Diplomati magistrale, docente tutor di una collega neoassunta si dimette per protesta: nè per re nè per regina

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Se non vado bene per il re non vado bene neppure per la regina, si diceva una volta. Fuor di metafora, se una scuola affida una classe a una maestra diplomata magistrale di ruolo vuol dire che si fida della sua professionalità.

Se poi si spinge al punto di incaricare la stessa maestra di affiancare una sua collega appena assunta in ruolo come sua tutor nell’anno di prova, vuol dire che quella fiducia è ancora più stringente. E se all’improvviso una sentenza del Consiglio di Stato intervenisse all’improvviso spodestando quella stessa docente dal proprio ruolo o almeno mettendo in crisi la legittimità del suo posto di lavoro a tempo indeterminato che cosa succederebbe?

Quali contraddizioni verrebbero allo scoperto? E’ questo il quesito indotto da alcune segnalazioni che ci stanno arrivando proprio in queste ore. Vediamo. Sta destando scalpore negli ambienti scolastici, veniamo ai fatti, la decisione di alcuni insegnanti di dimettersi formalmente dagli incarichi accessori come forma di protesta contro il Miur. L’intenzione è anche quella di mettere in evidenza il contrasto tra la decisione giudiziale, peraltro sostenuta dall’amministrazione nell’ambito del processo, di considerare i diplomati magistrale ante 2001 non in grado di assumere la titolarità di una cattedra e la richiesta loro rivolta di assumere incarichi di responsabilità quale quello di fare da tutor a colleghi neoimmessi in ruolo.

E’ proprio questo il caso di una docente, Federica Pusateri, maestra a tempo interminato (con riserva) presso il plesso Mosé Bianchi dell’Istituto Comprensivo Rita Levi Montalcini di Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano. La maestra Pusateri era stata nominata tutor di una sua collega neoassunta e impegnata nella formazione dell’anno di prova. Un incarico delicato e di responsabilità che Federica stava conducendo con serenità e con l’impegno dovuto quando le è arrivata addosso la tegola della ormai famosa sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato. Il colpo è stato talmente forte che dalla prostrazione – che ha visto accomunata la maestra Federica a varie migliaia di colleghe e colleghi – la maestra è passata a una battaglia fatta di azioni concrete. Così ha preso carta e penna e proprio ieri ha esplicitato formalmente le proprie dimissioni dall’incarico di tutor della propria collega neoimmessa, rendendo pubblico l’atto.

“A causa della sentenza dell’Adunanza plenaria – scrive la maestra in una lettera – migliaia di insegnanti con il diploma magistrale a tempo indeterminato e inseriti nelle graduatorie a esaurimento rischiano di essere licenziati e estromessi, per effetto della legge 107 comma 131, dal mondo della scuola”. Durante il nostro percorso professionale, insiste la maestra “abbiamo contribuito al buon funzionamento della scuola mostrando sempre dedizione nei confronti dei nostri alunni, delle loro famiglie, specie se svantaggiate, sostenendo le scelte educative e culturali degli istituti dove continuiamo a lavorare. Abbiamo messo a disposizione della scuola la nostra professionalità, acquisita durante gli anni di servizio e formazione, assumendo diversi e numerosi incarichi di responsabilità, necessari per il regolare svolgimento delle attività didattiche!. Abbiamo creduto, continua la lettera, “e ci siamo impegnati a sviluppare l’identità culturale e progettuale delle nostre scuole contribuendo a rendere concreta e di qualità l’offerta formativa di ogni istituto scolastico. Abbiamo assunto il ruolo di funzioni strumentali, presidenti di interclasse, membri di commissioni e responsabili di laboratorio, accompagnato i nostri alunni in numerose uscite didattiche. Lo abbiamo fatto per la profonda passione che nutriamo, per il ruolo che ricopriamo e non per un riconoscimento economico che non corrisponde minimamente all’impegno che ci viene richiesto. Seppur con profonda desolazione, non possiamo mantenere gli incarichi accordatoci dal dirigente scolastico e dalla comunità docente”.

Ed ecco la motivazione più stringente della lettera e la conseguente decisione. “Se per i tribunali nostro titolo non è valido per la stabilizzazione – vi si legge – non può essere valida neanche per l’assunzione di cariche di responsabilità funzionali al corretto andamento della scuola. Nella speranza che vengano comprese e sostenute e le motivazioni, che con dolore ci hanno costretti a intraprendere tale scelta, comunichiamo le nostre dimissioni da tutte le cariche accessorie”.

Nel caso della docente in questione, si tratta come detto delle dimissioni da tutor della docente neo immessa in ruolo. Che lascia aperta uno spiraglio di disponibilità: “Sono disponibile – precisa e conclude – a riassumere l’incarico solo in caso di mutamento delle attuali condizioni di precarietà in cui mi trovo”. Si attende ora la decisione del dirigente. Nel frattempo sono arrivati sui social e da ogni parte d’Italia attestati di stima alla maestra, in primis dal Coordinamento Lavoratori della Scuola 3 ottobre Cps Milano- ”I docenti magistrali – osserva Olga Romano, amministratore del gruppo su Facebook, stanno continuando a dimettersi dagli incarichi accessori: queste sono le dimissioni di una maestra che aveva l’incarico di fare da tutor ad una docente neoimmessa. Non ha diritto ad insegnare ma può guidare un’altra docente nel suo anno di prova?”

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