Diplomati magistrale. Dopo giugno che ne sarà di noi? Ci aggiungeremo alla lista dei disoccupati

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Inviata da Elisa Rossi – Buonasera, sono un’insegnante di scuola primaria e scrivo perché vorrei che venisse data voce alla situazione drammatica che ha colpito la mia categoria professionale, quella dei diplomati all’istituto magistrale entro l’anno scolastico 2001/2002.

Siamo infatti vittime di una grave ingiustizia, che ci vede discriminati da numerosi altri nostri colleghi, i quali, a parità di titoli, hanno ottenuto il posto in ruolo, tramite ricorso alla giustizia amministrativa. Per noi, invece, la doccia gelata è arrivata il 20 dicembre scorso, quando il Consiglio di Stato, con sentenza, ha decretato la nostra definitiva esclusione dalle graduatorie che permettono l’accesso al ruolo. E così, tutti noi ci siamo improvvisamente ritrovati senza la terra sotto i piedi, chi con un contratto a tempo indeterminato già firmato l’anno precedente, chi con un anno di prova in corso. Ciò che maggiormente troviamo ingiusta, lo ripeto, è la disparità di trattamento senza fondati motivi, dopo ben 7 pronunce favorevoli.
A ciò, si aggiunge la preoccupazione per il nostro futuro professionale, in quanto ci verrà sì permesso di conservare il posto nella scuola fino a giugno, ma, a partire da settembre, ritorneremo nelle graduatorie dei precari, e, se ci andrà bene, a lavorare di anno in anno. Se ci andrà bene, va precisato. Ad oggi, infatti, non sappiamo quale futuro ci attende, anche perché il nostro ministero non ha preso decisioni, neppure in merito a possibili procedure di reclutamento per il ruolo. Chi risponde di noi, da un punto di vista sociale? Chi ci trova un’occupazione stabile, che ci consenta di vivere in modo dignitoso e di raggiungere una realizzazione professionale? Si sa, oggi non è semplice trovare lavoro. Tra i disoccupati ci saremo anche noi, se non si troveranno soluzioni efficaci a questa problematica. A questo punto, l’unica soluzione ragionevole potrebbe essere la fuga all’estero, alla ricerca non solo di un’occupazione fissa, ma anche di una giustizia che, nel nostro Paese, sembra non esistere.
Ringraziando anticipatamente per lo spazio che vorrete dedicarmi, saluto cordialmente.

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