I diplomati magistrali buoni solo quando servono. Lettera

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Inviato da Maria Perticaroli – Il MIUR è senza colpe? L’ispettore Bruschi, dopo aver ricordato cosa avrebbero potuto fare i diplomati magistrali, oltre a tenere in piedi la scuola, con un po’ di onestà intellettuale avrebbe dovuto anche riconoscere le responsabilità del MIUR nei confronti della situazione attuale.

RESPONSABILITA’ DEL MIUR
Ha messo in piedi un sistema in cui, nonostante le sue intenzioni, non ha potuto e non potrà fare a meno dei DM che ha reso insegnanti geneticamente modificabili: adeguati quando servono, da gettare via quando se ne può fare a meno. Non si è fatto scrupolo, per oltre 15 anni, di utilizzare questi docenti che hanno insegnato a milioni di bambini, perché, sì, i DM possono coprire le esigenze della scuola italiana, l’importante è che lo facciano da precari, perché così la serietà del sistema non è messa in discussione. Ci rendiamo conto dell’assurdità di questa situazione?
Ha valutato il MIUR il numero dei docenti necessari nei prossimi anni, dopo l’uscita in massa dei pensionati che sta per verificarsi? Ne dubito, vista la situazione dei posti di sostegno e delle graduatorie esaurite.In un’azienda privata qualcuno avrebbe dovuto rendere conto delle difficoltà di gestione e delle inefficienze.
Cosa risponde ai genitori che l’accusano di aver affidato i loro figli a insegnanti con un titolo non adeguato?
Vogliamo poi parlare dei sistemi di selezione e valutazione che dovrebbero garantire i nostri figli? Tutti ricordano l’inadeguatezza dell’ultimo concorso, che, secondo il parere espresso in un articolo da un docente universitario, collega della ex ministra, neanche lei avrebbe superato a causa dei tempi e dei modi utilizzati. Inoltre va detto che non bastano due ore e mezzo di prove per essere sicuri di assumere personale qualificato. Lo dimostra il nuovo sistema di reclutamento previsto dallo stesso MIUR, che punta molto sulla verifica sul campo delle competenze degli insegnanti.
POSSIBILI SOLUZIONI
Allora la situazione si potrebbe sanare ricorrendo, ad esempio, ad un (corso) concorso riservato, trovando una via di accesso al ruolo che valorizzi il lavoro in classe, l’anno di prova, perché è sul campo che si possono verificare le reali competenze dell’insegnante. Il concorso valuta solo alcune conoscenze nozionistiche in ingresso, ma, poi, quanto ancora manca per essere bravi insegnanti e quanto non viene verificato?
Come si può affermare che il servizio non conta? Come non riconoscere che un lavoro lo si impara soprattutto facendolo (learning by doing), proprio ora che lo Stato assume precari grazie al servizio svolto?
Vogliamo ricordare che più della metà degli insegnanti attuali ha solo il diploma e che la scarsa presenza di laureati in scienze della formazione primaria non ha impedito, alcuni anni fa, alla scuola primaria di essere ai primi posti nelle classifiche internazionali, posizione che poi ha perso nonostante la progressiva immissione di docenti laureati? Certo non per loro responsabilità, ma una considerazione va fatta: i diplomati se la sono cavata bene perché il personale che si forma e si aggiorna riesce a mantenere standard elevati.
Dopo quello che è successo negli ultimi due anni ai diplomati magistrali che avevano creduto nella validità di ciò che il Consiglio di Stato aveva affermato, non è possibile ignorare la situazione e le conseguenze da macelleria sociale che si verrebbero a creare senza un intervento ad hoc, dovuto ai diplomati magistrali come agli altri abilitati. Invece di fare terra bruciata intorno a questi docenti spesso anche laureati, bloccando anche le prospettive future di assunzione dopo che molti di loro si sono licenziati dalle paritarie , bisognerebbe sostenerli come fanno i sindacati e diversi partiti politici che si sono schierati in difesa dei loro diritti da anni e in tempi elettoralmente non sospetti (Movimento 5 stelle, Lega, Fratelli d’Italia, alcuni esponenti del PD, SEL …).
Il PD invece, anziché riconoscere il lavoro svolto e le competenze acquisite dai DM nel corso degli anni, li ha ostacolati in tutti i modi. Contraddicendo se stesso, ha ritenuto non necessaria la laurea per alcuni suoi ministri che dovevano gestire complessi sistemi a livello nazionale, ma indispensabile per interagire con i bambini a partire da 0-6 anni. Be’, questo è un mistero che forse un giorno qualcuno si degnerà di spiegarci.
Concludo rivolgendomi alle parti in causa. Vorrei dire
ALLA MINISTRA FEDELI, già docente nella scuola dell’infanzia, sindacalista attenta ai diritti dei lavoratori e persona consapevole dell’importanza dell’esperienza maturata, di non continuare a farsi condizionare da chi ha assunto posizioni radicali e ingiustificabili e terminare il suo percorso con un atto positivo di apertura verso una conclusione giusta e accettabile di tutta questa vicenda o lasciarla in eredità a chi le succederà.
AI PRECARI STORICI ricordo che forse tutti si occupano dei Diplomati magistrali perché sono quelli che rischiano tutto, mentre loro, se inseriti nelle GAE, hanno garanzie che nessuno mette in discussione:
la sicurezza, nella quasi totalità dei casi, di lavorare con l’incarico annuale tutti gli anni
la certezza di entrare in ruolo.
E’ quindi giusto rispettare i loro diritti, ma non è necessario farlo annullando quelli degli altri, mettendo in discussione il valore del diploma grazie al quale insegna nelle scuole italiane la maggior parte dei docenti.
Si vuole mettere in dubbio anche la capacità dei docenti di ruolo di svolgere adeguatamente il loro lavoro, visto che hanno comunque la preparazione che dava questo titolo, sia pure verificata da un concorso?
Se è vero, poi, che il percorso fatto dai laureati SFP li dota di competenze, non si può negare d’altro canto che quelle possedute in partenza, magari da oltre un decennio, richiedano comunque un continuo aggiornamento e una formazione in itinere senza i quali ogni titolo acquisito, compreso il loro, rischia di diventare insufficiente per affrontare le innovazioni e le sfide che il sistema formativo continua a proporre.
AI SINDACATI, che svolgono il ruolo più importante, chiedo di mettere in gioco tutte le loro energie per trovare una soluzione equa per tutti ed evitare che questa parte del corpo docente venga danneggiata irrimediabilmente, ora e in futuro. Mi auguro che le Organizzazioni Sindacali facciano valere le risorse di cui dispongono (conoscenza del sistema scolastico, esperienza, capacità di trovare soluzioni idonee) per raggiungere il loro obiettivo primario: difendere i diritti dei lavoratori, in particolare quelli dei DM, così a lungo ignorati dal MIUR che non si è liberato di questi docenti soltanto perché aveva bisogno di usarli.

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