Diplomati magistrale. Malpezzi (PD), 36 mesi possono diventare 3 anni di 180 giorni, ma qualità insegnanti deve essere assicurata

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La Sen. Malpezzi (PD) commenta la stesura finale del contratto di Governo stilato da M5S e Lega relativamente al passaggio relativo ai diplomati magistrali in attesa di una risposta politica alle conseguenze innescate dalla sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre scorso.

Dapprima assente nel testo, nella versione definitiva è stato introdotto un trafiletto

  • Particolare attenzione dovrà essere posta alla questione dei diplomati magistrali e, in generale, al problema del precariato nella scuola dell’infanzia e nella primaria

In realtà una formulazione molto generica, che lascia adito a molte interpretazioni, conme abbiamo riferito in Diplomati magistrale verso la fase transitoria. A chi sarà rivolta?

Tra l’altro è proprio di questi giorni il monito del Ministro ancora in carica Valeria Fedeli alla Lega Diplomati magistrale, Fedeli: “Decreto impercorribile. Lega depositi una proposta di legge”

Da parte sua il PD rivendica di aver già mosso i primi passi verso una soluzione legislativa. Molto attive in questo senso sono l’On. Serracchiani e la sen. Malpezzi. Quest’ultima ha già presentato un disegno di legge e una mozione.

Cosa prevede. Assunzioni infanzia e primaria. Malpezzi (PD): concorso con prova selettiva per docenti con tre anni di servizio, impossibile riaprire GaE

Ne ho discusso e ne sto discutendo – scrive la Sen. su Facebook – con le associazioni dei docenti e i sindacati. Sono pronta ad accogliere modifiche, molte delle quali assolutamente di buon senso (penso ai trentasei mesi che potrebbero trasformarsi in 3 per 180gg, ad esempio) e a parlarne con chiunque vorrà farlo con l’obiettivo di garantire la continuità didattica ai bambini, di fare in modo che in classe vadano insegnanti qualificati anche dalla loro esperienza, di riconoscere le difficoltà non solo tra regione e regione ma anche tra provincia e provincia.

Mi domando sinceramente dove siano andati a finire quelli che gridavano, speculando sulle legittime preoccupazioni degli insegnanti e adesso riducono la questione a una riga di un vago progetto per la scuola di domani. Sono quelli che dicevano che al governo avrebbero risolto il problema: non hanno presentato neppure una proposta di legge. Se non sono in grado, gli prestiamo la nostra. Abbiano il coraggio e partano da lì

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