Diplomati magistrale. Prima di scrivere informarsi sull’argomento di cui si parla. Lettera

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Mi chiamo Francesca Palmucci, sono una delle migliaia di docenti che ha fatto ricorso perché vengano riconosciuti i propri diritti, cancellati da una legge retroattiva che toglieva la possibilità a noi diplomati magistrali prima dell’anno 2002 di insegnare pur essendo abilitati a farlo.

Mi rivolgo a lei Signor Gian Antonio Stella affinché chiarisca le fonti che le hanno permesso con tanta sicurezza di scrivere un articolo così spietato e per nulla veritiero su noi ricorsisti.

Lei scrive che nel 2013 viene riconosciuto il valore abilitante del diploma magistrale, vorrei precisarle che è sempre stato abilitante fino a che il Ministero ha deciso con una legge retroattiva che non lo fosse più.

Che dire della sua conclusione…

“Risultato – scrive Stella – salvo retromarce, potranno andare in cattedra migliaia di docenti mai laureati, mai passati ai concorsi imposti dalla Costituzione e spesso mai chiamati in vent’anni, neppure un giorno, a insegnare. E gli studenti che si dovessero ritrovare con maestre e professori del tutto incapaci? Auguri.”

Purtroppo di incapaci ne esistono molti ed in tutti i settori, la professionalità richiede di informarsi ed aggiornarsi continuamente e soprattutto approfondire ciò che si sostiene altrimenti si è solo degli ignoranti arroganti.

Devo dirle che il quadro che lei descrive di noi ricorsisti non coincide con la realtà.

Le notizie che ha raccolto per scrivere l’articolo sono sommarie ed imprecise e vengono smentite completamente da questo dato che sicuramente lei non ha letto:

Graduatorie infinite per infanzia e primaria? Anief: La colpa è tutta del Miur e non dei giudici

“È emblematico il caso delle GaE dalla scuola dell’infanzia e primaria di Roma, dove è vero che ci sono 5.356 maestri precari in lista d’attesa, ma chi scrive che la maggior parte “verosimilmente è da ritenere che non abbiano mai insegnato” probabilmente non sa che l’Ambito territoriale romano (per velocizzare il lavoro di inserimento dati relativi ai ricorrenti) non ha pubblicato in graduatoria la specifica dei punteggi dei tantissimi aspiranti docenti con diploma magistrale inseriti nel 2014 per volere del giudice. È per questo motivo che alla ‘voce’ servizio risultano zero punti, ma non di certo perché il precario non ha mai insegnato: come potrebbero avere, altrimenti, molti di quegli stessi precari più di 100 punti totali?

Le descrivo il mio percorso professionale perché so con certezza, essere molto simile a quello di migliaia di miei colleghi.

Ho fatto la mia prima supplenza nel 1998, ho insegnato in molte scuole primarie di Torino e Roma, ovviamente come ogni precaria ho avuto l’opportunità di insegnare tutte le discipline; per alcuni anni ho insegnato anche sul posto di sostegno, esperienza importantissima che consiglierei a tutti gli insegnanti. Passano gli anni… nel 2015 faccio un ricorso promosso dal sindacato Anief, l’anno successivo entro di ruolo avendo alle spalle tanti punti e tanti anni di insegnamento.

Giugno 2017 passo l’anno di prova ed ora sono in attesa della decisone che prenderà l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato sulla mia sorte e su quella di tanti insegnanti a cui lo Stato Italiano ha negato i propri diritti, come dichiarato dalla sentenza della Corte Europea.

Qui di seguito un approfondimento se lei non fosse al corrente…

“La Corte di Giustizia Europea dichiara che la normativa Italiana in relazione all’uso dei contratti a tempo determinato per il personale della scuola non è conforme all’accordo Quadro Comunitario sul lavoro.
In altri termini, la Corte di Giustizia Europea dichiara che, pur ammettendo la necessità di dover ricorrere a contratti di lavoro a tempo determinato per garantire il diritto Costituzionale dell’insegnamento in caso di sostituzione del personale assente, ciò può avvenire solo in presenza di una legislazione che tuteli i lavoratori dall’eventuale “abuso” nell’uso del contratto di lavoro a tempo determinato.
Le norme Italiane devono prevedere una forma di tutela in caso di abuso dell’uso dei contratti a termine con l’obbligo di stabilire tempi certi e determinati in relazione al costante rinnovo dei contratti a termine.
Superati determinati limiti sui rinnovi dei contratti di lavoro a termine deve essere prevista, quale sanzione, la trasformazione del contratto a tempo indeterminato ovvero in alternativa deve essere riconosciuto al lavoratore un risarcimento dei danni.”

Lo Stato italiano che soluzione trova di fronte a questa sentenza? Intima i Dirigenti scolastici di non far più lavorare noi precari dopo il terzo anno. Sì per molti anni lo Stato si è avvalso del precariato in sostituzione degli insegnanti di ruolo (noi costavamo meno 9/10 mensilità anziché 13) ora però non si sente di assumersi le proprie responsabilità e preferisce “licenziarci” per sempre! Le persone che hanno fatto ricorso non sono quegli incapaci che lei si immagina, ma bensì il più delle volte professionisti con alle spalle un’esperienza almeno decennale.

La nostra storia lavorativa ci ha regalato una flessibilità che ci ha permesso ogni anno di ricominciare da capo, dovendoci confrontare con nuove discipline di insegnamento, nuove famiglie, nuovi alunni e colleghi. Solo chi ama davvero l’insegnamento può resistere per anni ed anni a questo stato perenne di incertezza! Per tornare alla mia esperienza personale voglio aggiungere che mentre entravo di ruolo con il ricorso e venivo mandata a lavorare ad un’ora da casa, seguivo l’iter previsto per l’anno di prova, ho anche vinto il concorso. Pur ritenendo utile quanto studiato, sicuramente nella buona riuscita del mio lavoro incide maggiormente la mia esperienza sul campo che non tutto ciò che ho imparato sui libri. Molte persone che hanno vinto il concorso non hanno alle spalle nemmeno un giorno di insegnamento! Renzi con la “Buona Scuola” aveva promesso di azzerare le supplenze che nonostante le assunzioni sono rimaste tali tanto da coprire circa il 10% dei posti a livello nazionale. C’è un disperato bisogno di supplenti al punto tale che alcuni Dirigenti l’anno scorso sono stati costretti a cercarli con annunci su facebook; ora sì che con la semplice messa disposizione, andranno in cattedra persone che non hanno mai insegnato, che non appartengono a nessuna graduatoria, questa situazione paradossale è frutto del caos provocato dal MIUR che si ostina a non voler assumere definitivamente i docenti che da decenni fanno sì che le scuole possano aprire! Per approfondimenti…

Messa a disposizione: diventa insegnante a settembre inviando adesso la tua candidatura

Le faccio anche io tanti auguri affinché lei possa finalmente scrivere di ciò che conosce, con la certezza di poter motivare le sue affermazioni correda

Versione stampabile
anief anief
soloformazione