Diplomati magistrale, la testimonianza di Stefania: siamo stati presi tutti e gettati tutti

Stampa

La storia della maestra Stefania è un misto di ottimismo e di amarezza. Ha i tratti comuni della carriera di tanti insegnanti, sempre con la valigia pronta e sempre entusiasti all’idea di varcare i cancelli di una scuola, la scuola primaria, il traguardo da raggiungere prima o poi, l’ingresso da conquistare dalla porta principale, il ruolo, per poter dire ai suoi bambini: ecco, io sono la vostra maestra e questa è la mia scuola.

Il mio lavoro, la mia dignità. Poi arriva la sentenza della ormai celebre Plenaria, che spezza l’incantesimo e porta il gelo durante le meritate e rovinate vacanze di Natale.

Appena diplomata, nel 2000, Stefania Pica, abruzzese, fa la domanda di inserimento nella Terza fascia di istituto nella provincia di Trento, ma non viene chiamata per le supplenze.

Dunque, s’iscrive alla facoltà di psicologia, ”da sempre la mia passione”. Il 18 settembre del 2007 “ho accettato la mia prima supplenza fino ad avente diritto”, ci racconta, “in un paesino dell’Appenino modenese: Montefiorino”. Montefiorino, il paesino della omonima Repubblica partigiana, che durante la Resistenza si autoproclamò indipendente da giugno ad agosto 1944. “Purtroppo”, prosegue la maestra, “a dicembre, ho dovuto lasciare l’incarico perché non ero più io l’avente diritto”. Ma fu “un’esperienza entusiasmante e ricca di belle emozioni”.

Stefania torna a Chieti per terminare gli ultimi esami all’università con il desiderio di finire presto il suo percorso di studio e iniziare a lavorare nella scuola. “Terminati gli studi”, prosegue il racconto, “mi presi un anno per riflettere e capire se fosse la scelta giusta lasciare la mia famiglia e il mio mare, il mio amato Abruzzo per iniziare il percorso dell’insegnamento e delle supplenze. Voglio ricordare che a Modena si lavorava anche dalla terza fascia ma nel mio paese no. Mi sono trasferita subito dopo a Modena e convinta della mia scelta mi sono iscritta alla facoltà di scienze della formazione primaria a Reggio Emilia. All’inizio forse ero ancora allenata a fare gli esami mi sembrava un percorso fattibile, ma lavorare e studiare dopo un po’ risultò faticoso”.

A luglio 2014 riesce a laurearsi e qualche mese dopo completa gli esami per l’abilitazione al sostegno. “Ho sacrificato tanti weekend per preparare gli esami. Purtroppo, o per fortuna non lo so, a maggio 2014 il diploma di maturità magistrale è stato dichiarato abilitante. I miei anni investiti all’università da questo punto di vista sono stati inutili”. Così a novembre 2014 decide di fare il ricorso, “dopo aver visto che molte insegnati ottennero il ruolo avendo solo il diploma. Io dopo 10 anni di università ero sempre una supplente.

Sono stata chiamata in ruolo proprio l’anno scorso, a settembre 2016, dalla graduatoria del sostegno. Una gioia a metà, una felicità paradossale…ero di ruolo ma con riserva…ero di ruolo precaria…di ruolo fino alla sentenza della plenaria…di ruolo a tempo determinato”. Non potendo scegliere la scuola, Stefania è costretta ad accettare una sede per lei disagiata, a Rovereto sul Secchia: “Non avendo l’auto”, racconta, “fu un anno davvero faticoso. Sveglia alle 5,30 per prendere il treno per Carpi alle 6,30. Certo, ero consapevole del rischio, ma ho portato avanti gli impegni presi con la speranza di ottenere un po’ di serenità dopo tante fatiche. Ho superato l’anno di prova.

Purtroppo non essendoci stati dei filtri per essere inseriti nelle Gae, ora siamo tutti nella stessa situazione…presi tutti e gettati tutti. Non siamo pezzi di fabbrica ma pezzi unici e tali dovremmo essere considerati. Quanto alle prospettive, io ho fatto tutto quello che potevo fare per diventare insegnate di ruolo. L’impegno però spesso non basta. Io cerco di essere serena ma è davvero dura essere positivi. Io ci provo.

Questa è la mia esperienza, e forse simile a quella di tanti altri. Spero possa essere uno spunto di riflessione per qualcuno”.

Stampa

Concorso STEM Orale e TFA Sostegno? Preparati con CFIScuola