Diplomati magistrale in GaE. La Buona Scuola non la fa il titolo di studio superiore, ma fattori come comprensione e comunicazione. Lettera

di redazione
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Lucia Lepre – Mi preme specificare che il nostro diritto acquisito all’insegnamento, cioè al lavoro ci è stato negato per quasi un ventennio e solo recentemente, con fatica e impegni economici, sembra esserci riconosciuto.

Riguardo alla preparazione è bene ricordare a coloro che trattano con superficialità questo aspetto, che all’epoca veniva svolto un anno di tirocinio, Per quanto mi riguarda, ho conseguito altri titoli di studio come il diploma linguistico, di Assistente per Comunità infantili, ed altro.

A causa dei diritti negati ho dovuto accontetarmi di un posto di collaboratore scolastico, e questa esperienza mi ha permesso di vedere, anche se da un punto di vista diverso, quanta impreparazione e quanta inadeguatezza esiste, in alcuni casi, nel mondo scolastico.

Questo a  prescindere dalla  laurea  spesso ostentata, ma che non sottende ad una  predisposizione verso il  delicato compito dell’insegnamento.

E’ soprattutto nella scuola dell’infanzia, che possono crearsi i disagi maggiori  le cronache e l’esperienze dirette ce lo dimostrano e ci rendono evidente che il titolo di studio andrebbe integrato con un’esame attento sulle attitudini che riguardano i singoli soggetti, sulle  loro condizioni psicologiche.

Credo che il raggiungimento dell’obiettivo di una scuola formativa prescinda dall titolo di studio inferiore o superiore, ma includa un insieme di fattori e capacità, non ultime quelle della  comprensione e della comunicazione.

Diplomati magistrale: amore per la professione ma necessario il concorso/corso di formazione. I vostri commenti

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