posto in Europa per parità di genere, con un punteggio del Gender Equality Index inferiore alla media europea. L’indicatore mostra come l’Italia, nonostante i notevoli progressi degli ultimi anni, debba compiere ancora sforzi importanti per ridurre efficacemente il divario di genere. Occorre realizzare misure diversificate, che possano incidere sulle dimensioni dello svantaggio economico femminile che manifestano le maggiori criticità: il tasso di occupazione (soprattutto nel Sud del Paese), il gap retributivo, la forte incidenza del lavoro informale tra le donne, il maggior ricorso al lavoro part time, le disparità di genere nelle posizioni manageriali.

Le donne hanno pagato un prezzo altissimo dall’inizio dell’epidemia in termini di perdita di occupazione, mentre è cresciuto il carico di lavoro e di cura. I rischi economici connessi alla perdita di lavoro sono più elevati per la forza lavoro femminile perché maggiormente concentrata nei settori più colpiti dalle conseguenze del lockdown: turismo, ristorazione, commercio al dettaglio e servizi alla persona. Il lavoro non retribuito, svolto in misura preponderante dalle donne, che ha permesso di assorbire una parte dei contraccolpi del lockdown (la chiusura delle scuole, della ristorazione, dei servizi di cura, ecc.), ha aumentato in modo sproporzionato il carico totale di lavoro delle donne. La violenza contro le donne ha avuto un’impennata anche a causa del confinamento tra le mura domestiche e delle difficoltà di gestione sanitaria, che hanno colpito anche le case rifugio.

È in questo contesto che abbiamo deciso di dotare il Paese di una Strategia Nazionale, per sistematizzare un approccio trasversale e integrato volto alla promozione delle pari opportunità e della parità di genere. Il PNRR deve necessariamente essere parte integrante di questa strategia.

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