Diplomati magistrale Liguria alle forze politiche: nostra stabilizzazione doverosa

di redazione
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inviato da Associazione Diplomati Magistrali Abilitati Liguria – A nome dell’Associazione Diplomati Magistrali Abilitati della Liguria, richiamando gli effetti della sentenza della Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato del 15 novembre 2017, pubblicata il 20 dicembre, con la quale si è negato il diritto dei diplomati magistrali ante 2001/2002 ad entrare nelle GAE per l’insegnamento nella scuola dell’infanzia e primaria, ci rivolgiamo alle forze politiche in vista della auspicata formazione del nuovo Governo, oltre che a tutti i soggetti interessati e coinvolti dalla nostra vicenda, fino alle famiglie, soggetto attivo della vita della scuola pubblica.

Come è noto, con la sentenza sopra richiamata, in Adunanza Plenaria il Consiglio di Stato ha smentito se stesso:“Il diploma ante 2001/02 non è sufficiente per la GAE”.

Ma se anche è articolata la sentenza di rifiuto di dicembre, non si capiscono undici articolate sentenze di accoglimento del passato.

I diplomati magistrali sono i protagonisti della più vergognosa pagina di storia del diritto, per cui il 5 maggio 2015 vengono ammessi, mentre dal 12 maggio in poi comincia una serie di rinvii, fino ad arrivare all’udienza plenaria, per la quale la tesi precedente non è più condivisibile, secondo gli stessi giudici. Se le sentenze di coloro che sono stati ammessi in GAE sono passate in giudicato, allora l’adunanza plenaria ha palesemente violato l’art. 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge.”

Nessuna differenza oggettiva, nessuna differenza di titoli, nessuna norma intervenuta a disciplinare in modo diverso fattispecie eguali, a prescindere dalla libertà di opinione di ogni singolo Giudice, ma solo una suddivisione numerica fra i ricorrenti.

E i provvedimenti che si stanno proponendo ancora oggi rischiano di perpetrare nuove e più gravi ingiustizie, in un vortice ormai fuori controllo.
Noi insegnanti abbiamo contribuito al regolare funzionamento della scuola italiana per molti anni ed ora veniamo messi da parte quasi con fastidio da chi proclama a gran voce che gli insegnanti devono possedere laurea e concorsi. Oltre a ricordare che molti di noi hanno in effetti una laurea, che altri hanno a volte superato concorsi, ma sono stati esclusi dalle GAE solo per cavilli burocratici, che altri ancora hanno seguito corsi di aggiornamento e specializzazione, che nel 2007 sono stati ammessi alle GAE soggetti senza titolo concorsuale, oltre a questo si deve dire che non si può calpestare la dignità e la buona fede di chi ha lavorato con scrupolo per anni, a volte lontano dai propri luoghi di origine, con sacrifici, ma con la fiducia in uno Stato che ora li butta via.

Se non avevamo titolo per questo lavoro, lo dovevamo sapere molti anni fa!
Peraltro, la pretesa definizione della problematica, che avrebbe meritato ben diversi provvedimenti legislativi già molto tempo fa, giunge appunto solo dalla giustizia amministrativa con ritardo di molti anni, stravolgendo situazioni e fattispecie diverse e consolidate. L’impatto sociale non è trascurabile, e non è meno importante delle conseguenze operative sulla scuola dell’infanzia e primaria.

Non sono stati tenuti in considerazione i periodi di insegnamento svolti dai docenti e senza i quali la scuola pubblica avrebbe sopportato pesanti conseguenze in termini di impossibilità di erogazione del servizio pubblico.

A tali docenti è dovuto il riconoscimento del servizio prestato nell’interesse della collettività, con incontestabili ed unanimemente riconosciuti risultati positivi, oltre al riconoscimento del principio di affidamento per il quale essi hanno rinunciato alla ricerca di occupazioni alternative rispetto allo svolgimento dell’attività lavorativa a favore della scuola pubblica.

Ci rivolgiamo alle forze politiche coinvolte nella formazione del nuovo governo, affinché raccolga la nostra protesta e la nostra richiesta di stabilizzazione, per i circa 45.000 diplomati magistrali che ora rischiano di essere i protagonisti del più grande licenziamento di massa della storia della Repubblica.

Vi preghiamo di accogliere la nostra protesta, pensando al nostro lavoro ed al nostro impegno, rivolto a tutti i bambini, per la loro crescita ed il loro sviluppo, di non rappresentare uno Stato burocrate ed insensibile, orientato solo ad interessi politici, a slogan e a “vincoli di bilancio”, ma di avere a cuore la crescita del nostro Paese, e di riconoscere chi, in questo Paese, ha creduto e lavorato per anni.

Siamo anche noi genitori, oltre che insegnanti, ed abbiamo bisogno di sentire forte il Vostro apprezzamento per il nostro lavoro e la Vostra vicinanza per le nostre famiglie.

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