Diplomati magistrale. Pino Turi (UIL): abilitazione non in discussione, chiederemo fase transitoria anche per infanzia e primaria. Fallimento legge 107

di redazione
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Uno dei primi commenti alla sentenza che ha negato ai diplomati magistrale con titolo conseguito entro l’a.s. 2001/02 è quello del segretario nazionale del sindacato UIL, Pino Turi.

Un commento che si intreccia con le riflessioni di fine legislatura. Una richiesta precisa arriva dal sindacato: come per la secondaria, bisogna trovare anche per infanzia e primaria un modello di reclutamento che preveda una fase transitoria.

La nostra intervista

Oggi è stata diffusa la sentenza relativa alla richiesta dei diplomati magistrali di inserimento nelle GaE. Come commenta la sentenza? Può essere considerata una sentenza “politica”? 

Siamo in presenza di una brutta storia! Questo accade quando la politica delega alla magistratura, la soluzione dei problemi che attengono la gestione e la governance di una Istituzione costituzionale e complessa come quella della scuola.

Quali saranno le prossime iniziative del sindacato a tutela dei docenti che hanno promosso il ricorso? 

Innanzitutto chiederemo alla Ministra Valeria Fedeli di assumere la vicenda e riportarla nell’alveo giusto: quello della buona politica. D’altro canto anche noi come sindacato, suggeriremo e perseguiremo soluzioni politiche e sindacali che sono quelle che garantiscono i lavoratori senza che siano costretti a cadere nell’alea del contenzioso e dei ricorsi che, per loro natura, non sono in grado di dare risposte collettive, ma solo individuali. Continueremo nelle azioni legali solo se non ci saranno le risposte certe che, a questo punto, sono doverose, non solo per i lavoratori, ma anche per le scuole, le famiglie e gli studenti stessi.

A livello legislativo quali misure chiederà la UIL per arrivare alla stabilizzazione dei docenti il cui diploma è dichiarato abilitante? Per i docenti della secondaria è già in atto un concorso semplificato, crede che una misura analoga possa essere richiesta anche per infanzia e primaria? 

Sarà ormai la prossima legislatura a trovare soluzioni utili per dare veramente lo stop ad ogni forma di precariato e adottare sistemi omogenei di reclutamento. Che il titolo dei “diplomati magistrali” prima del 2001/2002, sia abilitante non è messo in discussione neanche dalla Sentenza del Consiglio di Stato in adunanza plenaria.

Già in sede di confronto avuto con il MIUR sulla delega della formazione iniziale dei docenti della secondaria, avevamo rilevato e denunciato una inaccettabile disparità di trattamento, proprio perché lasciava fuori il segmento primario che avrebbe titolo ad avere sia la fase transitoria di reclutamento, che lo stesso sistema previsto per i colleghi della secondaria, stante l’unicità della funzione docente, ma per farlo occorre un provvedimento legislativo che è ormai affidato alla prossima legislatura.

Come commenta le parole dell’ex Sottosegretario D’Onghia “Entrare in ruolo vuol dire aver lavorato nella scuola, conoscere le innovazioni del sistema scolastico di oggi. Pertanto se vogliamo garantire la migliore scuola possibile, dobbiamo avere garanzie sulla preparazione degli insegnanti che accedono dalle Gae, garanzie che vanno verificate anche con la frequenza di un corso specifico di formazione”.

Più che commentare le parole del Sottosegretario, che nei giorni scorsi si è dimesso per non avere realizzato il programma di governo, bisogna interpretarle nel senso di riconoscere il sostanziale fallimento della 107. Una legge che non ha realizzato gli obiettivi prefissati e ora bisogna ricominciare daccapo.

Bisogna solo sperare che non si ricominci con il solito spartito: l’idea che le Gae e le graduatorie in genere, non siano in grado di garantire qualità e siano da eliminare per sostituirle con non chiari sistemi di reclutamento, non rientra nell’alveo della garanzia di autonomia ed indipendenza che deve essere assicurata al personale docente per consentire una scuola di tutte e di tutti, libera e laica di cui ha bisogno un paese moderno.

Infine, non ci pare superfluo ricordare che, qualunque riforma relativa al sistema scolastico, fatta senza il coinvolgimento del personale è destinata a fallire. Ci auguriamo che ci sia tale consapevolezza.

La sentenza

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