Diplomati Magistrale, non solo titoli ma anche meriti. Lettera

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inviata da Beatrice Perrotta –  Egr. Sig. Ministro, Le scrivo in merito alle varie e immotivate vessazioni talora riservate ai Diplomati magistrali e prendo spunto dal concorso straordinario bis e dalle Gae.

Con la speranza di placare un po’ gli animi mi appello, oltre che al suo buon senso e ai fatti che certamente conosce, all’indiscutibile valore che le maestre e i maestri magistrali d’Italia hanno avuto e hanno ancora per l’essenza storica e contingente della scuola dell’istruzione primaria.

Non mi dilungo sulle ben note, penalizzanti e dettagliatamente spiegate sentenze che ci hanno riguardato, ma ho piuttosto il piacere di sottolineare il valore umano e culturale che un docente della scuola primaria (con entrambi i titoli abilitanti) è chiamato a rivestire.

Sì, una volta tanto, a proposito d’istruzione legata alla scuola primaria, gradirei si parlasse anche di meriti e qualità, non solo di controversie.

Sovente, con le dovute eccezioni, i laureati in Scienze della formazione primaria deprezzano i D.M. mettendone in dubbio la preparazione, evidentemente, in termini di titoli e riconoscimenti formali.

Ora, capisco che un titolo di studi che richieda oggi (in linea di massima) tre anni di esami comporti tempo e denari. Ho ammirazione per quanti in Italia abbiano conseguito una Laurea con impegno e passione; del resto leggere, scrivere e studiare hanno sempre fatto bene al cuore e alla mente, hanno sempre contribuito all’evoluzione di una persona.

Tuttavia alcuni dati allarmanti e facilmente verificabili, descrivono un’Italia sempre più afflitta da analfabetismo funzionale e di ritorno nonostante il crescente numero di persone laureate, specie negli ultimi anni.

È dunque il “solo” titolo di Laurea a garantire l’impegno, la passione, le conoscenze e le attitudini di un bravo insegnante? Evidentemente no.

Così come non è vero, come alcuni D.M. sostengono, che la scuola ha per lo più bisogno di risorse con esperienza decennale, dunque a scapito di giovani leve evidentemente laureate. In media stat virtus.

È chiaro che la scuola primaria abbia bisogno di persone abilitate, preparate, dedite al lavoro, appassionate, empatiche e umane.

Sì, Sig. Ministro, proprio umane, vale a dire capaci non solo di “indottrinare” e disciplinare (che già sono un’impresa abnorme), ma anche di indirizzare, ispirare, accogliere e valorizzare.

Noi tutti, docenti o meno, volenti o nolenti, consapevoli oppure no, siamo costantemente osservati, ascoltati e scrutati dai bambini, siamo dunque “educatori” in qualche modo. Figurarsi un genitore o un maestro. È un compito arduo, da svolgere con impegno e non col solo intento di gareggiare, in maniera aggressiva, per un posto da occupare.

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