Diplomati magistrale, superamento anno prova valido per conferma in ruolo? TAR chiede al Ministero di decidere [INTERVISTA]

“Ma se quel titolo non è idoneo all’insegnamento, i genitori che cosa dovrebbero fare? Una gigantesca azione risarcitoria per l’utilizzo di personale abusivo, con grave danno della didattica”. Si riferisce ai diplomati magistrali, l’avvocato Walter Miceli, legale del sindacato Anief.

“Ma è una provocazione”, precisa. In realtà le questioni giuridiche e sociali sottese al mutamento della giurisprudenza del Consiglio di Stato in tema di diplomati magistrale hanno spinto il sindacato presieduto da Marcello Pacifico a contrattaccare su tutta la linea. Si parte intanto dalla considerazione che è la stessa legge a porre su un piano di perfetta equivalenza il diploma magistrale e la laurea in scienza della formazione primaria, quanto al valore abilitante del titolo, e dalla constatazione che gli insegnanti assunti a tempo indeterminato per effetto dei provvedimenti cautelari hanno nel frattempo superato l’anno di formazione e di prova previsto dalla normativa per la definitiva conferma in ruolo. Lo stesso Tar del Lazio con la sua ultima sentenza, pur negativa per i docenti interessati, chiede al Ministero di valutare cosa fare di questi contratti stipulati senza clausola rescissoria. “E noi – chiarisce Miceli – abbiamo consegnato all’amministrazione il parere pro veritate del dottor De Luca, già presidente della Corte di Cassazione, che esprime l’avviso secondo cui il superamento dell’anno di prova è risolutivo per la conferma nei ruoli”.

Avvocato Walter Miceli, il Tar del Lazio ha appena ribadito che il diploma magistrale conseguito prima del 2002 non sarebbe idoneo per l’insegnamento. Che cosa non vi convince?

“Se il diploma magistrale non fosse idoneo all’insegnamento, tutti i genitori degli alunni della scuola dell’infanzia e della scuola primaria domani dovrebbero promuovere una gigantesca azione risarcitoria perché il Ministero dell’Istruzione per oltre venti anni avrebbe utilizzato personale abusivo, con grave danno per gli studenti. Ma ciò che ha scritto il TAR Lazio non ha fondamento giuridico”.

Perché?

“Il valore abilitante del diploma magistrale conseguito prima del 2002 discende anzitutto dall’articolo 15, comma 7, del regolamento approvato con D.P.R. 23 luglio 1998, n. 323, laddove si sancisce che ‘i titoli conseguiti nell’esame di Stato a conclusione dei corsi di studio dell’istituto magistrale iniziati entro l’anno scolastico 1997/1998 conservano in via permanente l’attuale valore legale e abilitante all’insegnamento’. Ma ciò che afferma il TAR del Lazio è clamorosamente smentito anche dall’art. 4, commi da 1-quinquies a 1-nonies, del d.l. n. 87/2018, con cui lo stesso legislatore, nel definire i requisiti d’accesso al concorso straordinario per la scuola primaria e la scuola dell’infanzia, ha posto su un terreno di piena equivalenza, quanto al valore abilitante del titolo, la laurea in scienze della formazione primaria e il diploma magistrale conseguito prima del 2002”.

Intanto parecchi insegnanti, che erano stati assunti in ruolo, hanno subìto la risoluzione del contratto e hanno perso il lavoro. Lo stesso destino toccherà a tanti altri.

“L’intera vicenda è grottesca. Migliaia di questi insegnanti sono entrati in ruolo per effetto di sentenze passate in giudicato; altri no, pur essendo nelle medesime condizioni. Abbiamo avuto due insegnanti gemelle che hanno proposto ricorso per il riconoscimento del medesimo diritto. Una è definitivamente di ruolo, l’altra rischia il licenziamento. Tutto ciò suona come un intollerabile insulto al principio dell’uguaglianza di fronte alla Legge.

Torniamo alla decisione del Tar. Che cosa vede di concreto nelle determinazioni dei giudici?

“In relazione ai ricorrenti che abbiano stipulato contratti a tempo indeterminato, il Tar ha precisato che sarà l’amministrazione a ‘valutare il comportamento da tenere alla luce dell’esito del presente giudizio, in forza di specifica clausola contrattuale ovvero in mancanza di clausola contrattuale, attraverso i poteri di autotutela di cui è titolare’.

Secondo il Tar dunque, il Ministero, nell’esercitare i poteri di autotutela relativi al licenziamento o alla conferma in ruolo, dovrà necessariamente considerare che alcune immissioni in ruolo sono state disposte senza alcuna clausola risolutiva.

Anief, sul punto, ha già depositato il parere pro veritate dell’ex presidente della sezione Lavoro della Cassazione, dott. Michele De Luca, secondo il quale il superamento del periodo di prova e la conferma in ruolo devono essere interpretati come autonoma determinazione dell’amministrazione idonea a garantire ai lavoratori interessati il bene della vita dagli stessi preteso in giudizio, con definitiva improcedibilità del ricorso per cessazione della materia del contendere.

Sempre su tale questione, ossia sulla cessazione della materia del contendere per la definitiva conferma in ruolo, inoltre, dovrà presto esprimersi il Consiglio di Stato che, con l’Ordinanza n. 3237/2020, aveva già ritenuto meritevoli di approfondimento nel merito le questioni processuali poste con il ricorso proposto avverso la sentenza Tar dello scorso anno.

L’Anief conferma pertanto la volontà di impugnare gli eventuali licenziamenti dei docenti già immessi in ruolo senza riserva. E produrrà appello in Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar, per vari motivi”

Quali?

“Intanto i ricorrenti Anief proporranno appello perché il Tar non ha tenuto conto che l’art. 4 del decreto legge n. 87/2018 ha riconosciuto in via autentica la natura abilitante al diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/2002, ponendolo su un terreno di piena equivalenza con la laurea – abilitante – in scienze della formazione primaria. Inoltre, nell’appello si contesterà la mancata pronuncia in merito alla dedotta violazione della clausola 5 dell’accordo quadro CES, UNICE E CEEP sul lavoro a tempo determinato, allegato alla direttiva del Consiglio 1999/70/CE, rilevante anche alla luce della nuova procedura di infrazione, avviata su impulso Anief dalla Commissione Europea nei confronti dell’Italia con la lettera di messa in mora del 25 luglio 2019, riguardante la mancanza di tutele contro l’abuso di successivi contratti a tempo determinato nel settore del pubblico impiego”.

Avvocato, la vicenda dei Dm mette in luce ancora una volta il problema strutturale del precariato scolastico.

“La mancata riapertura delle GaE per gli insegnanti abilitati ha provocato la crescita esponenziale del precariato scolastico. Ma la soppressione del canale di reclutamento per titoli e servizio è censurabile anche e soprattutto perché in tal modo si elimina l’unica misura ordinaria di prevenzione e sanzione dell’abusiva reiterazione dei contratti a termine, con conseguente violazione della clausola 5 dell’accordo quadro allegato alla direttiva UE 1999/70. Ricordiamo in proposito che è attesa entro il prossimo anno scolastico la risposta del Consiglio d’Europa sul reclamo collettivo presentato da Anief contro lo Stato italiano per la violazione della Carta Sociale europea”.

Sono previste azioni risarcitorie per gli insegnanti che permarranno in condizioni di precariato?

“Sì. Anief proporrà, a beneficio dei diplomati magistrale e di tutti gli insegnanti che hanno superato 36 mesi di servizio, azioni risarcitorie sul modello di quelle che, appena qualche giorno addietro, hanno comportato la condanna del Ministero dell’Istruzione per abusiva reiterazione dei contratti. Il Ministero dell’Istruzione deve saperlo: ogni licenziamento degli insegnanti che hanno superato 36 mesi di servizio potrebbe comportare il pagamento di 12 mensilità, più il trattamento di fine rapporto, più tutti gli scatti di anzianità maturati durante il periodo di precariato. Che in termini monetari, si traduce in una somma di oltre 20.000 euro. La mia domanda è molto semplice: allo Stato italiano conviene mantenere gli insegnanti in una condizione di permanente precariato? Per me, no. Spero che la Politica possa trovare il coraggio necessario per dare una risposta di buon senso alla piaga del precariato scolastico. Ciò potrà accadere solo ripristinando il doppio canale di reclutamento: concorso ordinario per i giovani laureati e, accanto, una graduatoria per titoli e servizio a beneficio di chi ha speso una vita lavorando nella e per la scuola italiana. Anief continuerà a battersi per questo obiettivo.

Con i 24 CFU proposti da Mnemosine puoi partecipare al Concorso. Esami in un solo giorno in tutta Italia