Diplomati magistrale, laureati in SFP: sanatoria porterebbe all’assunzione di chi è stato bocciato nel 2012 e nel 2016

di redazione
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La questione dei diplomati magistrale continua a “tenere banco”, vedendo contrapposti, da una parte, gli interessati dalla sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, dall’altra, i laureati in Scienze della Formazione Primaria, relegati in seconda fascia delle graduatorie di Istituto.

Decreto per i DM

Sul fatto che a breve debba essere presentato un provvedimento ad hoc non ci sono ormai dubbi, come testimoniano le parole del titolare del Miur, Marco Bussetti:

“Gli uffici ministeriali stanno lavorando ogni giorno per individuare una soluzione che contemperi gli interessi delle parti coinvolte. Decisione che sarà adottata rapidamente anche per consentire un corretto avvio del prossimo anno scolastico“.

Il provvedimento, secondo le parole del presidente dalla VII Commissione  Istruzione al Senato, Mario Pittoni, dovrebbe essere un decreto legge. Quanto ai contenuti, nessuno  ha rivelato quali siano.

Tra le ipotesi avanzate resta in piedi quella secondo cui ai DM verrebbero confermati i posti attualmente occupati, al fine di assicurare la continuità didattica e in attesa del provvedimento (concorso riservato?) che permetterà la loro assunzione in ruolo. Naturalmente, per la conferma, avrebbero un contratto a tempo determinato.

Reazioni dei laureati in SFP

Le indiscrezioni, sopra riportate, hanno suscitato, come leggiamo sul Corriere.it, una dura reazione da parte dei laureati in SFP, che restano dell’idea per cui si accede al ruolo solo tramite concorso e non con quella che gli stessi definiscono una sanatoria.

Emma Villani, che presiede il coordinamento dei laureati in scienze della formazione primaria nuovo ordinamento, afferma che “per concedere questo privilegio anticostituzionale si stanno penalizzando per un altro anno i laureati che continuano a permanere in seconda fascia e che sono considerati in subordine persino a coloro che si sono riscoperti insegnanti grazie alla macchina dei ricorsi che è stata messa in atto dal 2014 e che il Consiglio di Stato avrebbe dovuto disinnescare“.

Il timore, espresso dai laureati in SFP, consiste nel fatto che la conferma sui posti occupati dai diplomati magistrale, nel corrente anno scolastico, faccia sì che si verifichi il “paradosso per il quale il primo dei laureati avrà minori diritti dell’ultimo dei diplomati, ossia di chi ha un semplice titolo di scuola secondaria vecchio di almeno sedici anni e neanche un briciolo di cultura pedagogica e didattica”.

Durissime le parole di Elisabetta Nigris, presidente del coordinamento dei corsi di laurea in Formazione primaria:  “Il conflitto non è tra maestri diplomati e maestri laureati ma tra chi ha partecipato a un concorso e chi il concorso non lo ha superato, tra chi vuole avere concorsi regolari perché è consapevole delle proprie capacità, e chi non li vuole perché sa di non poterli superare. Nel 2012 e 2016, gran parte dei candidati sono stati bocciati perché non sapevano scrivere in italiano. E ora cosa facciamo? Assumiamo persone che non sanno scrivere per insegnare a scrivere?”.

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