Diplomati magistrale, rimandato a data da destinarsi il ruolo. Lettera

di redazione
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Francesco Pisano – Seguo da anni la vicenda dei diplomati magistrale in quanto mia moglie, seppur laureata, è tra i docenti coinvolti in questa situazione paradossale.

Paradossale per come si è sviluppata e per il seguito che sta conoscendo. Il ministro dell’istruzione Bussetti continua a dire che, sulla vicenda dei diplomati magistrale, le sentenze vanno rispettate ignorando che, per la maggior parte di loro, non ci sono ancora sentenze nel merito e definitive ma solo il pronunciamento dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato.

Esiste un vuoto che l’ignoranza e l’incompetenza non possono colmare. Continuando a fare queste dichiarazioni il titolare del Miur sminuisce il ruolo che ricopre dimostrando la sua inadeguatezza. Non è il Consiglio di Stato a dover determinare l’azione politica del governo.

Se Bussetti pensa questo si dovrebbe dimettere. Le forze politiche che sostengono il governo attraverso i loro massimi rappresentanti si sono più volte pronunciati per la stabilizzazione di questi docenti salvo poi elaborare strade tortuose e che rimandano a data da destinarsi le immissioni in ruolo. Un chiaro dietrofront che tradisce l’ignoranza di una visione completa della situazione. Il decreto legge sarebbe stato lo strumento ideale e mai come in questo caso si sarebbe rispettato il requisito dell’urgenza. Visto i limiti del ministro si è dimostrata una strada non percorribile.

Non vi è volontà politica nel risolvere questa situazione. Dimenticano in molti che c’è già chi è stato immesso in ruolo con gli stessi requisiti e non può essere escluso in virtù di una sentenza passata in giudicato. Dimenticano in molti che per effetto del ruolo con riserva il sistema ha escluso dal concorso tutti quei docenti che risultavano già a tempo indeterminato precludendo loro il diritto sacrosanto di concorrere.

Dimenticano in molti che il superamento dell’anno di prova è uno step certamente più qualificante rispetto al ridicolo concorso non selettivo.

Al caos si sta aggiungendo l’inadeguatezza delle soluzioni frutto di un’ignoranza profonda della questione. Se verrà confermato in aula il provvedimento invece che Decreto Dignità dovrebbe denominarsi Decreto Iniquità.

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