Diplomati magistrale, chiedono inserimento in GaE perché è un loro diritto. Ecco perché. Lettera

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A volte ritornano. Dovrebbe essere questa la premessa alle lettere con cui, di tanto in tanto, politici o docenti, che ignorano come siano andate realmente le cose, ritornano a proferire parola sulla questione dei diplomati magistrale che, giustamente, ora pretendono l’inserimento nelle GAE e l’accesso ai ruoli.

Probabilmente, ogni tanto, è necessario che qualcuno ricordi loro l’esatta dinamica dei fatti, oltre che, ovviamente, le norme di riferimento.

Facciamo un passo indietro: dopo 14 anni di “eccesso di potere” (come da Parere del Consiglio di Stato), finalmente nel 2014 il MIUR è stato costretto ad ammettere che i diplomati magistrale, in possesso di un titolo da sempre definito abilitante all’insegnamento ex-lege, erano… abilitati (la scoperta dell’acqua calda) e che, quindi, la collocazione nelle graduatorie di istituto di terza fascia (riservate ai docenti non abilitati) era illegale. L’atto successivo (ormai dovuto) è stata la collocazione nella seconda fascia (personale abilitato ma non iscritto in GAE).

Anche in quel caso polveroni. “Cosa vogliono questi ?”, “ci rubano il posto”… e via così… Ok, soprassediamo. Qualcuno fa ancora fatica a capire che se un diritto viene calpestato per anni (e non per colpa di chi lo detiene, ma per chi gestisce le procedure) è sacrosanto almeno il ripristino della legalità.

Vediamo però perché questi docenti non sono inseriti in GAE. Semplicemente perché, quando era possibile l’inserimento (ovvero fino alla fine del 2007), il MIUR ha illegalmente confinato questi docenti nelle graduatorie sbagliate, considerandoli, a torto e contro legge, non abilitati.

Tuttavia è palese che se tale “eccesso di potere” non vi fosse stato, questi docenti, al pari di qualunque altro docente a suo tempo considerato abilitato (quali erano) avrebbero avuto accesso diretto alle GAE, senza necessità di alcun “concorso”, come avvenuto (prima della chiusura delle GAE) per i laureati SFP e i docenti con abilitazione estera tra i quali un buon numero di diplomati magistrale rumeni a cui il MIUR aveva riconosciuto senza alcuna difficoltà (come è giusto che sia) l’abilitazione in base alle norme europee. Quindi, se tutto fosse andato secondo legge, oggi non saremmo qui a discutere se i diplomati magistrale abbiano o meno diritto di accedere alle GAE, sarebbero, semplicemente, in GAE (e senza dover pagare corsi riabilitanti, come quello del 2005).

Quindi, gentili docenti e deputati, se oggi i diplomati magistrale esigono quanto loro dovuto a suo tempo, ciò è semplicemente dovuto all’azione di chi, a suo tempo, ha negato ciò che era palesemente scritto nero su bianco sulle Fonti primarie: “il diploma abilita in modo permanente all’insegnamento”.

Del resto, la stessa Commissione Europea (oltre al Consiglio di Stato) ha chiarito che il titolo, essendo stato conseguito prima dell’introduzione del corso di laurea in SFP, è assimilato a quest’ultima dal punto di vista professionale.

Spero che questa breve lezione di storia della scuola italiana aiuti chi ancora fa fatica a comprendere.

Fabio Albanese

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