Diplomati magistrale e abilitati in GaE. Avv. Miceli: “è emergenza sociale”. Dal parere dell’Avvocatura alla scadenza dei contratti il 30 giugno, l’intervista

di redazione
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A colloquio con l’Avv. Walter Miceli dell’Ufficio Legale dell’Anief per analizzare l’evolversi della situazione giudiziaria per i diplomati magistrale interessati dalla sentenza del Consiglio di Stato del 21 dicembre 2017, che ha negato l’inserimento nelle Graduatorie ad esaurimento, da cui annualmente si attinge per il 50% delle immissioni in ruolo.

Vicenda che interessa anche docenti già assunti in questi anni a tempo indeterminato, nonché migliaia di supplenti che attualmente lavorano con contratto di supplenza.

Avv. Miceli, la vicenda giudiziaria dei diplomati magistrale con titolo conseguito entro l’a.s. 2001/2, che hanno richiesto l’inserimento in Graduatoria ad esaurimento, sembra aver subito uno stallo in quanto non è ancora pervenuto il tanto atteso parere dell’Avvocatura dello Stato sulla sentenza della Plenaria del 21 dicembre 2017.

È vero, l’avvocatura dello Stato non ha ancora reso il parere. Secondo me, ciò significa che le domande poste dal MIUR non hanno risposte del tutto ovvie. L’avvocatura dello Stato, infatti, dovrà esprimersi su una vicenda senza altri precedenti nell’intera storia giudiziaria italiana: una sentenza dell’Adunanza Plenaria intervenuta non già per risolvere un contrasto giurisprudenziale, ma per sovvertire un orientamento granitico del Consiglio di Stato che aveva prodotto ben otto sentenze passate in giudicato (cioè irrevocabili) in favore di 2500 ricorrenti, 55.000 inserimenti cautelari nelle GAE e 6.000 assunzioni a tempo indeterminato con riserva.

Il vostro studio legale quali iniziative sta mettendo in atto a tutela dei ricorrenti?

L’Ufficio legale dell’Anief ritiene che la vicenda giudiziaria dei diplomati magistrale rappresenti una ferita inferta al cuore dei più elementari principi di civiltà giuridica. Non si può tollerare, per citare un caso realmente accaduto, che due gemelle, confluite in due ricorsi paralleli, vadano incontro a un destino giudiziario così diverso: l’una immessa in ruolo con sentenza definitiva, l’altra assunta a tempo indeterminato con clausola rescissoria sol perché la sua udienza è stata rinviata di qualche mese a causa dell’impedimento del giudice relatore.

L’Ufficio legale dell’Anief, dunque, ha deciso di contestare la decisione della Plenaria con ogni mezzo, sia in Europa che in Italia.

In Europa, con il coordinamento degli avvocati Sergio Galleano e Vincenzo De Michele, ossia dei nostri legali specialisti in diritto comunitario, abbiamo già depositato un Reclamo collettivo al Consiglio d’Europa ai sensi dell’articolo 1, lettera c), del Regolamento addizionale alla Carta Sociale Europea e stiamo per presentare un ricorso pilota alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Ci conforta, in tal senso, una recente pronuncia della Corte EDU che, con sentenza 5 ottobre 2017 Mazzeo c. Italia, ha rammentato come “un sistema giudiziario caratterizzato dalla possibilità di rimettere continuamente in causa e di annullare ripetutamente delle sentenze definitive viola l’articolo 6 § 1 della Convenzione”.

Ma ci stiamo muovendo anche in Italia e tra pochi giorni sarà notificato un ricorso per Cassazione avverso la decisione della Plenaria per eccesso di potere giurisdizionale ai sensi dell’art. 362 c.p.c. e dell’art. 111, comma 8, della Costituzione. Un ricorso, mi piace sottolinearlo, alla cui stesura hanno contribuito ben 13 avvocati cassazionisti.

Infine, abbiamo trasmesso all’avvocatura dello Stato un parere pro veritate, a firma del dott. Michele De Luca, presidente emerito della Corte di Cassazione. Il parere riguarda la peculiare condizione degli insegnanti che, dopo l’assunzione a tempo indeterminato con riserva, hanno superato il periodo di prova.

Lei parla di “problematica sociale” a proposito dei 55.000 insegnanti protagonisti di questa vicenda. Può spiegarci meglio?

Esiste un’autentica emergenza sociale che riguarda non solo i 55.000 diplomati magistrale, ma tutti gli insegnanti abilitati esclusi dal piano di stabilizzazione varato con la legge 107.

Com’è noto, infatti, l’assurda decisione del legislatore di realizzare il piano straordinario di immissione in ruolo attingendo unicamente dalle graduatorie ad esaurimento ha avuto come conseguenza l’esclusione dalla stabilizzazione di tutti i docenti abilitati ma non inseriti nelle suddette GaE. Ora, è del tutto evidente che non è possibile discriminare, ai fini dell’applicazione delle tutele antiabusive e, quindi, anche in relazione agli strumenti riparatori (come il piano straordinario di immissione in ruolo), tra docenti inseriti nelle GAE e docenti inseriti nelle graduatorie d’Istituto, ma pur sempre abilitati e spesso con molti anni di servizio alle spalle.

Proprio per questo abbiamo presentato un’istanza di remissione alla Corte di Giustizia Europea per denunciare la perdurante violazione, da parte dello Stato italiano, della clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla direttiva del Consiglio dell’Unione europea 28 giugno 1999/70/CE.

Il 30 giugno – data di scadenza delle supplenze – è ormai prossimo. Quali potrebbero essere gli scenari che si aprono per questi insegnanti?

La vicenda del precariato scolastico italiano è a un bivio: da una parte c’è la drammatica strada che porta al licenziamento di massa di migliaia di insegnanti e all’impossibilità di reiterare le assunzioni a termine a causa del famigerato divieto di prorogare le supplenze per oltre 36 mesi. Una prospettiva inaccettabile: oltre 100.000 insegnanti non subirebbero inermi questa carneficina sociale e si rivolgerebbero alla magistratura per ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa della pervicace violazione del diritto comunitario da parte dello Stato italiano.

Dall’altra parte, però, c’è la strada della saggezza. La Politica, se vuole, può adottare soluzioni semplici in grado di riportare Giustizia e Pace nel mondo della scuola. Si tratterebbe soltanto di varare un provvedimento normativo urgente, così come è già avvenuto nel 2008 e nel 2012, per la riapertura straordinaria delle graduatorie ad esaurimento in favore di tutti gli insegnanti abilitati e per la trasformazione dei posti istituiti in organico di fatto in posti vacanti nell’organico di diritto. Questa saggia decisone, per un verso, consentirebbe di assumere tutti i precari storici in un arco ragionevole di tempo; ma, per altro verso, consentirebbe anche di liberare posti utili sia per l’immissione in ruolo dei vincitori del concorso del 2016 sia per far tornare a casa i docenti gettati nella disperazione dall’algoritmo impazzito.

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