Dire Ministra e Sindaca è parità? Cosa ne pensano gli insegnanti?

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“Ministra e Sindaca, la parità femminile passa per il linguaggio” titola oggi l’ANSA, riprendendo le parole di Laura Boldrini.

La presidente della Camera Laura Boldrini ha infatti ingaggiato una battaglia istituzionale inviando una lettera due anni fa a tutti a tutti i deputati per invitarli a rispettare la parità di genere linguistica quando parlano di deputate e ministre donne, evitando di riferirsi a loro con titoli maschili.

E anche l’Accademia della Crusca è intervenuta in merito.

Scrive il Presidente

Claudio Marazzini “I nomi femminili ministra, sindaca (quest’ultimo favorito nel suo innegabile successo dalle recenti elezioni di Roma e Torino) non dipendono dalla grammatica, che accetta sia il maschile tradizionale sia il femminile innovativo, ma da una battaglia ideologica trasportata nella lingua dalle donne (o da alcune di esse) quando conquistano nuovi spazi in politica e nel mondo del lavoro”

Nel dibattito rientra anche quanto dichiarato dalla neo Ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, la quale ha affermato di voler essere chiamata Ministra e non Ministro: La Fedeli vuole essere chiamata “Ministra”

Cosa accade negli altri paesi? Da Babbel – cita l’Ansa – la app per parlare le lingue, arriva un’analisi sull’evoluzione di alcuni termini quando una donna è arrivata a ricoprire una carica molto alta attraverso le notizie dei media in alcuni paesi.

In Francia è molto difficile perpetrare cambiamenti di questo genere. L’ Académie française , l’organo principale della “salvaguardia della lingua” vi si oppone ufficialmente.

In Germania Angela Merkel ha chiarito qualsiasi dubbio: lei è la “Frau Bundeskanzlerin” (Cancelliera).

Cosa ne pensano gli insegnanti? Quale modello culturale proporre agli alunni?

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