Diplomati magistrale, la sola via giudiziaria non basterà

di Avv. Marco Barone
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Carbone, carbone amaro, duro e nerissimo è quello che è arrivato in queste vacanze natalizie per migliaia di docenti italiani. Peggior tempismo forse non vi poteva essere. 

Come è noto, giusto per fare un succinto ripasso, si è svolta una battaglia nelle sedi giudiziarie incredibile. Dove giudici del lavoro e amministrativi “giocavano” a ping pong praticamente sulla questione della giurisdizione, ora del Tar ora del Giudice del lavoro, ora di entrambi. Ed intanto nessuno, salvo per una casistica molto risicata, decideva pienamente. Si è preso tempo, perché qualcosa bolliva nell’aria. Quanto accaduto con il parere del Consiglio di Stato del 2012 e con la nota sentenza del 2015, doveva essere fermato quanto prima. Il Consiglio di Stato con parere n. 4929/2012, ha riconosciuto il valore abilitante dei diplomi di scuola magistrale e di maturità magistrale, conseguiti entro l’a.s. 2001/2002, “prima dell’istituzione della laurea in Scienze della Formazione, il titolo di studio attribuito dagli istituti magistrali al termine dei corsi triennali e quinquennali sperimentali di scuola magistrale e dei corsi quadriennali e quinquennali sperimentali di istituto magistrale (per la scuola d’infanzia), o al termine dei corsi quadriennali e quinquennali sperimentali dell’istituto magistrale (per la scuola primaria), dovevano considerarsi abilitanti secondo l’art. 53 R.D. 6 maggio 1923, n. 1054, in combinato disposto con l’art. 197 D.L. 16.04.1994 n. 297” (Consiglio di Stato, parere n. 4629/2012).Atto poi accolto dal D.P.R. del 25 Marzo 2014.  Poi vi è stata la nota sentenza del Consiglio di Stato del 2015 la numero 1973: “Ora, non sembra, altresì, esservi dubbio che i diplomati magistrali con il titolo conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002, al momento della trasformazione delle graduatorie da permanenti ad esaurimento (finanziaria 2007), fossero già in possesso del titolo abilitante.”

Dicembre 2017, accade ciò che era effettivamente nell’aria. I Giudici accolgono la tesi da sempre sostenuta dallo Stato “ manca una norma che riconosca il diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002 come titolo legittimante l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento.” Evidenziando che tale diploma “ se conseguito entro l’a.s. 2001/2002, rimane titolo di studio idoneo a consentire la partecipazione alle sessioni di abilitazione all’insegnamento o ai concorsi per titoli ed esame a posti di insegnamento, ma di per sé non consente l’immediato accesso ai ruoli. Il valore legale conservato in via permanente, quindi, si esaurisce nella possibilità di partecipare alle sessioni di abilitazioni o ai concorsi, dovendo leggersi la l’espressione “conservano in via permanente l’attuale valore legale e consentono di partecipare […]” in senso necessariamente complementare e coordinato, nel senso, appunto, che si tratti di un’endiadi.”

Ribaltato  l’orientamento precedente, aprendo scenari negativi che si vedranno  soprattutto, per evitare la paralisi della scuola, a partire dalla fine di questo anno scolastico, salvo qualche sanatoria elettorale.  In un colpo solo i Giudici hanno dato un cazzotto pesante a quell’ondata di ricorsi di massa e collettivi nella scuola, non è la prima volta che ciò accade. Non è la prima volta che si cambia orientamento a danno dei lavoratori. Ma è la prima volta che accade in questo modo e in questa misura nella scuola.  Settore, come denunciato più volte, ove  esiste il contenzioso più grande, e questo contenzioso se esiste ha come unico responsabile il sistema, un sistema che ha visto incompetenti legiferare, un sistema che ha visto un caos normativo pazzesco nel settore della scuola, un sistema che ha denigrato la dignità dei lavoratori della scuola che andrebbero trattati con assoluto rispetto visto il ruolo che svolgono o dovrebbero svolgere, invece, niente di tutto ciò si verifica.

Se i lavoratori hanno scelto di ricorrere non è per scelta, ma per necessità, una necessità determinata dal sistema. E’ evidente che la sola via giudiziaria non può da sola bastare e non basterà, nessuna via deve essere esclusiva ma sono necessarie strade complementari. Il risultato di questa situazione è che hai docenti contro docenti, invece di essere tutti uniti per una sola causa, contrastare un sistema becero che ora si permette di dare anche lezioni morali quando è solo per colpa di questo sistema diabolico che migliaia di lavoratori, lavoratrici, perchè nella scuola sono quasi tutte donne ed esiste una mera condizione di lavoro femminile non riconosciuta a dovere, si vedono costretti a vivere la strada di una precarietà esistenziale e lavorativa che in Europa non conosce eguali. E questa è una vergogna tutta italiana.

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